Il 9 giugno e venuto a mancare a Roma padre Flaminio Rocchi dell'ordine dei Francescani Si è spento faro degli esuli – foto

Didascalia: Padre Rocchi alla Risiera di San Sabba a Trieste Un faro, lo è stato per tanti anni, per il popolo dell'esodo in Italia e in tutto il mondo. Padre Flaminio Rocchi, quasi novantenne, si è spento a Roma il 9 giugno scorso. Solo un anno fa, al raduno dei lussignani a Peschiera, aveva tuonato, con la forza che lo contraddistingueva, contro un Governo che non riusciva a superare i ritardi in materia di restituzione dei beni abbandonati e dei relativi indennizzi. Le leggi che hanno segnato cinquant' anni di storia dell' esodo sono opera di Padre Flaminio Rocchi che ha sempre agito ai massimi livelli per far riconoscere - attraverso norme, regolamenti, decreti -alla sua gente, il diritto alla casa, al lavoro, ad una dignità che colmasse il triste destino di aver dovuto abbandonare i luoghi e gli averi, la terra e gli affetti. Padre Flaminio Rocchi, dell'Ordine dei Francescani, era nato a Neresine, località dell'isola di Lussino. Aveva completato gli studi sacerdotali con quelli di storia e sociologia presso l'Università di Lovanio in Belgio e con quelli di filosofia e lettere presso l'Università di Bologna. Era stata l'amministrazione fascista a cambiare il suo cognome originate che era Soccolich. Durante la seconda guerra mondiale era stato cappellano militare nell'esercito italiano, ufficiale di un "commando" a m e r i c a n o nell'isola della Gorgona e infine cappellano dei lavoratori sloveni in Corsica. Ha diretto per una vita l'ufficio assistenza dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalma zia. Era presidente del Comitato di Cultura dell'Associazione per lo Studio del Problema mondiale dei Rifugiati con sede nel Liechtenstein, organo consultivo dell'ONU e del Consiglio d'Europa. "E' stato per noi una guida pastorale — sottolinea Lucio Toth, Presidente dell'ANVGD nazionale — sia pratica che ideale avendo investito la sua vocazione per dedicarsi completamente al terra dei profughi. Ma era anche un uomo di grande vivacità intellettuale ed umana, un punto di riferimento preciso e sempre presente per tutte le nostre associazioni e per la gente. Un'opera che egli ha anche pagato perchè la sua dedizione none sempre stata considerata favorevolmente ed ha sofferto osservazioni da parte dei suoi superiori. Un giorno gli ho raccontato che da piccolo, a Zara, guardavo affascinato in Seminario gli angeli esibirsi in una danza di ombre cinesi. E lui divertito mi rispose: "ero mi che li metevo", ma era solo una battuta perchè al Seminario di Zara lui non c'era stato. Per6, questo suo scherzo, me l'ha fatto sentire vicino, parte della mia storia e cosi e stato per tutti coloro che l'hanno conosciuto". Era membro della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria. Ha fatto parte della Commissione "Iustitia e Pax". Numerosi gli studi da lui pubblicati, oltre a volumi sulla storia delle terre dell'Adriatico orientale e di materia giuridica riguardante il problema dei diritti dei profughi. Per venti anni ha tenuto una conversazione alla radio di Trieste. "L'avremmo voluto al nostro fianco — afferma Guido Brazzoduro, Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli —durante la prima Giornata della Memoria, ma la malattia, non gli aveva permesso di muoversi. Ci aveva seguiti col pensiero, felice di questo risultato. Anche se lo sapevamo sofferente, e comunque un momento di grande tristezza che ci pervade alla notizia della sua dipartita, di rammarico e rimpianto per tutto quello che lui ha rappresentato. Possiamo dire in grande serenità che Padre Flaminio Rocchi e stato per noi un simbolo e una bandiera". Nel 1990 ha creato a Roma, dove risiedeva, la Fondazione Giuliana, Fiumana e Dalmata: un centro di cultura con una biblioteca specializzata, un circolo d'incontro, una Venezia Giulia che amava definire "in miniatura per ricordare quella perduta". Giunta la notizia della sua scomparsa, hanno voluto stringersi attorno alla famiglia, con messaggi di condoglianze e testimonianze d'ammirazione, di stima, d'affetto, gli esuli da tutta Italia. La redazione de L 'Arena di Pola si associa al lutto per la perdita di un faro" del mondo degli esuli.

Dal numero 3234

del 30/06/2003

pagina 1