Scalè marinaresco - Anreo Lenzoni - foto

foto Didascalia: «scalè» della Pietas Julia in attività a Pola negli anni felici Caro De Simone, leggo nelle chiose al diario di Matteo Politeo che «scalé è grafia erronea per chalet. Ritengo invece che abbia errato il commentatore. Infatti «scalé» è un termine marinaresco istriano, non so se anche dalmato, che significa battello e precisamente una lancia a quattro o sei remi, che può anche essere armata con randa e fiocco. La società nautica Met. Julia di Pola ne aveva due, una a remi por sei vogatori e timoniere, destinata in modo particolare all'addestramento alla voga degli allievi canottieri e un'altra più grande a vela. Questa seconda si chiamava Faveria. Poteva portare venti e più persone. Tutti i giorni, d'estate, partiva dalla sede di Vergarolla al comando di valenti velisti: Polonio, Pinat, Mirk, Flaccio, Marino Venier, Straulino, per fare soltanto qualche nome. Era sempre sovracarica di gioventù senza complessi, senza problemi che non fossero quelli dei soldi per le modeste, veramente modeste, necessità quotidiane. Si andava a bordeggiare nel canale di Fasana, spesso si sbarcava a Brioni. Ritonnando, dopo la divagazione, al nostro Politeo, ritengo che il «mistro» intendesse dire che l'ammiraglio era andato con il suo battello incontro al re per accompagnarlo a bordo della nave. Non ti ho inviato questa nota per pignoleria, ma per manifestare anche agli altri amici che la leggeranno il nostalgico ricordo suscitato in me dal termine «scali». Unisco due fotografie: una dello scalé a remi diretto probabilmente a Monumenti, non certo con allievi canottieri e l'altra della Favenia che veleggia nel canale di Fasana, inviando con questo mezzo cari saluti agli amici fotografati. Cordialmente Anreo Lenzoni

Dal numero 1952

del 31/08/1976

pagina 266