Didascalia: Quattro incisioni del Pimnesi come appaiono nella raccolta "Antichità romane de' tempi della Repubblica". Nelle due stampe in alto è visibile il fronte e il retro del Tempio di. Augusto a Pola. Sotto., a sinistra, Si. nota l'Arena che sembra emergere dal mare che arriva quasi a lambirla; a destra e riprodotto l’Arco dei. Sergi, attorniato da ruderi in un surreale paesaggio agreste. Le foto documentano alcuni particolari del Tempio di Augusto, viste da angolazioni diverse, come ei appaiono oggi. Confrontando le tavole del Piranesi con le immagini attuali possiamo riscontrare un insieme di particolari che i danni provocati dal tempo e dai conflitti non sono riusciti a cancellare totalmente. Le foto e la ricerca iconografica Sono di Nevia Gregorovich Piranesi era il figlio di un tagliapietra istriano che aveva l'incarico di sorvegliare la costruzione di importanti momunenti nell' entroterra. veneziano. Suo padre, riponendo net proprio erede i suoi sogni mai realizzati, lo aveva. avviato precocemente allo studio dell'architettura, della. prospettiva e delle tecniche incisorie. Cosiccid, a vent' anti - ed ecco il prima segno del destino- Giovanbattista, in qualità di "disegnatore", parte per Roma al seguito del nuovo ambasciatore di *Venezia.. Nella grande "metropoli", per vivere, incide Belle piccolo vedute per degli editori romani, e poi, per se -affascinato dalle maestose rovine-, le prime "prospettive inventate". Dai testi encidopedici e dai libri d'arte apprendiamo che Giovanbattista Piranesi, architetto e incisore era nato a MoglianoVeneto nel 1720 e morto a Roma net 1778, lasciando testimonianza attraverso le sue opere di incisore come solo Durer e Rembrandt, prima di lui, avevano saputo fare. Partito da modelli veneziani, le sue creazioni dotate di una tecnica grafica raffinata, si avvalgono di im'invenzione quasi tizianesca. Studiò prospettiva. e architettura. a Venezia. quindi sperinaentò l'incisione ispirandosi dalle opere di Rembrandt e Callot. In seguito al suo ritorno a Venezia ebbe contatti con la. pittura. di Marco Ricci e del Canaletto e sembra possibile un suo apprendistato presso il Tiepolo. Stabilitosi definitivarnente a Roma. nel 1748 pubblicò la serie d'incisioni delle "Antichità romane de' tempi della Repubblica" in cui si possono ammirare, tra l’altro, alcune tavole dei resti romanu di Pola, a conferma della. latinità delle nostre terre. A queste seguirono la serie delle "Carceri d'invenzione" e quella delle "Vedute di Roma". Significativa è un'analisi critica di Giuseppe Zigaina, artista. di spicco dell'arte figurativa contemporanea, che coglie la volontà del Piranesi di esprimersi come pittore, per estrapolare, attraverso un ritratto introspettico, i conflitti interiori di un artista che deve fare i conti con i propri limiti. "Non ho mai amato Piranesi -scrive Zigaina un un sua pagina tratta da Internet- anche se, a dire il vero, e uno degli artisti che m'incuriosiscono di più. Mi irrita e m 'intriga. tira dentro i1 suo lavoro per delle ragioni che ho sempre relegato in un altrove, dove vivono gli esseri di cui non si sa o non si vuol sapere. Al punto che ancora oggi stogliando il catalogo della sua mostra in Sala Giorgio Maggiore mi chiedo se egli sia realmente esistito o se pure sia il doppione di qualcuno che ho incontrato da qualche parte, ma di cui ricordo solo un atteggiamento sospetto: l’ostentata presenza di se. Di qui l'assurda domanda: "Chi era realmente costui?" Domanda senza corpo, la mia, perche ancora non so se per ricostruire l'immagine dell'artista devo evocarne l'espressione del volto, o la sequenza delle sue mostruose rovine." Prosegue Zigaina: "Tiepolo, a Venezia, è il grande sbalorditivo maestro. Piranesi