foto Nel 1951, sull'Arena trovava ospitalità un mio modesto articolo: .152 Profughi vivono a Rapallo.. Con poche righe raccontavo della villeggiatura» a 17 lire al giorno, di quella comunità ricoverata presso l'Albergo Fiorenza. Già avevamo i primi Morti, fuori i confini della Loro terra, che qui ricordo ancora: Bruno Belci - Francesco Dazzara - Eufemia Mazzan. In questi giorni, mi è state fatto l'omaggio di una fotografia che ritrae quei profughi radunati nel saloni dell'Albergo, per festeggiare (si fa per dire) il Santo Natale del 1948. Sull'Arena del 28 gennaio scorso, Gigi Muggia, con lodevole puntiglio e matematica precisione statistica, individua in 105.000 i profughi ancore vivi, partendo dal data iniziate dei 350.000; quindi oggi siamo meno della metà. E credo che Muggia sia molto vicino alla realtà. soprattutto se guardo la fotografia dove, a partire dalla seconda file in su, molti non rispondono all'appello. E così; purtroppo anche qualcuno della prima fila. I pici ormai cresciuti, e ben poco ricordano della loro terra natia. I .veci” si trascinano stanchi, aspettando fora del grande veto ascensionale. Qualcuno, ogni tanto, torna a rinverdire i ricordi, con brevi ma intensi soggiorni in Istria, dove, piano piano, ma inesorabilmente, si vanno scolorendo le tracce del nostro passato. I figli, specie quelli nati dopo l'esodo, per non parlare di nipoti e pronipoti, non riescono a far propria la nostra nostalgia, non recepiscono l'amore per la terra degli Avi. Abbiamo, secondo Muggia, ancora 25 anni per non dimenticare, per vedere sparire nell'oblio il nostro esodo. Che Dio c'è la mandi buona! Fausto D'Asta