Risposta all’articolo “Le firme” di Gibi (“L’Arena” 2/04)
Carissimo Ammiraglio, sono stato lungamente in dubbio se rispondere privatamente o tramite giornale al Suo articolo; considerato, però, che Lei ha ritenuto di avvalersi di quest’ultimo mezzo per farmi pervenire la Sua critica, ho deciso di fare altrettanto. So bene che il Suo punto di vista, circa la mensilità dell’Arena, è condiviso da altri, ma la decisione al riguardo non è stata assunta né con leggerezza né, tanto meno, con cattiveria e, certamente, non è stata un mio arbitrio. E’ stata, invece, una decisione ponderata e sofferta, capita, peraltro, persino da più lettori di quanti mi aspettassi. Lo si deduce dalle lettere che giungono in redazione. Per questo, ma non solo, il Suo scritto mi ha sorpreso. Proprio a Lei, infatti, in precedenti scambi, epistolari e telefonici, privati avevo illustrato la situazione economica attraversata e motivato gli elevati costi del giornale.Mi aveva allora assicurato di aver capito e di condividere. Le circostanze allora illustrateLe sono semmai peggiorate ed allora perché questa presa di posizione? Credo di conoscerLa e non posso pensare che si tratti di una ripicca per il “tajo”, se pur lamentato, di qualche Suo lavoro. Non vorrei, piuttosto, che l’esplicita richiesta di pubblicazione del bilancio, celasse voci malevole quali quelle circolanti, ingiustamente a quanto mi consta, nei riguardi della precedente gestione; non lo accetterei e sarebbe motivo più che sufficiente per mollare tutto. Come sa, il bilancio 2003 verrà approvato in sede di Assemblea generale (nel maggio p.v.); ne ho, comunque, fatto cenno nel corso del recente Consiglio direttivo, non homotivo di nasconderlo, né mai ho nascosto alcunché ai lettori; lo trova, pertanto, pubblicato a parte. Mi auguro aiuti a capire; nutro, però, qualche dubbio al riguardo, perché le cifre che vi appaiono danno l’illusione di un’ampia disponibilità di risorse mentre, in effetti, hanno determinato un deficit che, sperò, sarà risanato nel corso del 2004. Non mi piace convivere con i debiti e, tantomeno, chiedere la carità, ancorché non a titolo personale, per sopravvivere; per questo e perché i tempi sono cambiati, soprattutto nei rapporti con i prestatori d’opera, non condivido e non ho, o meglio non abbiamo, preso in considerazione la soluzione da Lei prospettata. Domani le decisioni potranno essere anche diverse dalle attuali ma non dipenderanno, comunque, dalle sole disponibilità finanziarie. Il volontariato non abbonda come generalmente si crede e per certe cose oltre alla volontà ci vogliono anche capacità specifiche. Non è un appunto che muovo a Lei direttamente - sarebbe del tutto fuori luogo, data la sua lunga e fattiva collaborazione - ma purtroppo la disponibilità a fare non è pari alla facile, speso gratuita ed ingrata propensione alla critica. Tutto ciò premesso, mi spiace sinceramente che Lei abbia deciso di “tirare i remi in barca”. So per certo che Lei gode dell’apprezzamento e della simpatia di tutti; la Sua rinuncia a collaborare non sarà, per questo, interpretata come un atto di protesta nei confronti della redazione, bensì come un torto fatto a chi La stima. La invito, pertanto, nei limiti delle Sue disponibilità di tempo e di salute, a riconsiderare la Sua decisione. Se così non dovesse essere, rinnovandoLe i sensi dellamia sia pur recente amicizia, non posso che ricambiare a Lei il Suo saluto rivolto ai lettori: “stia sano!”.
