Un pieno d'Apocalisse - foto

Questa è la litografia che Gigi Ghidotti ha donato agli apocalittici; Uccio Pastrovicchlo ringrazia a nome di tutti l'egregio artista, marito di Marcella Burgher, che da Palazzolo sull'Oglio (Brescia) ha rinnovato il graditissimo omaggio di motivi grafici della nostra cara città Nonostante il peso degli aiuti, l'Apocalisse é riuscita a mantenere integro Io spirito che la contraddistingue. Tutto si é svolto secondo la tradizione, Ira dialoghi e incontri amichevoli. Una cronaca non è possibile, trattandosi d'una manifestazione senza programma e senza ufficialità. Si è trattato ancora lora volta del ritrovarsi in lotta contro il tempo, come se si fosse ancora a Pola, e in un locale o nell'altro rivivesse il modo di sempre di stare assieme. Di quello che si e vissuto in quelle giornate se ne riparlerà a lungo, perché ciascuno dei partecipanti ha fatto una riserva di emozioni da conservare a lungo, per alimentare nel ricordo ciò che non si può più vivere giorno per giorno, come avveniva nella nostra città. Il piccolo mondo sommerso di Polo autentica si è ricomposto con semplicità, carico degli lunari d'una gente inconfondibile per l'apertura d'animo con cui sa essere se stessa, .senza bisogno di alcuno stimolo cerimoniale o di ricostruzione storica. Non c'è stato bisogno di alcun canovaccio, per,Ité ciascuno sapeva di quale valore era intimamente portatore e quale contributo dava per rendere Pola ancora viva in un mondo altrimenti non più rintracciabile. Diciamo soltanto adesso che Uccio Pastrovicchio è stato il punto di riferimento costante nello svolgimento delle giornate apocalittiche, che nell'incontro conviviale del 27 aprile hanno avuto il momento culminante al fine di raccogliere tutti coloro che all'appuntamento avevano avuto la possibilità di aderire, anche in nome di chi avrebbe gradito esserci se non ci fossero state tante le difficoltà frapposte dalla dispersione. Così chi era venuto dall'Australia, dal Venezuela, dall'Inghilterra o dalla Sicilià (e di cui diremo nei prossimi numeri) Ira fatto la sintesi, senza avere un mandato, ma con la forza morale dell'identico sentire, di tutta la comunità dispersa che in ogni figlio di Pola si riconosceva con la piena degli affetti legati a un passato indimenticabile. Gli unici, brevissimi intermezzi con poche parole, in una manifeazione che non vuole discorsi, si sono avuti quando Mario Menti Ida consegnalo a Uccio una vecchia medaglia di Pola, con dedica, per guanto fatto per l'Apocalisse, e quando ai partecipanti dall'Estero lato fatto dono del quadro di Oreste Vesselizza con l'immagine dell'Arena. Poi soltanto Cire ha avuto facoltà direzionale, ma per cantare i motivi più cari, sino all'immancabile La Svizzera..

Dal numero 2389

del 11/05/1985

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