Oltre l' Istria in bicicletta Al Timavo e a Redipuglia - Pompeo Vitturi - foto

foto Decima escursione 9 giugno 1935: Trieste-Redipuglia e ritorno = km 34,5+30,5. Attraverso senza incidenti la città semideserta (si inaugura il monumento a Sauro oggi a Capodistria) e imbocco la bella strada che porta a Barcola. Si vola per quella decina di chilometri pianeggianti, ma presto la strada sale. Tuttavia procedo velocemente, sì che arrivo a Monfalcone (km 28,5) in un'ora esatta: non è una bazzecola se si pensa che ne ho fatti 130 l'altroieri e sulla durissima Pola-Trieste. Molte automobili e lunghe file di motociclette, è il raduno del M.C.I. Sono a 60 metri sul mare e gusto con avidità il meraviglioso paesaggio della costa con il celebre castello turrito di Miramare. Ora scendo in larghe curve, ove uno scontro è impossibile ed arrivo laddove il Timavo sgorga dalle viscere della terra per dirigersi tranquillamente verso il mare. La zona ora è piuttosto brutta, paludosa. Monfalcone (è la seconda volta che ci passo) dà una brutta impressione con quel suo aspetto di sobborgo di una grande città industriale. E' con sorpresa che vedo un cartello indicatore mostrarmi che Redipuglia appena a é km lungo una meravigliosa strada asfaltata. E' inutile dire che ci vado di corsa. Ecco il colle-ossario con il suo biancheggiare di pietra carsica. Affido la bicicletta al custode e giro il sacro monte in religioso silenzio. E' un angolo del Carso, pietroso, caldo, in cui le pietre rimandano l'afa del giorno... Oui, secondo il suo desiderio, riposa il Duca d'Aosta, perennemente vegliato da due fanti. Con negli occhi la visione di tutte quelle pietre che portano inciso un nome, di tutti quei tronconi che una volta portarono la morte e che ora arrugginiscono, ritorno lentamente a Monfalcone. Bevo ad una pompa aspirante e riprendo la strada. Due ciclisti non rispondono al mio tentativo di distaccarli. ma più in fondo scorgo due maglie rosse. Accelero, le raggiungo e mi accodo. Si arriva piuttosto lentamente fino alla cima, donde si scende per una ventina di km fino a Trieste. Mi attardo a cambiare rapporto, ma quelli mi sfuggono e non li riacciuffo che quando si sono fermati ad una fontanella. Rallento, e raggiunto, accetto la battaglia. Non ho corso mai tanto velocemente (40-45 all'ora), ma i miei polmoni, più che le gambe, non resistono, per cui mi stacco e a poco a poco li perdo di vista: vedremo fra un anno se mi staccherò cosi presto. A Barcola c'è grande animazione: si corre il chilometro lanciato e naturalmente Fait è primo per una gomma. Dato che mi sono fermato, pongo l'arrivo della gita a Barcola. I ciclisti si diradano e tornano in gruppi a casa. Li seguo e, a Trieste, ci metto tutta l'attenzione per non beccare una multa. Pompeo Vitturi

Dal numero 2453

del 30/08/1986

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