al suo ritorno da Rom a lo incontra, ne frequenta la scuola e alla fine ottiene da lui, pare, un piccolo incarico di decorazione. Che non avrà sicuramente soddisfatto il giovane architetto.Il quale infatti ritorna a Roma, e a distanza di pochi mesi - volendo, chissà vendicarsi di qualcuno incide furiosamente i quattordici "capricci di carceri all'acquaforte". Opere, che al di là di ogni possibile riferimento formate, sono sicuramente l'esito del suo incontro con il grande pittore veneziano. Potrebbe essere stato anche, quello del Piranesi, un modo di misurarsi o di rispondergli; fatto sta che dopo trod rilievi, piante e frontespizi, in lei, esce per la prima volta con prepotenza, una fantasmatica e trasgressiva visione delle cose. Sennonché il terrore di perdere l’identità prevale; e alle carceri (luogo irriconoscibile dell'anima) viene assegnato il compito di custodirne segreto. Perciò, in superficie, tutto scorre tranquillo come prima, anzi, l'autore si compiace ancor di pia di presentarsi sulla scena delta vita come un essere Uno e trino: "incisore - antiquario- architetto veneziano". Con le gratificazioni che aumentano, le oàe-dote di Roma si susseguono in preziose edizioni che gli stranieri acquistano e pagano in denaro sonante. Piranesi si sposa, ha una figlia, e ne1 1757 viene eletto membro onorario della Società degli Antiquari di Londra: una città che poi l'artista eleggerà a sua patria ideale. Ma, ne1 1760, dalle braci sepolte nella cenere si sprigiona la fiamma L'artista riprende in mano le lastre delle "carceri d'invenzione", le rielabora, le incupisce e le violenta con la tecniche più impensate; cosicché per la prima volta emerge il lui la concreta possibilità di essere un altro: non un architetto veneziano, e neanche un incisore alla moda, ma un pittore alla pari dei grandi artisti veneziani del suo tempo. Scopre insomma che "col sporcar si trova': Ma queste parole, significativamente, non sono incise a epigrafe di qualche ritrovamento archeologico riprodotto a bulino, ma set bordi della tavolozza di en pittore con i pennelli ancora fragranti di ragia. Non solo; le lettere che compongono le quattro parole sono disposte continuazione dei grumi di colore come fossero l'espressione verbale del-la loco essenza e dengue della funzione ad essi affidata dall'artista inventore. Ebbene, questo dissimulato aforisma, che mi ricorda, non so perché, le parole di Picasso, quando, capovolgendo vecchio adagio dicevà a: "io non cerco, trovo", riassume la grande modernita di Piranesi. Una luce improvvisa, direi, nel buio labirinto intuito da Borges. On dato di conoscenza che in en archeologo architetto si rivela del tutto paradossale se non doppiamente trasgressivo , giacché si sa che solo pulendo con cura en oggetto o un tradimento di esso lo si mette in Luce, lo si riconosce, e alla fine lo si "trovà a". Non certamente sporcandolo. Il principio del Piranesi dunque è un vero 'Motto di spirito " che, irridendo la logica formale, acquista un senso solo a livello del gesto creativo. "Distruggere per inventare "; questa sembrerebbe la sua giusta decifrazione, non sempre riconoscibile. E conduce Zigaina. "Piranesi ha vissuto questa duplice tragedia: quella dell'architetto che si consuma introducendo opere non sue, e quella di un pittore visionario che solo ira quattordici piccoli rami - prigioni dell'anima - crea. per insopportabilità di schemi, per rabbia, delirio sconfinato amore di se, microcosmi di opere future." Per completezza d'informazione aggiungiamo che 1' opera di Piranesi dimostra una propensione nostalgica verso l'antichità, ma net contempo riflette il dramma insito nei cambiamenti intellettuali che avvennero in Europa all'alba dell'era moderna. PT