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Percorrendo, nel ricordo, via Sergia, passo passo, grazie al documentato e illuminato articolo di Romano Vidotto (l"Arena" del 15 luglio) entro, a circa meta della strada, nella gelateria Salvador; rinomata stirpe di gelatai friulani e, dopo aver ceduto, appassionatamente, all'offerta "Crema? Limone Fragola? Pistacio?", mentre dalla coppa di lucido metallo porto alla bocca col cucchiaino a spatula la refrigerante fragranza, arzigogolo nel pensiero. Primo: sono stato sempre un. goloso matricolato (non. per niente mia zia Ottavia diceva che se, con la merd... e lo zucchero avessero fatto i crostoli li avrei mangiati!) e, secondo: quanti negozi della mia citta figurano nella la giovinezza! Primo_fra tutti - ed e il solito peccato di gola - la 'Pasticceria Grubissa" su via Sartorio (Antonio, il compositore del Seicento oppure Giulio Aristide, l'enfatico pittore romano dell'Ottocento, oppure, visto che i nomi delle strade o non li so o li ho dimenticati o li sbaglio, nessuno del due?). Era frequentatissimo luogo d'incontro del padri ligi all'ordine domenicale "Va a comprare le paste psi fioi" e di quanti, recandosi all 'ospedale, vo1evano portare ai pazienti oltre al classico mazzo di fiori "qualcossa con un profumin da fan alsar i morti!': Papa Grubissa, grembiule candido, sfornava a getto continuo vassoiate di cannoli alla siciliana, paste crema, diplomatici, tranci di torte Sacker- di strudel e - sotto le feste - ammonticchiava putizze,
presnitz, crostoli, titole. Con Gusti, mio compagno di classe, avevo accesso nel laboratorio e mi drogavo con. odori di pinoli, uva passa, canditi, zabaioni, cannella. Sempre sulla stessa via
(abitavo, allora, in via Dante) c'era un 'botteghin"dove venivo mandato ad acquistare salsa di pomodoro pescata a cucchiaiate da barattoli rossi e che offriva anche frutta e verdura "Vegnùda tùta, Ogi, da la campagna! ", latte fresco. "Do minuti fa me to
ga porta la mlehcoitza! " e certi bomboncini varipinti che, oggi, si trovano soltanto sui banchetti
delle fiere e dei luna-park. C'era, in.oltre, una cartoleria in cui erano in vendita le dispense della Casa Editrice Nerbini. `Il fornaretto di Venezia" per mia madre. "Sandokan alla riscossa"per me. E ad invogliarci alla lettura c 'erano anche 'il corriere dei piccoli." con il milione di. Bonaventura, i cambi di casa di Pampurio e le birichinate di Bibi e Bibò; "Jumbo, Rintintin e Primarosa" e - per i più adulti - `L'avventuroso", saga della 'Pattuglia dell'Avorio", di Mandrake mago in cilindro e di Flash Gordon primo e inimitabile eroe-fumetto a viaggiare, amare, combattere, nel cosmo. Ma (e qui stavo in via Lacea) primo negozio conosciuto e frequentato fu quello di Giachin di "Generi alimentari coloniali" che, mensilmente, faceva arrivare a domicilio la cassetta della spesa. Lin rito. Messa da parte la cassette che sarebbe venuta buona come facile combustibile per i fuochi di legna dello shaker e del wintof (per i non polesanoi: cucina economica e fornello incassato a muro) si allineava sulla tavola il contenuto. La pasta nella sua elegante incartatura blu; i vasi e vasetti Arrigoni e Cirio; i tanti "scartossi" di caffé in grani, zucchero, polenta, farina doppio zero, cui si aggiungevano. ma erano impaccati a parte per non dare odore e sapore al cibo, i saponi da bucato, il sidol per lustrare, la varechina con tanto di teschio e "Velerto" sull'etichetta, il "saldame" con cui si sfregavano le stoviglie rigovernando in cucina. Fu in età più tarda che scopri quanto possa essere affascinante esplorare gli scaffali di una libreria. la più assiduamente frequentata era la "Smareglia", in centro citta. Sia per 1 'acquisto dei libri scolastici che per le appassionanti avventure della lettura. Con la scoperta per noi che, come paghetta, non s 'andava motto lontano (ed era grasso che colava!) dalle cinque lire, della Biblioteca Economica Sonzogno, alla quale devo, nel1 ' con l’ammonticchiarsi di quei libricini rosà pallido, il primo vero escurso fuori dai programmi scolastici. Con la conseguenza che ancora oggi dispongo di curiosità letterarie ornai da decenni fuori commercio, a cominciare dall'"Uomo che prende gli schiaffi" di Andreiev che, lo dico con mestizia, mi sembra, adesso, un antesignano del profugo. Invano cerco di dar- nome e locazione ad altri negozi. Eccezion fatta per la 'Panetteria De Cleva" dove, durante i primi anni di guerra vedo le file di donne con carta annonaria e (ma doveva essere assai prima) un cinese che vendeva cravatte e il Bar Osterman, proprio sotto gli uffici che ospitavano Radio Pola. mentre compilavamo i
dalle finestre aperte ci arrivava il rumore delle boccine e delle steccate sui tavoli da biliardo.
Cadevano i birilli e le nostre speranze!
DANILO COLOMBO