Lumi sulla possibilità di ottenere la qualifica di profugo
Qualche tempo fa, una signora, esule da Lesina, si era rivolta allaDirezione della “Arena di Pola” per chiedere lumi sulla possibilità di ottenere la qualifica di profuga. La risposta fu totalmente negativa, sottolineando che i termini di presentazione delle domande erano da circa vent’anni scaduti…..Risposta sorprendentemente inesatta o, meglio, sbagliata. Si da il caso, infatti, che i termini siano stati riaperti “sine die” dalla circolare di D’Alema del 1999, riportata integralmente anche nell’apposito Sommario di Padre Rocchi. Le domande possono tuttora essere presentate da parte di coloro che possono vantare i requisiti richiesti. La circolare era giustamente intesa ad impedire che non potessero giovarsi della qualifica di profugo, a tutti i fini di legge, coloro che per vari motivi non avevano potuto chiederla a tempo debito. Sembra giusto che si sappia come stanno le cose…. La stessa ha valore di legge ed è dovere di chiunque rispettarla e farla rispettare… “ignorantia legis non excusat” specie coloro che, a motivo del loro incarico, dovrebbero essere più documentati di tutti. Ancora una volta, spiace dover constatare che le Organizzazioni giulianodalmate, e la loro stampa, non forniscono doverosa e pertinente informazione agli esuli. LAURA BRUSSI
Gentile sig.ra Brussi, ho sintetizzato la sua lettera preservando gli elementi informativi e quelli di critica. Lei, avendo dovuto personalmente affrontare il problema (vedasi Sua pubblicata su Arena n. 4/03), incontrando qualche difficoltà è evidentemente un’esperta in materia e fa bene a rendere partecipi gli altri delle sue conoscenze. Il caso a cui si riferisce, lo ricordo benissimo; riguarda la sig.ra Antonietta Lucich ed è stato trattato sul n. 17/03. Per dare risposta, c’eravamo direttamente rivolti alla Prefettura di Trieste ed al locale Comitato provinciale A.N.V.G.D., fornendo poi all’interessata gli elementi di cui, a quel momento, eravamo a conoscenza. Solo successivamente siamo venuti in possesso del libro di Padre Rocchi da lei citato (“L’Istria dell’Esodo”), immediatamente pubblicizzato sul successivo n. 18/03 del nostro giornale, apprendendo quanto di cui ora lei ci informa. Consci di essere stati imprecisi, ci eravamo allora premurati di fare stralcio degli elementi di interesse della signora e di inviarli a lei direttamente, consigliandola anche di rivolgersi, per assistenza, al Comitato provinciale di Milano. Pertanto, come vede, abbiamo fatto tutto quanto ci era possibile, con la dovuta tempestività e nella speranza di essere d’aiuto. Cara signora, visto il ritardo della sua informazione, mi sorge il sospetto che neanche lei fosse allora in possesso degli elementi di cui ora fa tanto sfoggio di conoscenza e, comunque, un suo intervento maggiormente collaborativo, anziché accusatorio come suo costume, sarebbe stato egualmente pubblicato e sicuramente più apprezzato.
In ricordo di Liliana Golessi Rovina
Leggo da sempre con trepidazione e nostalgia la nostra “Arena di Pola”. Purtroppo, da quella del 15 dic. u.s., ho appreso con molta tristezza la dipartita di Liliana Golessi Rovina. Era una carissima amica di Pola; eravamo così fraternamente legate da vera amicizia da scambiarci i nostri piccoli e sinceri segreti. Con la foto, trovata nell’album dei ricordi, desidero immortalarla nella memoria di quanti l’hanno conosciuta per la sua dolce persona. Era il lunedì di Pasqua del 1942, quando con gli amici “bumbari” e simpatie ci siamo ritratti con le nostre biciclette nella confortevole pineta di Siana, passando un’indimenticabile gioiosa giornata. Ancora per qualche anno ci siamo allegramente incontrati finché, arrivata la tempesta di quei terribili anni, ci siamo divisi. Non per nostra volontà, abbiamo dovuto abbandonare la terra natia, disperdendoci chi qua chi la in tutte le parti del mondo, perdendo contatti umani con amici e parenti. Così è stato anche con Liliana; ci siamo perse, lei a Roma ed io a Milano, accorse nelle braccia della madre Patria che però, ancora oggi, ignora quante lacrime siano state versate e quanti siano stati i dolori subiti per le innumerevoli incomprensioni di quanti hanno voluto e vogliono ignorarci, non dandoci le dovute soddisfazioni. Ora, un po’ alla volta, specialmente quelli della nostra generazione, ci stiamo avvicinando all’incontro con i nostri poveri cari, perciò preghiamo per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, perché possano godere la Pace in questo mondo pieno di brutalità. Addio Liliana, non ti dimenticherò e serberò nelmio cuore i ricordi di noi ragazzine allegre e spensierate. Alle figlie ed ai parenti porgo le mie sentite condoglianze. Colgo questa occasione anche per salutare Edda Galimberti e rinnovarle le condoglianze per la perdita della sorella Giulia, augurandole salute e serenità anche da parte diMarino. La foto ritrae da sinistra: Lino Gorlato, Ida Baroffio, Nino Benussi (era un mio carissimo cugino, barbaramente ucciso in quel maledetto ’45 che ancora oggi ricordo e piango senza poter accendere un lumino o deporre un fiore sulla sua tomba, perché probabilmente precipitato in una foiba sconosciuta da mani assassine), Liliana Golessi, la sottoscritta Tina Negri,Mario Silla, Anita Candotti, Livia ?, ? e Marino Zuccheri (mio vero ed unico amore che dura ancora oggi da più di 53 anni). TINA NEGRI ZUCCHERI
Cara Signora, grazie per questa lettera così vera, ricca di ricordi belli e, purtroppo, anchemolto brutti e congratulazioni vivissime per la freschezza del suo sentimento per Marino che, immagino, pienamente ricambiato.
