FLASH A CURA DELLA REDAZIONE CON LA COLLABORAZIONE DEI LETTORI - foto

Acquisto agevolato di alloggi popolari da parte degli esuli Lo Stato italiano, con L. 137/52, aveva previsto per gli esuli, aventi la qualifica di profugo, la possibilita di acquisto agevolato degli alloggi di cui erano assegnatari, sia che si trattasse di alloggi specificatamente per essi costruiti (Art. 18), sia che si trattasse di alloggi ERP ad essi destinati nella misura del 15-20% della disponibilita complessiva (Art. 17). Con L. n. 560/93, Art. 1 - comma 24, veniva specificato che il prezzo agevolato d'acquisto doveva essere pari al 50% del costo al momento del realizzo. La suddetta possibilita era stata poi ribadita, relativamente alla piazza di Bologna, con sentenza n. 1372/2001 del Tribunale di Bologna. In base alla legge del '52 sono state prodotte, in diverse citta, moltissime istanze per l'ottenimento del beneficio; molte meno quelle che sono state coronate da successo per difficolta varie, ma soprattutto per la scarsa propensione dei Comuni ad attenersi al dettato di legge. Le difficolta sollevate hanno, in particolare, riguardato gli alloggi ERP. Il nostro Consigliere Gen. Giorgio Ladillo, che da tempo segue la materia per conto del Libero Comune di Pola, ha recentemente comunicato che la Corte d'Appello di Bologna, con sentenza n. 1210 depositata il 24 luglio 2008, ha accolto l'appello di 10 profughi, assegnatari di alloggio ERP, che in precedenza erano stati esclusi dal beneficio e rigettato l'appello dell'ACER che allo stesso si era opposto, imponendo la cessione dei relativi alloggi alle condizioni previste dalla L. 560/93. Si tratta di un precedente importante che potrebbe essere impugnato dagli interessati per cercare di risolvere i tantissimi casi ancora pendenti in diversi altri comuni. Indennizzi agli esuli Il recente accordo sottoscritto da Berlusconi e Gheddafi, che prevede il pagamento (che, se la memoria non ci inganna, non sarebbe nemmeno il primo) di 5 miliardi di dollari alla Libia a titolo di riparazione dei danni di guerra, ha richiamato l'attenzione di molti sulla questione ancora aperta del pagamento degli indennizzi agli esuli per i cosiddetti beni abbandonati. Sulla questione, “Il Piccolo”, il 6 c.m., ha sentito il Mn. Frattini, nell'imminenza del summit interministeriale con la Slovenia in programma a Roma l'8 settembre. In prima pagina l'intervista era annunciata con un titolo a caratteri cubitali, focalizzato sul suddetto argomento ben sapendo quale interesse suscita in citta; all'interno, nel corpo dell'intervista concernente anche altre questioni, solo poche parole. In particolare, alla domanda rivoltagli su quale impegno sentisse di prendere in merito ai suddetti indennizzi, l'On. Frattini ha cosi risposto: “L'attuazione della legge va a rilento, e vero. Sono pero sempre disposto ad incontrare le associazioni degli esuli per vedere come rivitalizzare l'attuazione di quella legge”. Tutto qui e davvero un grande impegno! Il riferimento e alla Legge 137/2001 che, ai fini dell'applicazione di quanto previsto all'Art. 1, autorizzava la spesa di lire 140 miliardi nel 2001, 170 miliardi nel 2002, 90 miliardi nel 2003, e di 40 miliardi a decorrere dal 2004 fino ad esaurimento della liquidazione degli indennizzi, per un totale di 440 miliardi di vecchie lire. Di questi, da allora, ne sono stati pagati meno di 40, perché mancava il personale sufficiente per evadere le pratiche; i restanti sono stati, nel frattempo, verosimilmente assorbiti da altri capitoli di spesa. Quale, a questo punto, il significato del termine “rivitalizzare” usato dal Ministro? Riavviare l'evasione delle pratiche giacenti, nei termini allora previsti dalla suddetta legge oppure rifinanziarla, magari nell'ottica di procedere alla corresponsione, anziché di un ennesimo anticipo, di un equo e definitivo risarcimento? Comunque, di rifinanziarla si tratta perché, nell'un senso o nell'altro, al momento i soldi non ci sono. Qualcuno, con quale fondatezza non e dato sapere, ha affermato che per chiudere la partita con gli esuli sarebbe sufficiente un miliardo di dollari o, forse, di euro; la differenza non e poca! Staremo a vedere e, comunque, c'e poco da essere ottimisti. A corollario del predetto argomento, com'era inevitabile, e stato accennato anche al problema della restituzione dei beni e, avuto sentore che al suddetto summit si sarebbe parlato anche di questo, il Presidente Lacota ha inviato un messaggio al Ministro con cui gli ha ricordato che per l'Unione degli Istriani l'unica soluzione accettabile risiede nella rinegoziazione del “truffaldino” Trattato di Roma del 1983. Nuova richiesta slovena di restituzione dei quadri italiani In effetti, nel summit di Roma, di restituzioni si e parlato. Non e dato sapere con certezza se il Mn. Frattini abbia affrontato ed in quali termini il problema della restituzione dei beni agli esuli; quello che e sicuro e che il suo omologo sloveno,Ministro degli esteri Rupel, ha rinnovato all'Italia la richiesta di restituzione delle note opere d'arte italiane che sarebbero state sottratte (?) alla Slovenia nel 1941. La richiesta, in tal senso, era stata posta la prima volta nel 2005 in occasione dell'esposizione di dette opere restaurate a Trieste. Nelle more di una definitiva restituzione, Rupel ha chiesto altresi all'Italia di consentire il trasporto delle opere in Slovenia “per una mostra itinerante della durata indefinita (!), allo scopo di consentire agli sloveni di ammirare tali capolavori”. Immediata e positiva la risposta di Frattini. “L'arte e universale e si puo davvero pensare ad una mostra temporanea”. La reazione delle associazioni degli esuli e stata, almeno in questo caso, fortunatamente compatta e di segno opposto; concordi hanno ingiunto a Frattini di ribadire la proprieta italiana di detti capolavori e chiesto che gli stessi vengano definitivamente esposti nel realizzando “Museo della civilta istriana, fiumana e dalmata” a Trieste, nel quale e in corso di approntamento una sala dotata di tutte le specifiche tecniche per la loro ottimale conservazione. Superfluo persino il sottolinearlo che tale collocazione e perfettamente idonea a consentire ai cultori d'arte sloveni la visione delle opere in questione di fattura, oltre che di proprieta, indiscutibilmente italiane.

Dal numero 3301

del 28/09/2008

pagina 2