Didascalie: Corbatto, sindaco di Grado, ha ricevuto in Comune Gianni Curto, presidente della Famia Ruvignisa [dietro: Di Mercurio vicepresidente della Provincia e Tullio Svettini] II coro dei Rovignesi accompagna la Messa In Basilica a Grado Concerto del coro dopo il convivio del Rovignesi a Grado Se sull’alto campanile della Basilica di Sant'Eufemia di Calcedonia, in Grado, ci fosse stata la bronzea statua che domina Rovigno, credo che si sarebbe data da fare per dirigere l'intenso traffico della nubi che hanno creato un pesante ingorgo sul cielo dell'incantevole Isola sfogando la loro rabbia su 513 poveri cristi e qualche autorevole cittadino locale, con la scorta della "guardie de radicio., riuniti sul lungomare rinforzato da una disordinata, sconnessa scogliera. Acqua a fili, ac-qua a fumi, acqua a cateratta. I Rovignesi oppongono una inconsistente resistenza e si danno al-la fuga rifugiandosi sulla prima ampia terrazza coperta di uno degli innumeri alberghi che si rincorrono lungo la passeggiata a mare. L'Istria, sole permettendo, sarebbe visibile al di la del tappetto azzurro. Sulla terrazza, tavolini e seggiole in plastica; bar dell'albergo affollatissimo. Ecco la barca, una navicella di forse otto metri, visibile come attraverso un siparietto di avanspettacolo. C'è silenzio sulla terrazza perche sulla barca e dalla barca si sta compiendo una cerimonia, un rito sacro: benedetta da tre sacerdoti, presenti con il presidente della Famia Ruvignisa ed altre autorita, viene affidata al mare, appena inquieto, una corona d'alloro con nastri tricolori in memoria di civili e militari scomparsi nel tempo nell'abbraccio mortale del-la onde. Accompagnano il rito gli squilli dolenti di una tromba che suona il "silenzio,, che, come canta un grande poeta americano, e voce misteriosa di chi non a pib. La terrazza si vuota velocemente e gli intervenuti si spostano al Parco della Rimembranza per deporre, pensiero d'amore, una ghirlanda di fiori. Lungo la diga, incuranti della pioggia bat tante, due morosetti, stretti stretti sotto un ombrello a triangoli policromi, camminano imperterriti scambiandosi baci e umide bugle. La cerimonia non a affare loro; forse sono due stranieri, residuo della migliaia di turisti dell'estate al tramonto. Si segue un programma che prevede la visita alle autorita locali dei dirigenti della Famia accompagnati da rappresentanti del Comitato di Gorizia dell'Anvgd e da quattro esponenti della comunità di Rovigno, ospiti graditi. Quindi tutti a passo veloce, un po' per la pioggia e un po' per accapparrarsi un posto a sedere, si dirigono al Duomo. A commentare i momenti salienti della Santa Messa, concelebrata da sacerdoti rovignesi con l'ex parroco di Fertilia don Francesco Dapiran, c'e l'eccezionale armonico coro Arupinum magistralmente preparato e diretto dal M° Cecchini. Cantano in rovignese i testi di don Marcello Glustich musicati da Piero Soffici. Lo stesso don Mar-cello commenta il Vangelo, sempre in ruvignese e chi vuol capire capisca. A lui fanno seguito il sindaco di Grado Corbatto, il presidente della Famia l'attivissimo Gianni Curio, e Sponza della Comunita Italiana di Rovigno. Questo intervento, diciamo laico, nel contesto della Messa ha dato noia a parecchi ed in particolare alto scrivente compresso tra una co. lonna, sulla destra, che non c'era verso di far spostare di un milli-metro, e sulla sinistra una prosperosetta signora che non mi azzardavo a spingere un tan tinello pi b in la, non per timore del marito che le stava a fianco, ma per evitare qualche commento maligno di femmine pettegole. Le laichc concioni furono tenure in chiesa perché pare che non si potesse di. sporre di una sala capace di contenere l'imprevedibile massa di presenti sulla quale — e lo dico subito prima di dimenticarmene — giganteggiava il "brasiliano. Miro Simetti, operaio tecnico, autodidatta, poeta e, a tempo perso giornalista il quale, Ira l'altro, mi fa ogni tanto l'onore di tradurre in brasiliano qualche mio povero verso e di darlo alle stampe. Quando si dice l'amicizial E poi ressa all'uscita: lo stoma-co reclama. Due i locali che ci accolgono: uno richiama i ristoranti di gran classe stile '800 con galleria, palcoscenico, amnia spazio per l'orchestra; l'altro e assolutamente moderno. Sono con la mia meta nel primo locale, ospite alla lunga tavolata con il presidente della Famia, il sindaco e altre autorità. La genie va prendendo posto mentre dal palcoscenico il rovignese attore e regista della stabile di Grado, Svettini, dirige abilmente... O traffico. Molto merito della riuscita di questo raduno spetta a lui. Prima del pranzo un pensiero affettuoso a due anziani coniugi festeggianti le nozze di diamante. Qualche altra concione e finalmente si mangia, benissimo ed in abbondanza. Chiacchiere, risate, immancabili canti e verso le 17 e qualcosa, come previsto dal programma, un intervallo per digerire, salutare parenti ed amici e passeggiare visto che la pioggia non cade più. Chiusura di questa prima parte con un pensiero poetico all'Istria. Si rientra alle 18 e poco più.. Breve commediola in rovignese interpretata con bravura dallo Svettini e i suoi attori; intermezzo di una poesia dialettale, El dorm i in Russia, dedicata ala memoria di un eroe rovignese, Silvano Abba, maggiore di cavalleria caduto in Russia nel 1943, medaglia d'Oro e d'Argento al V.M. e con Lui a tutti i nostri morti in guerra. Commozione ed applausi. A rasserenare gli animi ci pensa il coro che si esibisce con grande bravura eseguendo canti popolari rovignesi e bitinade e concludendo con quello che pub essere considerato I'inno nazionale di Rovigno: la viecia batana. Cantiamo tutti sotto la guida del Maestro Cecchini. La festa e finita. Se Dio vorra, a rrivederci nel settembre 1992. Bepi Nider