OSTEGGIATA DAI TEDESCHI Decima Mas in Istria - Fulvio Farba

Aprile 1945: inizia il massacro dopo gli accordi non mantenuti - Fulvio Farba - foto Didascalia: La fine del Rex di cui si fa cenno nell'articolo segue da pag.4-5 La Compagnia Santo ricevette in consegna dal Comando Germanico la citta, con compiti di mantenimento ordine pubblico; con i marò rimasti pure un gruppo di una dozzina di militi, al comando del capitano Bacchetta. Un accordo venne stipulato fra TV Marchini ed i partigiani slavi; Marchini si era recato al loro Comando. in quel di Giadreschi, ed aveva concordato la consegna della cttà senza combattimenti. dietro garanzia di lasciapassare per i mare e gli altri soldati italiani, che sarebbero potuti tornare. disarmati ma incolumi, alle loro case. Naturalmente, non fu così che andarono le cose; deposte le ami, i marò furono catturati e portati via. La maggioranza di essi scomparve; pochi finirono in campo di concentramento, dei quali pochissimi tornarono in Italia dopo la prigionia. I deportati vennero imbarcati su pescherecci o motovelieri e portati in giro per le isole, dove vennero esibiti come trofei a dimostrazione dell'eroismo dei partigiani; ad ogni costa, due o tre di essi venivano fucilati. e le soste furono tante! Anche quello che veniva definito «esercito regolare. jugoslavo era composto da un insieme di individui politicizzati in senso comunista, che se ne infischiavano delle leggi internazionali; una cernita veniva effettuata fra i prigionieri italiani, separando i giuliano-dalmati dai «regnicoli.. I primi vennero subito eliminati, e le foibe ripresero la loro funzione di fosse comuni; i secondi invece furono avviati ai campi di concentramento. dove una fine di stenti e di fame li attendeva. Vari uomini della Decima, specie della base Est, nonostante fossero finirono nelle foibe; altri marinai vennero uccisi a colpi di bombe a mano nella bellissima pineta di Medolino. A Curzola si verifico un vero massacro. La fine delle peregrinazioni fu rappresentata dall'arrivo dei prigionieri al campo di Tivat. vicino a Ragusa. Non erano solamente marò della Decima. fra loro c'erano anche soldati italiani di altre armi. II Comandante Baccarini. arrestato il 3 maggio 1945. Fu sottoposto a torture e vessazioni di ogni genere; riuscì ad evadere dal campo di concentramento. ma non essendo in grado di parlare lo slavo. venne ripreso dopo alcuni giorni di libertà; fu bastonato a sangue e rinchiuso in una cisterna. ove rimase per settimane, con le mani legate dal file di ferro. Venne liberato e consegnato, con altri prigionieri, alla Casa Rossa di Gorizia il 10 novembre 1949, quasi impazzito e completamente privo di denti. Ero là, assieme al dott. Walter Dreossi, ma non potemmo avvicinarlo; fu subito separato dagli altri prigionieri e trasportato in macchina ad Udine da due ufficiali dell'allora S.I.M. Di lui non si sa altro se non che morì, senza essersi mai ripreso, a Firenze, il 7 ottobre 1966. La sorte dei C.B. dislocati a Pola. superstiti degli attacchi aerei incessanti di cui si e già parlato. fu la seguente: il C.B. 17 venne affondato il 3 aprile 1945 da aerei alleati mentre rientrava da una missione; il C.B. 18 fu affondato da motosiluranti alleate al largo di Pescara il 3 aprile 1945; il C.B. 19 venne sabotato dall'equipaggio il 3 maggio 1945 a Pola, fu successivamente recuperato e ripristinato dagli Jugoslavi; il C.B. 20 venne autoaffondato anch'esso il 3 maggio 1945 a Pola dal suo equipaggio, e fu successivamente recuperato e ripristinato dagli Jugoslavi; il C.B. 21 affonde a Pola mentre si apprestava a lasciare il porto, diretto ad Ancona, a seguito di speronamento involontario da pane di motozattera tedesca.Il C.M. lascia Pola e raggiunse Venezia il 24 aprile 1945, successivamente si portò ad Ancona e nel maggio venne consegnato dal suo equipaggio alla R. Marina italiana. II 25 aprile 1945 sbarcarono a Laurana, sotto la protezione di attacchi aerei ed artiglieria navale alleata, reparti di commandos jugoslavi. mentre Fiume era già accerchiata. II distaccamento della Decima, composto da giovanissimi diciottenni, unitamente a pochi militari germanici e ad uomini della M.D.T. oppose una accanita resistenza; poi, sopraffatti dal numero, i centoventi ragazzi ripiegarono combattendo verso Mattuglie, e cola resistettero nei giorni 25 e 26; novanta marò rimasero sul terreno, ma l'attacco fu fermato, almeno temporaneamente, anche per il sopraggiungere di rinforzi. I superstiti si unirono alla compagnia D'Annunzio. Allorché il comandante germanico decise la resa di Fiume, una parte dei mare superstiti si unf ad una colonna germanica che, tentando di sfondare l'accerchiamento, punte su Trieste. I rimasti a Fiume vennero fatti prigionieri, ed uniti ai prigionieri provenienti da Pola e destinati al campo di concentramento. La colonna diretta a Trieste venne ripetutamente attaccata lungo la Statale Fiume-Trieste e in duri combattimenti difensivi cibo che restava della compagnia D'Annunzio, una cinquantina di mare, con il loro comandante STV Vigiak, resistette sino all'ultima cartuccia, affrontando l'avversario anche con il pugnale. Patti prigionieri da partigiani