foto Didascalie: II generale Loris Tanzella e Ia moglie Maria Silvi con il testamento della madre: .Pola 23 gennaio 1947, ricorda sempre questo giorno, ultimo della nostra residenza a Pola; triste giorno per noi, ma lo che sei giovane devi partire con l'assoluta certezza di tornare a Pola, sempre italiana tua mamma, Assieme alla moglie ha partecipato alla cerimonia di San Bonifacio, Graziano Udovisi, un infoibato in Istria che è riuscito a sopravvivere ed a risalire dalla voragine Parla Tanzella che ha accanto il Sindaco Polo; in primo piano a sinistra Nidia Cernecca il cui padre fa infoibato E' il 10 gennaio 1998. sono le ore dieci. C'e movimento nel piazzale della Abbazia di Villanova (frazione della Citta di San Bonifacio). La bella chiesa romanica risalente all' XI-XII secolo (ma multi frammenti e reperti sembrano appartenenti all VIII-IX secolo). completata dalla sottostante splendida cripta a cinque navate. 11 massiccio campanile quadrato in tufo sembra osservare con i suoi occhi (tali sembrano le magnifiche trifore gotiche) la gente che va radunandosi ai suoi piedi. Da giorni su un portavvisi appeso ad una parete esterna della chiesa fa belle mostra un cartello con tricolore: annunzia che alle 10.30 sara celebrate una messa per i Martini delle foibe. E la gente arriva. Ed arrivano bandiere e labari e medaglieri: sono le Associazioni d' Arma e quelle combattentistiche e dei reduci. che portano bustine grigio-verdi. baschi neri. azzurri, amaranto, penne nere e penne bianche. divise azzurre e solini blu, ma portano soprattutto odore di patria, di solidarietà. di vicinanza al popolo istriano ed ai suoi Martini. Alle 10.30 la chiesa è piena. Ai primi posti il Sindaco. donor Silvano Polo, con la fascia tricolore, esponenti locali. rappresentanze militari, il promotore della manifestazione (la quale proseguira dopo. la messa, cioè l'intitolazione di una piazza ai Martini delle foibe) con la moglie, anziani militari in congedo come fan-ti. aviatori, carabinieri, marinai. paracadutisti. ecc. ed infine gli istriani in esilio giunti da vane località del nord Italia. Celebra la S. Messa l'ex cappellano-capo Giuseppe Sonato assisti lo da Don Roberto. Abate della chiesa: pronunzia le "tenure» la crocerossina signora Pagliarini: legge la «preghiera per l'esilio”, Ia nostra Licinia Craglietto: suona Torgano: cantano i "veci e le anziane "classi di ferro<<. Terminata la messa. un lungo corteo con in testa il Sindaco col gonfalone della città si dirige verso la piazza che avra la nuova denominazione. La piazza è imbandierata, il microfono è pronto sul palco che ha ai lati i carabinieri e le crocerossine e di fronte i labari. gli invitati, gli istriani, la gente. Con un discorso di oltre venti minuti il promotore-organizzatore-oratore va a ruota libera nella celebrazione di rim, svelando a chi ancora lo ignorava cosa significa la parola quello che avvenne in Istria fra il 1943 ed i1 1945. quale fu e come avvenne il martirio degli istriani nelle foibe, quale fu la tragedia dell'esodo. quale fu il peso dell' ignobile e miserabile silenzio dei politici durato cinquanta anni su tut-to quel dramma ed inline il valore della intitolazione della piazza ai "Martini delle foibe>,, acché il loro ricordo ed il loro significato non sia mai più dimenticato. Dopo aver poi letto la parte più viva della "Preghiera per l' infoibato. di Mons. Santin, l'oratore cede la parola al Sindaco che con adatte e significative espressioni manifesta solidarieta agli istriani ed ai loro Martini e legge Ia lettera giuntagli dal Sindaco di Pola in esilio, Bemardo Gissi; dopodiché egli si avvicina alla nuova targa ancora coperta: si alzano labari, vessilli e medaglieri in segno di onore, si abbassa nelle mani del Sindaco il tricolore che copre la targa ed appare e c'e commozione in chi lo comprende la scritta che sara il perenne ricordo di questa piccola città per i "Martini delle foibe 1943-1945<<. Ai suoi piedi la madrina Nidia Cernecca depone fra gli applausi un grande mazzo di fiori legato da un nastro verde-bianco-rosso. La cerimonia c finita: ringraziamenti, rallegramenti. felicitazioni, saluti, strette di mano, abbracci si succedono Ira i convenuti, che poi si recano ad un amichevole aperitivo cortesemente offerto dal Sindaco di San Bonifacio. Per gli istriani era stint, predispostet un pranzetto in un ristorante vicino alla stessa Abbazia e di esso purlerà più avanti perché prima vuole avere il piacere di raccontare qualche particolare di contorno alla cerimonia, iniziando peraltro da una delle ire sole delusioni che ho avuto. Sulla piazza dedicata ai Martini doveva volare un piccolo aereo per il lancio di fiori e stelle filanti; l'aereo invece non ha potuto alzarsi per ragioni atmosferiche: fiori e sidle sono state sostituiti dalla frenetica appassionata opera di un amico che, a forza di volonta e di corse, è riuscito a far stampare e poi distribuire a mano un volantino. Ora altri episodi spiccioli. Nella segreteria telefonica trovo, il giorno prima della cerimonia. un messaggio di rallegramenti per l'annunziata manifestazione. firmato verbalmente da un eloquente anonimo "un cittadino',. Un alto ufficiale del Commissariato militare, che poi sara presente, mi informa