UNA VOCE DI POLA NELLA MUSICA LEGGERA SERGIO ENDRIGO IL CANTANTE CHE PIACE A TUTTI - foto

Didascalia: Sergio Endrigo con la moglie Maria Giulia Bortolucci e la madre vivono a Roma e Sergio Endrigo confessa candidamente di esser felice che la moglie sia completamente estranea al mondo della canzone dove le donne vogliono far soltanto carriera Famiglia Cristiana ha pubblicato questo articolo dedicato ad un cantante polese. SERGIO Endrigo ha un punto di vantaggio sui suoi colleghi cantautori: quello di riuscire simpatico anche a molte persone mature, oltre che ai ragazzi. Talora viene chiamato il cantante «della periferia Mi riconosco nella gente di periferia, dice lui steso. Sono uno di loro, provengo da quell'ambiente. Amo un mondo Aie s'affaccia per la prima volta alla vita, dopo aver guardato toppo a lungo quella degli altri. Personalmente, mi diverto molto di più a cantare in periferia. Penso a certe sale dall'aspetto di hangar, con due o tre mila persone che vi si accalcano Davanti magari ci sono file di uomini maturi a braccia conserte che ti fissano negli occhi. E' gente sana e che mostra intense, e vuoi davvero sentire cantale bene. Con loro non basta fare Io snob o gorgheggiare due o tre. parole, ma occorre una vera composizione poetica messa in musica, che dica qualcosa, con un inizio e con una fine. Ognuno ha un suo mondo poetico. A me piace dare una voce a questa gente». Endrigo è detto anche il cantautore che fa oggi la canzone di domani Non gli piacciono i luoghi comuni. Canta solo se e persuaso di un testo poetico. E così succede. che una canzone venga fuori alla distanza, che sia apprezzata dal pubblico dopo che è stata ascoltare molte volte, che diventi un successo magari l'anno dopo che è stata lanciata. .Non so —egli dice — meritiamo quel che la gente ci dà. Ma non mi sento di 'prenderla in giro. Intendo dar loro canzoni che sentano e capiscano, che li aiutino a dire quello che doni non riuscirebbero». Sergio Endrigo è nato nel 1933. Il padre gli mori quando lui era ancora ragazzo, e la madre dovette passare momenti difficili per allevare lui e suo fratello. Per tirare avanti, lavorava in una fabbrica di lucchetti e, tornata a casa, non finiva mai di lavare, pulire, rammendare. Però, tutto sommato, commenta Endrigo, «se era una vita dura per mia madre, io non me ne accorgevo. Avevamo la nostra casetta pulita e tanta allegria. D'inverno c'era freddo, ma io mi mettevo a letto per leggere. E' vero che la sera v'era solo un lume a petrolio, quando dovevo fare i compiti, ma il vero guaio era che non c'era molto da mangime. A dieci anni non ero che braccia e gambe. Più tardi, in collegio, questo mi valse il soprannome di "ragno". Quando, nel 1947, dovemmo lasciare Pola, come profughi, per mia madre fu una tragedia, ma per me signifi.va solo una bella avventura». Raggiunsero Venezia, e lui fu rnes., in un collegio di profughi giuliani, a spese dello Stato, per fare il ginnasio. Aveva quattordici anni, e fece allora un gesto che gli strappò l'anima: vendette la collezione di francobolli per comprarsi una chitarra. Fin da piccolo gli era piaciuto il canto. Aveva ereditato quella passione. e una bolla voce dal padre che in gioventù aveva tentato la carriera di tenore lirico. Era un ragazzino, quando lo mandavano a comprare un fiasco di vino sotto la sua casa nell'osteria di Bepi, del; lo "mustacia" per i suoi buffoni. Là c'erano gli operai e i manovali che mangiavano pane, salame e formaggio. Loro prendevano quel moccioso, lo issavano su un tavolo e gli facevano cantare "la donna è mobile" e "nei cieli bigi". A Venezia cominciò a lavorare in modo saltuario come lift