Didascalie:
Marisa e Livio Del Pino allaGrisia
Giù per la Grisia fra case e camini antichi e opere nuove
Su per la Grisia in mezzo alle opere
Verso Sant'Eufemia
Un originale appuntamento d'arte ha luogo ogni anno di mezzo agosto a Rovigno in una via antica, la Grisia, che dalla riva arrampica fino su a «Monte». Essa corre tra due file di case ed è un susseguirsi di gradinate, portoni, archi, porticati e cortili, ballatoi antichi e preziosi, testimoni di una movimentata storia di vita istriana di cui ne sono custodi pescatori e contadini di questa Rovigno dalle antiche e nobili tradizioni e suggestive leggende.
Siamo arrivati al mattino presto, ma era già un'impresa salire fino in alto: gente seduta sui gradini di casa, davanti ai portoni, gente ferma davanti alle opere esposte, gente che spingeva per vedere meglio, tutta una confusione che però non dava il minimo fastidio, anzi costituiva valida cornice alla manifestazione. Anche quest'anno moltissimi gli espositori venuti da ogni dove e numerosissimi gli stranieri e gli italiani. Molte le opere da vedere, così come abbiamo potuto constatare, guidati dall'amico Virgilio Giuricin, presidente tra l'altro della colonia artistica rovignese ed uno dei principali animatori di questa ormai famosa «Grisia».
Io e Marisa lo avevamo trovato seduto vicino alle sue foto, foto di un'Istria sconosciuta, esposte accanto ad un'opera grafica-fotografica di nostro figlio Giorgio. Le foto di Virgilio erano veramente eccezionali e rappresentavano qualche cosa di nuovo nel modo di vedere dell'obiettivo puntato dal cielo verso terra, qualche cosa di nuovo in questa rassegna, dove ogni anno troviamo espressi nuovi indirizzi artistici, ricerca di nuove tecniche e saggidi originali esperienze, tutte cose che trovano spazio e collocazione adeguata solo in una manifestazione concepita come da «Grisia», naturale galleria di tutta una città e del suo mondo artistico. E tutto ciò è molto latino, corridoio la via, salotto la piazza. Ed ha ragione l'amico Stankovic quando dice che la «Grisia» è divenuta appassionata consuetudine di volgere gli sguardi dalla prosa quotidiana alle bellezze della creazione artistica (tele) appese con pompa nuziale ai muri, dietro ai quali emerge prepotente la presenza umana in un trapelare di gioia e fragranza di vivande a sostegno dell'esistenza. Espositori e visitatori, opere d'arte ed edifici allineati lungo la levigata erta lapidea della Grisia, s'innalzano gradualmente di finestra in finestra, da angolo ad angolo, sempre più in alto fino all'apice, all'orizzonte visivo, al cielo. Anche questa volta, viste ed ammirate le opere maggiori, ci siamo soprattutto soffermati davanti alle opere dei più giovani pittori e davanti ai cavalletti di questi piccoli ospiti, numerosissimi in questa edizione, ci siamo raccolti in meditazione per afferrare significato semplice e profondo dei loro messaggi, che sono evidente condanna del mondo deteriorato dei grandi e ricerca commovente delle espressioni più genuine della natura.
La «Grisia» così come si presenta piace di più ogni volta che la vediamo, perché sa rinnovarsi e riesce assolvere pienamente al suo compito di riuscire avvicinare le espressioni di ognuno di noi. Non si preoccupino gli organizzatori di cercare del nuovo perché del nuovo c'è ogni volta che essa apre i suoi battenti, del nuovo spontaneo, che è in definitiva quello che conta di più. Un plauso pertanto alla Colonia Artistica Rovignese ed al Museo Civico di Ro vigno che così in alto riescono a tenere la tradizione artistica e culturale di questa nostra Rovigno.
E prima di scendere verso Piassa Granda ci siamo soffer mati a Monte per riempirci gli occhi di questo nostro mare, che per l'occasione aveva sfoderato il suo più smagliante azzurro.
Foto Virgilio Giuricin