6. il «Carducci» con Bisoffi - foto

La foto classica del Liceo-Ginnasio «Carducci» in via Medolino a Poi.o l'edificio fu costruito nel 1905 su progetto dell'architetto triestino Rodolfo Borri; e ancora adibito a finalità scolastiche e gli ex che si recano a Pola, ritrovano le aule d'un tempo, anche se con un arredamento diverso Al suo XXV anniversario il Liceo-Ginnasio G. Carducci aveva come preside il prof. Gian Luigi Bisoffi, membro del Consiglio scolastico della Venezia Giulia. Il Consiglio di presidenza era composto: presidente il preside; vice presidente il prof. Attilio Craglietto ordinario di lingua francese nel Ginnasio; segretario il prof. Giuseppe Stefanacci ordinario di materie letterarie nel Ginnasio superiore. Nel Collegio degli insegnanti c'erano per il Liceo il prof. Domenico Fares ordinario di lettere italiane e latine; il pro!. Ignazio Delfino ordinario di lettere latine e greche; il pro!. Emilio Villa ordinario di filosofia e storia; i) prof. Giovanni De Carlo ordinario di matematica e fisica; il prof. Mario Pian de Posarelli ordinario di scienze naturali, chimica e geografia; segretario del Collegio il prof. Gregorio Nider ordinario di religione ed il prof. Bino Bini incaricato di storia dell'arte. Per il Ginnasio i proff. Sebastiano Cergna ordinario, Nicola De Simone straordinario, Marcello Fortina, Giuseppe Stefanacci, Bino Bini ordinari, Mario Mari straordinario, Adele Diana supplementare, Luciano Giorni supplementare. Ninfa Romeo supplementare, Giulio Smareglia supplementare, Giovanni De Carlo, Bruno Fattori ordinario di matematica, Attilio Craglietto e Rosa Mariani ordinari di lingua francese, mons. Gregorio Nider ordinario di religione; segretario Pietro Fasella; macchinista Alfonso Senica e bidelli Ermanno Bregant, Liverato Urbani e Giuseppe Potoni. Notevoli in questo periodo i mutamenti nella famiglia degli insegnanti. I professori Nicola De Simone, Clara Deccò e Giuseppe Dorani lasciarono l'Istituto nell'anno scolastico 1931-32 sostituiti dai professori Marcello Fortina per le materie letterarie nel Ginnasio superiore ed i professori Ninfa Romeo e Giovanni Vitabile quali supplenti di lettere per il Ginnasio inferiore. La cattedra per le materie letterarie nel Ginnasio superiore fu affidata al prof. Luciano Giorni ex alunno dell'Istituto, dopo il trasferimento della prof. Palmira Massa. All'inizio dell'anno scolastico 1932-33 furono trasferiti ad altra sede i professori Giorgio Pitacco, Giuseppe Vantero e Vincenzo Vadalà. Il prof. Pitacco di Umago aveva insegnato presso il Liceo lettere latine e greche per dieci anni e di lui restava caldo il ricordo nell'animo dei colleghi e degli alunni per l'ingegno, la multiforme attività, l'opera appassionata e vibrante. Segretario del Consiglio di presidenza e vice preside, dirigente della biblioteca degli studenti e dei professori, che a lui devono parte del loro incremento, propagandista fervido dell'opera della Dante Alighieri e del Touring, aveva dato il più ampio contributo all'attività scolastica e parascolastica dell'Istituto. Con ugual rammarico ci si era pure separati dal prof. Giuseppe Vantero che per cinque anni aveva tenuto la cattedra di lettere italiane e latine e storia dell'Arte al Liceo. Lo stesso dicasi per il prof. Vincenzo Vadalà, insegnante per tre anni di materie letterarie al Ginnasio inferiore e per il prof. Vitabile, trasferito al Liceo-Ginnasio di Fiume. A sostituire questi valorosi docenti all'inizio dell'anno scolastico 1932.33 vennero chiamati il prof. Domenico Fares, proveniente da Orvieto, il prof. Ignazio Delfino, proveniente da Parma, il pro!. Mario Mari ed il prof. Nicola De Simone. Nel 1932-33 le professoresse Diana e Romeo vinsero il concorso per le cattedre ad esse assegnate, il prof. Fortina vinse quello per le lettere classiche al Liceo ed i professori Giorni e Mari vincitori delle cattedre di lettere italiane, latine e storia nei RR Istituti Medi. Ogni anno scolastico alla cerimonia inaugurale il preside rivolgeva alle famiglie dei suoi alunni un saluto e stabiliva nella scuola l'intesa cordiale ch'é feconda di bene per il lavoro armonico per tutto un anno di vita insieme. La scuola ha sempre fatto il suo dovere osservando la più scrupolosa regolarità delle lezioni anche in circostanze difficili, abituando gli alunni alle doti della puntualità, della precisione, dell'ordine, della disciplina, educando all'amore verso la Patria e, in una parola. educando a quei sentimenti di rettitudine, di schiettezza, di bontà che debbono formare il carattere dell'uomo moralmente sano. A questa scuola appartennero, rinvigoriti secondo lo spirito della riforma, gli «studia hurnanitatis» che servono a ravvivare gli animi ed a renderli capaci di ogni più nobile sentire. Così l'istruzione, penetrando ed affinando gli spiriti, si è fatta educazione e vita) nutrimento, fiamma inconsumabile. Per tale serietà d'intenti e di mezzi, per tale ossequio al dovere ed alla disciplina, per l'anima impressa a questa nobile scuola non crediamo né presuntuoso né altrimenti errato l'affermare che fu seguita una linea di condotta che fu a buon diritto vera educazione. L'incremento della popolazione scolastica dell'Istituto fu che dai 209 alunni del 1925-26 si era intanto saliti a 310. Tale incremento diede urgenza alla sistemazione dei nuovi locali da ricavare dal sopralzo dell'edificio di via Medolino diventata via Rismondo. La scuola si era sempre ispirata al nome di Giosuè Carducci quasi ad invocare lo spirito mirabile del maestro che innumerevoli energie dedicò all'insegnamento; nella nostra scuola la sua effigie severa protesse tante sacre giovinezze alla conquista del sapere. Eccelso maestro, il poeta della Versilia fu, fin dai primi anni, infaticabile studioso. Gli studi severi, come egli li chiamò, costituirono per lui una passione forse più grande di quella per l'arte e la poesia. La sete che egli ebbe nel cuore a 18 anni non era tanto ardore di poesia quanto fame di sapere, di cultura, di studio ed a essi, prima che all'arte, consacrò fin d'allora tutta la sua attività. Dotato il Carducci di sensibilità vivissima, possedeva in sommo grado la facoltà di commuoversi e di scaldarsi dinanzi alla storia, alla tradizione, alla cultura, dinanzi al bello letterario; da esso trasse materia di ispirazione per molte sue liriche che nacquero e furono nutrite soprattutto dai libri. LdP

Dal numero 2283

del 19/03/1983

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