Didascalia:Accanto alla foiba di Vines alcune salme recuperate attendono il ri.
conoscimento da parte del parenti' nell'ottobre 1943
Seconda puntata
L'esule spacsato ed incompreso giunto in patria dalla sua amata Istria, anche se sistemato meglio che nella stessa terra natia, rimarra sempre un pesce fuor d'acqua. Non tessera di sognare la sua casa, il suo focolare, il podere e tutte le tradizioni. La chiesa praticata per la santa messa domenicale, anche se piccola, avra più importanza di quella stessa di San Pietro in Roma. Verra apprezzato pih il crepi tare del focolare che la comodità moderna del termosifone. La nostalgia delle proprie campagne, specialmente nelle stagioni con più raccolto, quando l'aria profuma dei frutti della terra, quando l'asino avanza pesante sotto il suo carico di fascine. Cose insignificanti ma che hanno un grande valore affettivo. Piccole cose, ma delle quali si sente defraudam.
I ricordi lo portano all'infanzia nella sua bianca casetta fatta di pietre, accarezzata d'inverno da una bora sferzante. II vecchio contadino, prima di partire per il grande esodo, s'incammina triste e curvo sotto 11 peso dei suoi anni per l'ultima volta nelle sue campagne. Vuole dare un ultimo saluto a quelle zolle di terra che lui stesso ha reso piu fertili con le sue fatiche, con quelle mani forti e callose, lavorate dall'alba al tramonto per fare rendere di più. Quella terra racchiusa da bianche masiere era tutto il suo orgoglio. Purtroppo quel triste destino ha deciso di togliergli tutto.
naturale il dolore che prova prima di partire, quando sa che deve lasciare tutto, mentre osserva le sue campagne e tutto ciò che vive in esse, le lepri che saltano le masiere, i muretti caratteristici della terra istriana, che danno un senso di vitalità ed allegria. II cinguettare degli uccelli, le piante dei fertili ulivi, le file di viti, orgoglio di ogni contadino, dalle quali ricavare del buon vino che molte volte lo ha rallegrato nelle giornate di festa. Le bottiglie del buon moscato che stappava solo nelle grandi occasioni, o per fame omaggio ad un parente od ad un amico venuto da lontano.
Nel frattempo la moglie triste e tra le lacrime prepara i cassoni cercando di portare via il pits possibile, ma in particolare tutti i can ricordi. Le fotografie dei nonni, dei genitori, di loro stessi quando era-no giovani, dei loro figli. I regali di nozze e tutto ció che potra ricordare loro la propria casa, i costumi e le tradizioni. E l'ultimo saluto e sguardo prima di partire sari per la loro casa. Entrambi impietriti dal dolore e dall'emozione davanti a quelle quattro pareti bianche che in passato avevano ricevuto in eredita e che li videro felici sposi per tanti anni. Un ultimo saluto al cimitero per dare un addio definitivo ai propri morti,pregare sulle loro tombe, formulare un ultimo desiderio comune, che il destino li possa un giorno riportare a riposare insieme in quello stesso cimitero a fianco dei loro morti.
La civiltà di un popolo non e soltanto da ricercarsi nella letteratura, ma soprattutto nei modi di vivere, nei valori, nelle tradizioni tramandate dai propri avi. Chi non prova il distacco dalla propria terra non potra mai immaginare e comprendere quanto sia costata la rinuncia. La più grande perdita che ha provocato il grande biblico esodo non è certamente da ricercare negli interessi materiali abbandonati, ma in quello che di più taro avevamo con la distruzione dei focolari domestici. Questi valori perduti non si possono acquistare nemmeno con tutto l'oro del mondo. Per chi deve lasciare la propria terra cercando rifugio sotto un altro cielo, non bastera certo la ricchezza o la casa più grande a ricompensarlo di ciò che ha perduto. II conflitto mondiale ha portato i popoli della terra ad una guerra di distruzione e di morte. Milioni di persone sono perite sui campi di battaglia, altrettanti in quelli di concentramento. Per altri ancora una lunga e sofferta prigionia.
XXX
La mia storia inizia a Dignano d'Istria il 9 maggio 1945 con il mio arresto da parte delle forze di occupazione partigiane di Tito. Avevo vent'anni, amavo intensamente la mia terra, avrei dato la vita per essa. Nei mesi precedenti l'invasione slava avevo contribuito attivamente con un gruppo di amici ad una continua ed intensa propaganda contro una prevedibile occupazione dell'Istria da parte della Iugoslavia. Pensavamo fosse ingiusto perdere quel territorio (anche se l'Italia usciva sconfitta dalla guerra); purtroppo i nostri sforzi non ebbero successo e le nost re terre caddero nelle mani di un'orda selvaggia e sanguinaria, con tutte le terribili conseguenze.
Quando ero bambino mio padre mi raccontava spesso della guerra del 1915/1918; gia allora l'Italia aveva pagato a taro prezzo per l'Istria e la Dalmazia. Molti martini erano stati il contributo che l'Italia aveva dato in cambio. Infine con l'assurdo trattato di Osimo ci e stata tolta anche la Zona B assegnata al Territorio Libero di Trieste. Certamente quelle migliaia di morti si saranno rivoltate nella tomba per questa ingiusta decision.
