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Didascalie:
A Peschiera i1 Comune di Pola in esilio
A Padenghe l’ultima mularia di Pola
A Sistiana e a Monfalcone l'Apocalisse
Carlo Giovannini, Livio Dorigo, Enrico Prodam, Rosanna Beltrame e Edda Dolenzi (che fanno voltare Paolo Pellegrini) all'incontro dell'ultima mularia di Pola a Padenghe sul Garda
Mariuccia Longo, Clara-Rino-Mario Tagliapietra, Livio Ciresola, Mario Longo e Donato Pappagallo all'Apocalisse
I tre raduni sono passati, direi volati. II prossimo appuntamento e per San Tomaso, che però. si polverizza negli incontri in vari luoghi. Ho partecipato a tutti e tre i raduni ed in ciascuno di essi ho trovato la stessa fel ice atmosfera degli incontri fra tanti vecchi amici e la grande gioia del riunirsi, quasi a ricomporre la nostra bella Pola, abbandonata fisicamente ma non spiritualmente. Tra i gruppi che si formano sempre le frasi: "Ti to ricordi de quela volta in via Kandler... Ma no mona, ieri in via Sergia... E quel gol al primo minuto de Solazzo... El professor Gonan me ga da el punto nero... E quela volta che gavemo fato scapola?... Bisogna aiutarli quei de la... Ma va, per mi i pal s'ciopar Poco lontano una fragorosa risata; a sicuramente Uccio Pastrovicchio che ha fini to di raccontare una barzelletta. Ed altri gli fanno il controcanto. Questo sono i raduni: il parlare tutti e in tanti in dialetto; i capelli sono bianchi o non ci sono, gli acciacchi ci perseguitano, per raggiungere il luogo del raduno impieghiamo anche 8-10-12 ore di treno o di auto o di aereo, ma quello che conta e essere presenti al richiamo dell'Arena e della nostalgia.
Ma si fanno anche i discorsi seri: la situazione in Istria a causa della guerra civile, i rapporti con gli Italiani rimasti, aiutare o non aiutare. Ma in definitiva cib che conta siamo noi, gli esuli sparsi da Ventimiglia a Trieste, da Torino a Messina, dal Canada all'Australia. Siamo i depositari di quella fiamma che divampa dentro di noi e che ci da la forza di continuare a far rivivere la nostra Po-la ogni volta che ci riuniamo. Non conta quello che dicono e fanno, spesso con poca incisività, i dirigenti della nostre associazioni, tanta manna per una classe politica cui risultiamo sempre scomodi benche siamo stati fra i primi a contestare quel comunismo che adesso a alto sfascio; e di cih siamo fieri anche se per molti nulla contiamo, come un piatto indigesto da eliminare. Per reagire dobbiamo continuare a riunirci, aumentando il numero dei raduni. Ed insistere perche ci si ricordi di noi affinche, pur nell'ottica della tutela della etnia italiana in Istria, sia valorizzato anche il nostro patrimonio storico come pegno e testimonianza per il perse guimento della giustizia, e come tale capace di riverberare l'affermazione di valori inalienabili. Dobbiamo continuare all'insegna del semo tuti fradei di Artusi, per rafforzare la nostra unione e per raccoglierci in sempre maggior numero. Questa e l'esortazione da rilanciare attraverso l'Arena, che e e resters sempre la nostra insostituibile voce. Che Dio ci protegga!
Pietro Turchio
Da Geelong (Australia): Ho ricevuto una cartolina con numerose firma; ringrazio di cuore per il collettivo saluto in occasione del raduno apocal i ttico 1991. — Bruno Segon