Politica arrogante ed attese sfibranti
Sig. Generale, la Sua voce non è stonata. Fuori tono sono le attese di chi legge il giornale che Lei firma. Il saggio… parla degli uomini come veramente sono. L’idealista li immagina come vorrebbe che fossero. Bisogna essere un tantino sospettosi nei confronti della saggezza, la quale non è altro che il buon senso, o meglio, la conoscenza della vita. L’idealismo rappresenta l’irresistibile voglia di credere in un futuro migliore. A noi la scelta tra questi due modi di intendere la vita. I compromessi hanno delle sfumature infinite, la verità è una scultura di pietra. Disistimo la linea politica, in modo particolare quella che è stata la causa della sua amarezza; di chi vuole diventa- Re padrone assoluto e non per volontà di Dio e della Nazione; Dio ha altre scelte e secoli a disposizione. Lei, attraverso il giornale, doveva scrivere: ma com’è bravo! E’ il migliore! Che valenti, che ammirabili i suoi uomini! Per il predicatore ed i suoi adulatori, non mi fraintenda, Lei non è altro che uno che attacca “con l’arma della menzogna e della maldicenza” un potere straordinario, di pregi e virtù. Lui, l’oratore sacro, sa bene che il dolore non si cancella con un decreto. 10 febbraio 1947, Giornata della Memoria: i vecchi ricordano, ma in genere hanno preferito rimuovere la disperazione, vuoi o non vuoi, insinua un senso di sofferenza; figurarsi i giovani nati dopo: considerano un diritto e lì finisce. Quanta commozione nel Giorno della Memoria; va qui ricordato come codesto giorno lo si debba ad un deputato indipendente, vale a dire assertore di indipendenza politica, alla sua “ostinata” ostinazione; diciamolo ha faticato molto a istituzionalizzare il ricordo, ma quanta amarezza…E’ il ripetersi; siamo vicini alle elezioni ed i politici da oltremezzo secolo cimarciano su questi fatti della Storia; poi scenderà l’oblio della memoria, una flemmatica dimenticanza, l’abbandono dei sentimenti…La vita è una strada rapida e scivolosa che conduce, oltretutto, fuorimano. Non si può mai dire di aver completamente ragione o del tutto torto.Nessuno può decidere per altri né cosa è meglio né cosa è giusto…E ora? E’ il tramonto. L’Esule ha le sue colpe: gli anni perduti! E’ semplice, credulone e di poche parole; a certe raffinatezze non potrà mai giungere - tingere il cielo d’azzurro, vivere unito…nella libertà dove non ci sono confini - però, prima che scenda la notte, è ora di muoversi! Certo, non è facile raccontare,ma bisogna riuscirci, senza assumere atteggiamenti ingiusti, senza annoiare. Il biglietto è fatica, tariffa coraggio. Si! Questo è il prezzo da pagare.
MATTEO FABRIS
Caro Fabris, la Sua lettera è, al solito, non sempre di agevole interpretazione; a livello personale mi sento, tuttavia, di ringraziarla. Condivido molto di quanto dice; anche per questo, quando non proprio tirato per i capelli,mi astengo dal giudicare e continuo per la mia strada in buona fede, cercando di agire “per” e “non contro” qualcuno o qualcosa e ricercando più ciò che può unire che dividere. Temo anch’io che all’impegno ed agli entusiasmi del momento (pre elettorale) possa far seguito l’oblio. Sta soprattutto a noi Esuli fare che ciò non accada, con onestà e coraggio, “pagando”, magari, se si renderà necessario. Circa le attese sfibranti, immaginando che si riferisca anche a quello, pubblico, in riquadro a parte, la lettera da Lei inviata, in risposta, alMinistero delle Finanze e p.c. al Presidente del Consiglio, Berlusconi, in tema di beni abbandonati.
Voglia di dialogo
Caro Sindaco, solo di recente ho preso visione della mia lettera pubblicata (Arena 21/03), congiuntamente a quella della sig.ra LiciaMoscheni ed accomunate dalla di Lei interessante, adeguata ed esauriente risposta come, del resto, lo sono sempre le altre della rubrica. In riferimento a ciò, sarò lieto di fornirLe il mio recapito qualora la succitata sia disponibile a fare altrettanto. Dalla foto apparsa, mi sembra di ricordare il vispo faccino della medesima in quanto, al tempo dell’adolescenza, bazzicavo nei paraggi ove circa abitava, avendo in zona degli amici. Complimenti per l’encomiabile impegno, auguri per il prosieguo e cordiali saluti. ROMANO BENCI
Caro Benci, pubblico la Sua gradita
lettera nella sincera speranza di
potermi fare tramite per il dialogo
da Lei auspicato con la sig.ra Moscheni