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Didascalia: Nel 1943 a Lindo, nell'isola di Rodi: Alfredo Roma, Mario Vogliani e Mario Tommasini
Tra le mie vicende di vita marinara, ricordo ancora quando giunsi nel 1943 a Rodi nel porto di Mandraki. Non vedevo l'ora di scendere a terra in quel la citta che conoscevo; avvertii ii sergente nocchiere che andavo al Comando Marina a informarmi se la posta era arrivata. Presi la bicicletta, e vestito in corpetto Bianco e pantaloncini mi misi a pedalare verso il centro della citta. Era una splendida giornata di novembre, e io cantavo perché mi sentivo Felice: in quel momento avevo concluso i1 mio armistizio privato con la guerra. Gironzolai qua e la come se fossi un borghese spensierato; mi era bastato ritrovarmi li, in quel posto che mi era familiare, per ritrovare forza e fiducia. Pochi giorni di sosta e si riparti; un po' triste per me, perché consideravo Rodi la mia seconda patria. Andammo a Lero alla Caserma Sommergibili di Portolago; la motosilurante fu sistemata nel bacino galleggiante per provvedere alla disincrostazione dello scafo. Rimessa in mare, fu affidata ai tecnici dell'Isotta Fraschini per la verifica dei motori, che però non diede risultati soddisfacenti. II comandante richiese il rientro in Italia affinche fosse riportata in condizioni ottimali. La risposta fu positiva e con la MSI I si rientrò. Dopo una sosta al Pireo, traversammo il canale di Corinto; toccate Patrasso, Saseno e le bocche di Cattaro, arrivammo a Pola, dove a Fisella scaricammo tutto l'armamento prima di raggiungere Monfalcone dove le unita furono messe in cantiere e gli equipaggi poterono fruire di una licenza. Terminate le revisioni partimmo alla volta di Pola dove ricaricammo l'armamento; ci fu aggiunta a prora una mitragliera da 20/65. La mattina del 15 maggio 1943 si parti da Pola; a sera eravamo a Brindisi. Poi, dopo una sosta nel porto greco di Prevenza, arrivammo a Patrasso; qui di notte un fonogramma ci ordina di par-tire; la mattina alle nova eravamo al Pireo dove ci mettemmo di scorta a un convoglio che doveva dirigersi a Rodi. Ci fermammo nell'isola di Siro dove ci giunse l'ordine di aspettare perché era previsto un attacco aereo. Di notte sentimmo da lontano rumore degli aerei, ma a noi non vennero a disturbarci. Ripartiti dopo diciassette ore di navigazione rientrammo a Lero. La sera alla Caserma Sommergibili proiettavano un film; ne uscimmo in tempo per sapere che si doveva ripartire. Un'altra nottata di mare e a mezzogiorno del giorno dove arrivammo a Rodi. Dopo alcuni giorni andammo a Lindo, una suggestiva citta a sud dell'isola di Rodi, in mezzo a due bale naturali; si uni a noi la MS 12, al comando del capo squadriglia Vittorio Daviso. A Lindo le due unita furono messe alla Fonda e ricoperte con dei teloni mimetici per sfuggi re agli avvistamenti, mentre gli equipaggi furono sistemati in una scuola requisita situata sulla parte sinistra della baia perpendicolo sul mare; il suo belvedere consentiva di vedere un panorama suggestivo e di aver sott'occhio il motosiluranti. Trascorremmo cola una ventina di giorni; pareva di essere in villeggiatura. Infine rientrammo nella baia di Suda, nell'isola di Creta a fiasco dell'incrociatore York, che da oltre due anni riposava il dopo essere stato gravemente danneggiato. Poi cambiammo zona; dopo qualche ora di navigazione sotto costa, entrammo nella solitaria baia di Kasteli, dove saremmo stati al sicuro. Nel tempo che si era li, un aereo nemico si avvicinò un po' troppo e fummo costretti ad apri re il fuoco, assieme alla 12: l'aereo si allontanò in fretta. Allorchè ripartimmo il comandante ci mise al corrente della missione: dovevamo attaccare un convoglio che, partito da Alessandria, era diretto in Cirenaica. Dopo un paio d'ore di navigazione la MS 12 ci segnalO che aveva un motore in avaria. Considerata la forza del mare, era indispensabile rientrare. Raggiungemmo la baba di Kasteli, rimanendo alla fonda. Fummo sorvolati da un aereo nemico che si limitò ad avvistarci senza darci fastidi; il fatto di es-sere stati segnalati obbligò il comandante Daviso a disporre il trasferimento in un'altra baia. Ci separammo dalla 12 e poche ore dopo un fonogramma ci informe che la 12 era stata attaccata da tre aerei e aveva perso il mitragliere, diversi i feriti. La notizia provocò angoscia e un'atmosfera di tensione. Nel tardo pomeriggio un aereo ci sorvolò e apri il fuoco, al quale rispondemmo prontamente senza però riuscire a colpire. Verso sera ci dirigemmo verso la baia di Suda; la MS 12 invece si diresse a Canea, per sbarcare i feriti e la salma del mitragliere. Infine tornammo a Rodi, nel porto di Mandraki. Al nostro arrivo vedemmo schierata sul mole una fila di marinai, con il picchetto d'onore; c'erano il Governatore e l'ammiraglio Daviso, fratello del «nostro. Daviso. Non pensavamo che la cosa ci riguardasse: invece aspettavano proprio noi. Ci furono resi gli onori delle armi.
Alfredo Roma