italiani del battaglione Pino Budicin, i trenta superstiti scomparvero nel nulla. A Cherso, dal gennaio 1945, si trovava la compagnia Bardelli, ex Adriatica, al comando del TV Gianelli; il 19 aprile 1945 gli Slavi sbarcarono, e vennero affrontati dai mare. dagli uomini del distaccamento M.D.T. composto quasi interamente da abitanti dell'isola e dai pochi Germanici sul posto. Gli Italiani cessarono di combattere allorché i Germanici. alle ore 14 del 20, si arresero in base agli ordini ricevuti; gran parte di coloro che non caddero combattendo vennero massacrati sul posto, dove un'allucinante marcia avanti ed indietro da un capo all'altro dell'isola; alcuni superstiti vennero inviati ai campi di Prestrane e Borovnica. Da Portorose la Scuola Sommozzatori, con il suo comandante C.V. Leone Rocca, riuscì ad imbarcare i suoi uomini su alcune motozattere, che raggiunsero Venezia, unendosi a quei reparti della Decima che già si trovavano concentrati a Sant'Elena e ne condivisero la sorte. A Trieste il Battaglione San Giusto fu sciolto i130 aprile, ed i suoi uomini messi in libertà; una parte di essi si diresse, via terra, verso Venezia, altri raggiunsero le case in città, altri con abiti civili e fascia tricolore si misero a disposizione del C.L.N. per compiti di ordine pubblico. Vennero poi disarmati dai partigiani jugoslavi. c finirono in prigionia. La motosilurante MS 75 si recò a Venezia, ed attese l'arrivo di ufficiali della R. Marina. ai quali il STV Santagata consegne l'unità in perfetta efficienza, e l'equipaggio venne messo in libertà. La motosilurante. per ironia della sorte, venne consegnata all'U.R.S.S. in conto riparazioni, come sancito dal Diktat di Pace. Le motovedette vennero abbandonate e prese in consegna da agenti della Capitaneria di Porto di Venezia, mentre alcuni dragamine ausiliari, pescherecci requisiti, vennero abbandonati e la loro fine e sconosciuta. I marò dei C.B., rimasti a Pola, con il loro comandante TV Federico De Siervo, gli uomini della Base Est di Brioni al comando del STV Mario Cavallo, quelli della Compagnia Sauro al comando del C.C. Stefano Baccarini sono scomparsi. scomparsi nel nulla, salvo pochi fortunati rientrati dalla prigionia; come sono scomparsi nel nulla gli uomini del Reparto Dragaggio di quella che veniva chiamata la Marina Nera, degli artiglieri di Marina delle batterie costiere, dell'Ospedale della Marina con il Tenente Colonnello Medico Isidoro Doria ed i Capitani Medici Maffei ed Intrito, gli uomini del Comando Marina agli ordini del CF Marchini; ad essi vanno aggiunti, e penso sia doveroso ricordarli, i Militi del 2o Reggimento M.D.T. con i I loro capitano Bacchetta. il battaglione Genio Artieri del maggiore Giovanni Covatta, gli uomini dell'artiglieria contraerea. In chiusura è opportuno per coloro che, troppo giovani, non hanno vissuto e non conoscono questi avvenimenti, e di quelli che, meno giovani, hanno dimenticato, trascrivere dal libro di Bonvicini quanto egli scrisse a proposito della presenza della Decima nella Venezia Giulia «punto delta massima frizione nel rapporti fra la Decima ed i tedeschi in Venezia Giulia, dove la politica antitaliana del Supremo Commissario Rainer perseguiva il fine di una autentica snazionalizzazione.. Questo non va dimenticato. Ma gli ostacoli frapposti all'invio di forze italiane, che erano «alleate» e non dipendenti dal Comando Germanico, e quindi nella Venezia Giulia da Rainer. e che godevano dell'appoggio di Wolff. il Comandante Supremo delle SS in Italia, furono tanti, ed i pretesti vari. Necessità militari indussero Rainer a piegare la testa, e la Decima si stabilì a Gorizia, affrontando il suo Calvario a Tamova, ma il rancoroso austriacante, passato il pericolo immediato e rinforzate con cetnici, domobrani, cosacchi e volontari spagnoli superstiti della Divisione Azzurra le form ai suoi ordini, brigò e fece tanto da indurre il Comando della Wehrmacht a richiedere l'invio di reparti della Decima sul fronte del Senio. E fu giocoforza lasciare la Venezia Giulia. Continua Bonvicini: «Fu quasi un miracolo che la Decima potesse mantenere in Istria le scarse forze che vi aveva portato, aggiungendo ancora in gennaio la compagnia Adriatica, ribattezzata poi col nome di Bardelli. Erano forze minime. impegnate in estenuanti compiti difensivi, che escludevano qualsiasi progetto ad ampio raggio.. Erano forze minime, ma fecero il loro dovere; morirono quasi tutu, pochissimi tornarono alle loro case. Secondo una statistica, preparata dalla Direzione Caduti in Guerra. riportata da Nino Arena nel suo «Soli contro tutti fra i Caduti italiani nella Venezia Giulia risultano esserci trecentodiciotto marò della Decima e quarantacinque i marinai imbarcati e dei servizi. Ma in codeste cifre sono compresi anche tutti i deportati, di cui nulla più si seppe. Ne dubito! Fulvio Farba Per approfondire consiglio, Nesi. Decima Flottiglia Nostra;Bonvicini, Decima Marinai! Decima Comandante!: De Micheli, L'onore delle armi alla Decima Mas; Arena, Bandiera di Combattimento: Arena, Soli contro tutti: Borlandi, Boia chi molla!

Dal numero 2879

del 15/04/1995

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