Pola sul mare - foto

OLA SUL MARE - POLA SUL MARE - Sergio Zuccoli - foto Didascalia: Pola e circondario da una carta del De Ville del 1591 Imboccavi un aspro sentiero da capre, per avanzare bisognava lavorar di gomiti nel ceduo fitto, fra cespugli di lentisco e cirri insidiosi che di tanto in tanto arrestavano il passo e finalmente arrivavi. Tre cinte concentriche di pietrame cotto dal sole coronavano il cocuzzolo della collina degradante sull' acque azzurre del Canale di Fasana, pattume e cocci di terrecotte rozze e fulignose rammentavano l'abitato preistorico del castelliere di Monte Cipro. Tra le masiere di due chiudende contrapegore, ricoperte di rovi . ginepri rossi e spincervini, su uno spiazzo sconvolto di terra rossa frammista a spuntoni spugnosi e laure di calcare bianco, scorgevi ancora le fosse dove nel lontano 1913 gli archeologi austriaci rinvennero vasi e ciste di bronzo cariato, gonfie di armitte, ascie e pintadere dei primi abitatori delle Brioni. Se guardavi di lassù incontro a Barbariga di Val Maricchio vedevi a pel d'acqua i moli di Val Casematte dove i trabaccoli di Venezia e di Torcello caricavano la legna e le fascine da arderci; vedevi ancora le rovine delle tintorie di porpora e delle ville romane i cui lacerti musivi, pavimentali erano lambiti dal salso da Punta Mertolin a Val Murazzi, dominate dalle terre di Murago, Comunal, Salvella e Dragonero di Peroi che in tempi lontani furono stanzie di quell'Agostin Barbarigo, capitan -de mar, che condusse alla vittoria di Lepanto anche le galee istriane. Da Pristimo ai campi di Pontezza, sottostanti l'incanto panoramico delle colline sulle quali s'adagiavano Dignano, Gallesano, Peroi, Stignano e più bassa, sul mare, Fasana, vedevi la costa lunata raggiungere Valbandon, confondersi dietro Campalto di Cosada e le cave di San Girolamo e poi far gomito, in Val Ronzi verso Punta Cristo. Più lontano t'appariva, sopra Capo Compare, il verde delle pinete dei forti Mocenigo e Musil di Capo Brancorso, la punta rocciosa di Capo San Giovanni di Verudella e, ultimo sperduto nella foschia rosata del mare Porer di Promontore e il suo faro. Ma i tuoi occhi avidi di bellezze naturali si fissavano altrove, su quell'inafferrabile linea occidentale dell'orizzonte dove Punta della Femmina, estremita massima della Brioni minore, pareva fondersi nell'immensita del cielo. Osservavi rapito le gobbe frondose del Monte Barbana (25 m), del San Nicolò. ( 17 m) e del Monte Cero (10 m; da noi erano chiamati Monti quasi tutte le alture) di Punta Antilena specchiarsi nell'acque tremule del Canal Stretto, il glauco corridoio marino che divideva le due isole e famoso per la ricchezza di pesce azzurro. Sotto la fiamma del sole estivo, ormai alto, e lambiti dall'onda del mare aperto, i fragenti spugnosi delle secche rompenti di Cabula, del Burcio, dell'Astura e della Gronghera mandavano spruzzi di acqua argentei e luminescenze e vivissime,.e con i loro toponimi di schietta origine nostrana, ti ricordavano naufragi antichi molluschi marini e la ricca pescosita dei loro fondali Bianchi. Davanti le coste frastagliate dalle innumerevoli e belle insenature (che i nostri antichi chiamarono Valli), a occidente delle due isole maggiori, da Val Salsa e Val del Ton (tonno),' della Brioni minore, fino alla Val Lugo di Punta Grossa e alla Val Can di Punta Peneda, la più meridionale della Brioni maggiore, vedevi scaglionato ad arco sul mare il baluardo degli scogli smeraldini. A ponente, quasi galleggiante sul mare, lo scoglio San Marco; un'antica tradizione polese voleva che nel 828 avessero gettato l'ancora, nelle profonde acque del suo porticciuolo (32 m), Buono da Malamocco e Rustico da Torcello che trasportavano da Alessandria a Venezia le sacre spoglie del Santo e che si rifornirono d'acqua, attingendola nella cisterna romana, che vedevi ancora seminascosta nella macchia di corbezzoli. Seguivano nell'ordine gli scogli Gazza, Toronda (metatesi di Rotonda), i due Supini (e non Zumpini), Galia (in polese: galia = millepiedi — dal movimento sincrono ondulato delle gambe di questo insetto, molto simile a quello dei remi di una galea ), Gronghera, Vanga, Madonna del Deserto e ultimo lo scoglio Orzera (e non Orsera). Sotto il Monte Peneda (29 ,n) ,da Val Terra Alta fino sul Tondo di Val del Lavoro (e non Val Laura), sull'ampie distese degli antichi e infausti lachi che con le loro acque stagnanti contribuirono alla diffusion di quelle febbri malariche che fino il 1900 spopolarono le isole, e dalle brughiere delle antichissime saline di Brivona (attorno alle quali furono scoperte quelle capanne paleovenete che attestarono l'esistenza delle saline fino dai tempi preistorici, e poi menzionate in documenti del VI secolo d. c.), s'alzavano nei loro brevi voli stormi di pernici, di fagiani e di allodole richiamati verso i pingui pascoli di Porto Buon dove stanziavano le mandrie d'armenti della tenuta kupelwieser-. il proprietario delle Brioni era stato direttore generale delle ferriere austriache Ali Witkowitz e le aveva acquistate nel 1900 dallo svizzero Wildi, in quei tempi proprietario delle Cave Romane, delle Cave di San Girolamo di quelle delle Brioni. Vedevi ancora sulle pendici boscose del Monte Guardia (42 in) e all'ombra dei querceti del Monte Tomba (33 in) piccoli branchi di quei cervi e caprioli che l'allevatore amburghese F. Habenbeck aveva nel 1901 trasportati sull'isola insieme a leoni, orsi, scimmie, struzzi, antilopi e molti altri animali esotici che si erano poi acclimatati nell'ambiente naturale e nei recinti dello Zoo della Brioni maggiore. I tuoi sguardi erano ancora attratti dalle macchie di lauri, cipressi, eucalipti e di magnolie che incorniciavano suggestivamente le rovine della basilica bizantina di Santa Maria e quelle vicine della chiesa di San Pietro in Val Madonna, e sui ruderi delle ville e degli altri edifici industriali romani del Monte Collis (18 m), immersi nel verde lucente delle agavi giganti, delle jucche e dei bambu. Stagnava lassù nel silenzio ombroso delle farnie, rotto solo dal canto dei grilli e delle cicale, una macchia scura di edere e degli asfodeli ramosi, caratteristici delle Brioni, che celava gli antichi sarcofagi del cimitero romano. Un'altra antica leggenda polese voleva che uno di quelli accolse la spoglia mortale della regina Drusilla, nipote di Cleopatra e moglie di quell'Antonio Felice che fu governatore romano della Giudea ai tempi di S. Paolo apostolo. Con la coda dell'occhio scorgevi la piccola motonave Brioni che, lasciati gli ormeggi della Riva di Pola, sbucava veloce dallo strettoio della diga di Val di Figo e puntata la prora su Fasana rasentava la secca di Cosada. Vedevi batane, gussi e le passere polesi e fasanesi schivar la rotta della nave e dirigersi lente verso Val Torre o Porto Brioni serrato nelle candide mascelle dei suoi moli e dalle sue rive. Da Punta Carmen ai bagni di Saluga s'allineavano le case, gli alberghi e le ville signorili; alberghi, le ville signorili; unico edificio antico della cittadina il castello dei Doné, che ricordava il secolare dominio della Serenissima sull'isola di smeraldo. Davanti la secca di Cosada, fra le punte Marban e Rancon s'apriva bella e tranquilla la Val Catena con le sue oasi di palmizi e di pini curvi sui colonnati e sulle altre cospicue rovine della grande villa romana. Ma l'ora del massimo riflusso giungeva, l'acqua attorno l'arcipelago bonacciava e illimpidiva, potevi di lassù contare le grosse asture bivalvi (pimae nobilis) abbarbicate con i loro baffi sul fondale di Val Rancon e i banchi mobili di garuse (murici) scivolanti sulle scogliere bianche Bella penisoletta. Intanto sui roccioni della secca di Saluga si profilava il dorso scuro e umido della condotta dell'acqua potabile. Sul caposaldo a noi sovrastante garriva un segnale e laggiù sulla testa del molo di Fasana rispondeva un altro: le saracinesche della conduttura erano state chiuse, e già vedevi la piccola nave cisterna attraccata al molo di Brioni segnalare d'essersi posta ad alimentare lei l'acquedotto dell'isola. Allora si scendeva di corsa sulla spiaggia per iniziare l'annuale ispezione agli amarri della condotta sottomarina. Sergio Zuccoli

Dal numero 1278

del 13/06/1961

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