TRIESTE DELL'ALTRO IERI Le prime navi a vapore di Giustino Poli - foto

Didascalia: L'«Arciduca Lodovico» nel 1836 segue l'«Araiduchessa Sofia», trasportando complessivamente, nel 1832, 6.517 passeggeri, che salivano a 7.924 nel giro del successivo triennio. E' giunto il momento, ora, della Seconda Sezione del Lloyd Austriaco, la società di assicurazioni fondata nel 1833. Nell'ottobre del 1835 trovava forma definitiva e concreta il progetto di una grande impresa di navigazione vaporiera volta ad operare in Levante, che già stava risvegliando l'attenzione di compagnie francesi e inglesi. La liberazione della Grecia, il risorgimento dell'Egitto, che nuovamente si affacciava alla ribalta internazionale, gli avvenimenti in Turchia, la floridezza delle piazze commerciali marittime esistenti nel nesso statale austriaco consigliavano di migliorare le linee di comunicazione e di prevenire la concorrenza di altri Paesi. L'AIUTO. Vinte le resistenze interne, fugate diffidenze e timori, il Lloyd costituiva la società di navigazione e si rivolgeva per aiuti al governo centrale (tutte le grandi compagnie erano sovvenzionate, già allora) ma senza ricavare nulla di concreto, oltre al consenso sovrano, che arrivava, dopo una perigliosa navigazione fatta, prima che sul mare, tra le scartoffie della burocrazia, il 30 aprile 1836. Il cospicuo capitale sociale occorrente veniva raccolto per sottoscrizione di privati, tra i quali la celebre casa S. M. Rothschild, e si aprivano senza indugio agenzie a Corfù, Zanne, Patrasso, Sira, Candia, Alessandria, Metei Srnirne, Gallipoli e Costantinapoli. Venendo a scadere, inoltre, la concessione della linea di Venezia goduta dalla «Società inglese» del Morgan, i! Lloyd chiedeva e otteneva il relativo privilegio in cambio del trasporto gratuito in Istria e Dalmazia dei dispacci pubblici. La linea veniva presto potenziata con prolungamento dei servizi sul Po fino a Pavia, realizzando così un vecchio sogno dei milanesi Porro Lambertenghi e Confalonieri Nel giugno del 1836 venivano ordinati, a Londra, due battelli e due macchine. 11 primo di essi, varato nel dicembre dello stesso anno, riceveva il nome di «Arciduca Lodovico» e giungeva a Trieste il 12 aprile 1837 salutato da una grande folla. Lo scafo, di legno, era lungo 42 metri circa ed aveva una stazze di 310 tonnellttc con macchina di 100 W' dell'officina di John Seaward. Correvano da prua a poppa due ponti completi, senza cassero, che accoglievano le sistemazioni per i passeggeri: un salone di prima classe, a poppa, con ai lati 26 posti letto in cabine a cuccette sovrapposte, due piccoli salotti per signora, una sala comune, a prua, con 16 cabine di seconda classe. Al comando del capitano Paolo Triscoli, la nave partiva per il viaggio inaugurale, con 53 passeggeri, il pomeriggio del 16 maggio 1837. L'«Arciduca Lodovico» apriva così sulle argentee acque del golfo una scia destinata ad essere seguita ed allargata da molte altre navi, talune celebri, come la motonave «Viataria», portando alta al picco una bandiera non sempre uguale di colori ma sempre onorevolmente. GIUSTINO POLI (Archivio e biblioteca dell'Associazione Marinara Aldebaran di Trieste).

Dal numero 1764

del 03/11/1971

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