che versa ed in fatti mi porterà anche la copia di un articolo sulle foibe pubblicatogli tempo fa dall'Unione Ufficiali in congedo. Ho visto qualche lacrima negli occhi dei presenti: una crocerossina mi si avvicina con gli occhi ancora rossi e bagnati per esprimermi la sua commozione. Un generale in pensione. Silvio Frizzi, mi fa avere (con Lucina Rondoletti) due poesie per Pola e per Veglia. Un polesano a me ignoto Tombini residente a Caldiero (paese del Veronese) spedisce a Maria una sua ode. Una signora Manzin -da Mozzecane di Verona telefona a Maria (ritratta sull'"Arena” di Verona nel corso di un'intervista estemporanea fattaci a casa a cure di un giornalista): si intreccia una lunga conversazione e si trovano punti di contatto e ricordi comuni; la cosa continuera. Presidenti di Associazioni militari e civili, vecchi soldati e gente comune esprimono soddisfazione, commozione ed ammirazione per la cerimonia; carabinieri e finanzieri, nella loro compostezza militate, sono entusiasti. I giovani nipoti di Maria si danno da fare: chi riprende tutta la cerimonia con la telecamera, chi si presta per il trasporto auto di qualche persona dal centro o dalla stazione lino al la piazza; poi guardano ed ascoltano. L'amico Sindaco Gissi mi spedisce un cartoncino di auguri unendovi la copia del fax inviato al Sindaco di San Bonifacio. Questi mi consegna medaglie ricordo per me e per i tre Liberi Comuni in Esilio; e per essi anche la "Delibera con nastro tricolore con cui fu approvata all'unanimita dalla Giunta Comunale la mia proposta per la piazza: consegnerò il tutto agli interessati, compreso il presidente dell'Anvgd di Gorizia Edo Apollonio, che, presente a San Bonifacio, mi ha poi signorilmente telefonato per rinnovare i suoi rallegramenti. Potrei continuare, ma mi fermo qui per non farla troppo lunga. Un cenno al pranzo degli istriani: eravamo più di trenta a fare onore ad una eccellente ed elegante colazione (so cui non mi dilungo) conclusasi con due .acuti”: il primo acuto è stato la torta, un dolce 50-40 su un lungo nastro di seta tricolore, alta dieci centimetri di delicatezza e di rifiniture, con l'intera superficie rappresentante a colori l' Istria immersa nel mare azzurro, con le principali località scritte con la cioccolata ed una capretta (anch'essa di cioccolata) che campeggiava al centro: bellissimo tutto ed applaudito con entusiasmo. lo ero in giro per la sala e quando sono tornato al mio poste ho trovato il mio pezzo di torta che era stato tagliato proprio con la scritta forse è state solo un caso! il secondo "acuto. a state il canto «Istria. e poi quello sommesso. solenne, patetico e toccante del "Va' pensiero a suggello di una intera giornata. In contrasto le due ultime delusioni. La prima: avrei volute portare le scuole nella piazza, ma non si è potuto. Mi e stato detto che gli alunni erano appena rientrati dalle vacanze natalizie e che non era opportune distrarli ulteriormente (mezza ragione) e che poi si preferiva mantenere la cerimonia nell'ambito di una manifestazione istriana dedicata ai Martini (non si e voluto capire il sottofondo culturale, ma forse non si voluto sbilanciarsi troppo per ragioni di opportunità politica). La seconda: le assenze degli istriani. La solita pausa natalizia dell'Arena, che ha costretto la redazione a pubblicare soltanto col numero datato proprio 10 gennaio il mio appello corredato dalle istruzioni per itinerario per i desiderosi di presenziare, ha certamente e senza possibilità di scampo tarpato le all ai più solerti e volenterosi. Forse un poco meno giustificati quelli residenti più vicino che, raggiunti motto tempestivamente per telefono ed avendo data 1 'adesione, si sono poi dissolti nel nulle (al pranzo, ad esempio, anziche quarantotto eravamo trentatré soltanto). Si sono forse placati gli entusiasmi. gli slanci, gli affetti, il piacere dell' incontrarsi, il sentimento-dovere di onorare chi da troppo tempo dome nel son-no etemo? Conosco le tante cause che possono essere di ostacolo: malesseri, acciacchi, finanze, maltempo, ma ritengo che "Parigi valga bene una messa,,. dato che certe core si fanno una volte sola. San Bonifacio non é Roma nè Trieste, ma i Martini sono uguali ovunque. Non ho potuto perciô fare a meno di no-tare il contrasto fra un Mario Tagliapietra che con la moglie parte col treno da Monfalcone alle sei del mattino. o un Udovisi che non teme la nebbia da Reggio Emilia, con la defezione di altri aventi minori difficolta da superare. Sono pensieracci miei, ma sia ben chiaro che lo sfogo e rammarico per la finalità della cerimonia. non perché sia mancato qualcosa a me. lo soon nessuno ed ho avuto anche troppo per questa realizzazione cercata, ottenuta, organizzata e condotta a termine in quella maniera. Una cerimonia da considerare un successo nella forma e nella sostanza, un avvenimento per la cittadina veronese. una soddisfazione per chi la ha voluta, un dovere assolto col cuore per i Martiri. Ed il pensiero gia mi corre verso la fine dell'anno in corso e dei successivi, allorché anche a San Bonifacio una corona rendera ufficialmente onore ai poveri «Martiri delle foibe” eternati in una targa. E vi aggiungeremo anche i nostri fiori personali. Loris Tanzella