d'albergo e fattorino. ll lavoro non durava molto, e lui spesso era per casa a cantare. La madre gli gridava: — Canta, e vedrai che qualcuno ti darà da man-giare— Ma cantava anche con gli amici, di seta, e riuscì a dare spettacoli con dilettanti. Un giorno un fisarmonicista gli offri un contratto come contrabbassista-cantante. Diede, allora, l'addio alla. vito d'albergo e agli studi, e cominciò un lungo tirocinio: prima in localini di infimo ordine e poi, a poco a poco, in posti migliori, fin. ché arrivò al successo pieno. Endrigo non è arrivato al successo «Per caso., per un colpo improvviso <li fortuna, ma dopo una lunga preparazione paziente. In questo cantante si sente l'imposta-alone del professionista, e in lui come autore la fedeltà al suo mondo interiore, a quello che realmente avo va da dire. Ha preferito per molto tempo gli applausi modesti e conianti della «periferia» piuttosto che ascoltare chi gli suggeriva di adattarsi alle mode del momento, a un andamento più commerciale. E questa coerenza interiore l'ha conservata anche adesso. .Dentro di me, ci contavo sul successo — ci spiega —. Comunque avevo deciso che se le cose avessero preso decisamente una brutta piega, avrei cambiato mestiere. La nostra professione dovrebbe essere una cosa seria. Vele quanti ragazzi credono che la nostra vita sia tutta un trionfo. La colpa è dei rotocalchi, che rendono facile la carriera del cantante. Essi scrivono che "improvvisamente" un bel giorno è arrivata la fortuna. Questo non è mai vero. Non è vere Per nessuno dei contanti che conosco. Il successo è sempre preparato da molti anni di tirocinio, durante il quale si perde il 99 per cento di chi ha intrapreso questa strada. Bisognerebbe dire la verità per non ingannare i giovani. A cosmi, anzi, dii rei di non pagare mai nessuno. C'è in gira troppa gente che specula sugli aspiranti artisti. Se uno canta bene, e ascoltato e si fa pagare, non paga lui. Quando a dieci anni io cantavo nell'osteria, davanti agli operai, ricevevo già due lire di premio. E ho continuato a cantare per vivere. Se uno deve pagare per farsi ascoltare, è meglio che cambi mestiere». Circa un anno fa, Endrigo incontrò una ragazza ambra, Maria Giulia Bortolucci. Era una studentessa di legge, sorella della moglie di un amino. Il primo incontro non ebbe Mente di magico. Anzi si guardavano con una corta diffidenza. Maria pensava di trovarsi di fronte al solito cantante seguito da uno stuolo di patite. Sergio pensò a sua volta di aver a che fare con la solita ragazzetta esibizionista. Poi furono costretti a parlare di qualcosa, e s'accorsero di avere delle idee che coincidevano. Sergio incontrò ancora Maria, anzi andò a casa sua per incontrarla. E cinque mesi fa si presentò ufficialmente al padre di lei per chiederla in sposa. Non c'è Mente di fantasioso in questa storia, ma tanta serietà e tanto calore umano. Endrigo è contento che sua moglie sia estranea al mondo dello spettacolo. «A me non piace molto l'ambiente in cui vivo — ci dice —. Non L'ho fatto io, ma ci lavoro. E le donne del mio ambiente vogliono far carriera, ad ogni costo.» Ora Sergio e Maria sono nella loro casa romana in Via Secreta, 56. La casa è piccola e ne sognano una più grande, alla periferia di Roma ma, tra il verde, dove Sergio vuole portare anche sua madre che .è quella che si dice la madre ideale, dice Maria, e dose sperano un giorno di avere tra loro de bambini. Vorremmo avere una famiglia grande — ci confida Maria —. Sergio tanto i bambini. Basta vederlo quando incontra la sua sorellina di due anni [...]

Dal numero 1410

del 11/02/1964

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