La mia prima prigione fu quella di Dignano d'Istria, dove rimasi per circa un mese. Dai primi giorni ebbi Ia sensazione che avrei passato momenti brutti. Da pochi mesi avevo conosciuto una ragazza del paese, Etta era il suo nome; con la quale mi ero fidanzato. Fu lei la prima a sapere del mio arresto. Certamente in quei giorni tremendi regnava una grande confusion; tutti volevano comandare e l'odio terrorizzava tutti; comprensibile per certi aspetti perch& si era in una completa anarchia. Bastava poco per fare una brutta fine. Uno qualsiasi ti accusava magari per uno schiaffo e per te era finita.
Errori, ingiustizie e delitti erano all'ordine del giorno; non bisogna nascondere nulla, le generazioni che verranno devono sapere chi che oggi per politica o per buon vicinato si tiene nascosto. Le foibe dell'Istria sono piene di scheletri (sono Italiani che hanno dato Ia vita per la loro terra) nulla è stato fatto per dar loro una degna sepoltura. Amare la patria sino al punto di dare la vita per essa, è certamente sublime. Io ai miei figli ho insegnato questi valori. Ma mi sorge un tremendo dubbio: ne valeva la pena?
Prima di iniziare la storia sulla mia lunga prigionia a motto importante che tutti coloro che leggeranno questo testo sappiano anche ció che avvenne negli anni precedenti. L'8 settembre mi trovavo in Arsia dove abitavo con Ia mia famiglia, precisamente in Via Otello Rovis. Questo per avere un quadro più completo sulla mia storia. Mio padre, Pietro Gorlato, nato a Dignano d'Istria 1899, +1984 svolgeva suo lavoro presso la Società Arsa in qualità di capo officina; era addetto alla manutenzione di Stalie ed il porto di Valdipicchio. Mia madre era Maria Vicchi nata a Fasana (Pola) 1902, +1976; le mie sorelle Amelia Gorlato nata a Dignano d'Istria net 1921 e residente a Lugo di Romagna; Lina Gorlato nata a Vines net 1930 e residente a Torino. lo sono nato a Carpano (Arsia) il 27 Aprile 1925. Le scuole elementari to ho frequentate a Vines in quan to allora abitavamo Ii. Frequentai l'avviamento professionale ad Albona. In quel periodo la nostra residenza era Arsia. Successivamente negli anni 1940.41 frequentai l'Istituto Tecnico Industriale per periti tecnici .Alessandro Volta. di Trieste.
La data dell'8 Settembre 1943 e stata per la nostra famiglia e per i nostri cari parenti l'inizio di tante paure e lutti. Mio zio Moscarda Lorenzo (marito della sorella di mio padre) fu prelevato di notte dalla propria abitazione di Arsia dai partigiani di Tito e di lui non si seppe mai più nulla. II mio padrino di cresima (di cui purtroppo non ricordo il nome) fu gettato nella foiba di Vines. Mio padre fu minacciato di morte phi di una volta; un suo fedele operaio gli confide che alcuni partigiani slavi dell'Istria avevano manifestato l'intenzione di ucciderlo e gettarlo nella foiba di Vines (durante la sua carriera mio padre ha fatto sempre del bene, ha provveduto ad assumere molti operai nella miniera di carbone anche nella sua officina; ci teneva motto al la disciplina sul lavoro ed alla correttezza.) Evidentemente a qualcuno non piaceva ii suo modo di agi re. Dovette lasciare per sicurezza il suo posto di lavoro e scappare in tutta fretta, rifugiandosi a Trieste. A questo punto , quando i partigiani si resero conto della scomparsa di mio padre, vennero di notte a casa mia e prelevarono me al post° suo. Pere nello stesso tempo lanciarono un messaggio: se non si fosse consegnato ne avrebbero tenuto in ostaggio il figlio per poi condannarlo. Erano momenti motto brutti, tutti i giorni giustiziavano qualcuno. Arsia era un paese isolato e l'infiltrazione slava proveniente dall'interno della Jugoslavia ne era diventata la padrona. Gli orrori che commettevano su persone inermi non le dimenticherò mai. Mentre ero chiuso in una cella della ex caserma dei carabinieri, aspettavo la decisione sulla mia sorte. Intanto mio padre saputo di quanto mi stava succedendo si apprestava a presentarsi ai miei sequestratori. Ma nello stesso tempo una colonna di tedeschi partita da Pola si stava avvicinando ad Arsia con l'intenzione di liberarla. II comandante tedesco mando in avanscoperta una staffetta che, raggiunta la piazza del paese munita di megafono, diede un avvertimento e nello stesso tempo ordin6 alle forze partigiane di allontanarsi dalla zona lasciando ogni ostaggio in vita, altrimenti avrebbe fatto fuoco sulle loro postazioni in precedenza individuate. Ed e cosi che fui liberato; mio padre, che era in coda alla colonna tedesca, potè senza pericolo raggiungere la propria abitazione e riabbracciare tutti. Ci comunic6 per6 di trasferirci subito a Dignano d'Istria, in quanto più sicura e protetta. Dopo la liberazione di Arsia, Albona e Vines da parte delle forze tedesche, si potè verificare ciò che i titini avevano fatto di crudele ed orrendo. Le foibe, specialmente quella di Vines, avevano già ricevuto i loro primi martiri. Prima di essere gettati in quelle profonde voragini subirono le piu inaudite violenze e mutilazioni. Vennero eliminati, uomini, donne e bambini con sanguinaria ferocia.
Gino Gorlato