Incuneata in un trivio compluviale di aspri e sassosi sentieri, scendenti dalle sommità boscose del Sargneno (Monte dei Peri), del San Lauro (Monte Vernale) e del San Daniele, che dominavano le antiche “contrade. Terra de l'Arca, Possessa de Corea e la selvosa Seiane, s'apriva ampia una conca naturale di ritenuta sulla quale stagnavano le acque del Laco Vidrianel. In certi periodi stagionali di grandi piogge, lo stagno straripava riversando le acque di tracimo in più alvei tortuosi, scavati nel vivo del banco calcareo inclinato dei Ronchi di Valsezera, che poi turbinosamente le scaricavano nella sottostante valle della Roia Clarana. L'acqua di quest'ultimo ruscello continuava allora scorrere impetuosa, fino alle bassure del Ponte, dove il suo letto si allargava e sfociava in mare ai piedi della Calcara di Monte de la Forche (Monte Ghiro). Su uno spiazzo erboso, confuso nel verde dei canneti del vicino Laco Vidrianel, circuito da uan piccolo porticato di colonne marmoree (forse tolte dal non lontano sacello di San Germano, il martire polese che nel 284 fa seviziato nella nostra Arena e poi decapitato nei pressi del Laco San Zerman (L. Bristovizza) ad oriente del Monte San Daniele) s'alzava bel tempietto nel quale si conservava, prezioso tesoro del '400, l'immagine benedetta e miracolosa della B.V. delle Grazie. tempietto (pare esistesse fin dal 1450) era noto, fin dai tempi pia lontani, per le grazie ricevute da tanti fedeli polesi e anche da forestieri; fu costante meta in tutti tempi di pii pellegrinaggi e di preghiere che, per consuetudine antica, si facevano nel secondo giorno di Pasqua. Nel 1850 il tempietto esisteva ancora, ma era assai malconcio, erano invece scomparsi Laco Vidrianel ed i suoi turbinosi emissari bonificati dai naturali e continui riporti alluvionali di terre asportate dalle vicine, ormai spoglie di vegetazione. Erano stati dimenticati anche i nomi delle antiche contrade, dei monti, dei corsi d'acqua, rimaneva ancora quello dell'antico Ponte che, dato ristagno dell'acque dell'antica Roia Clarana, era in quell'epoca stato ribattezzato Ponte de la Fevre. Proprio sulla foce del ruscello pantanoso, fonte della malaria che allora infieriva sulla misera popolazione cittadina, era stato costruito nel 1876 un ponte ferroviario chiamato Ponte de la ferata o anche “dei suicidi.. Nel 1885 dalla carità pubblica, dall'obolo del polese povero e ricco, dalla zelante proficua e instancabile attività del canonico don Cleva e del parroco don Basilisco, in poco meno di un anno, nel sito dell'ormai cadente tempietto fu eretta la bella chiesa della B.V. delle Grazie. Settantacinque anni fa, esattamente 14 novembre 1886, coll'intervento del Vescovo diocesano mons. Flapp, dell'intero Capitolo polese e di uno straordinario concorso di fedeli, venne trasportata processionalmente la Sacra Immagine dalla Cattedrale, dove era stata trasferita e custodita durante i lavori di costruzione, fino la nuova chiesa di borgo Siana (toponimo apparso la prima volta nel 1472, Seiane e del 1303). In quell'anno la città era tutto un cantiere edile, gl'“incoffi. non si contavano s'inauguravano nuove vie, nuovi fabbricati, furono aperte la via Cenide e la via Ercole, sul colle San Martino, allora disabitato, si eresse bel edificio delle Scuole, sorsero le prime casette della “Croazia. e anche qualcuna in Siana che quel giorno furono infiorate e festosamente illuminate con “ferai a petrolio. Sul sagrato della nuova chiesa si eressero archi trionfali di lauro sotto i quali sfilarono la banda della Società Operaia e il numeroso coro dei fanciulli cantori, diretti dal bravo maestro di musica Cortelazzi, che precedevano l'interminabile processione. Il M. R. Padre Bernardino Polotti tenne un lodevole sermone e commoventi furono le offerte di doni fatte dai fedeli al nuovo Santuario, tra gli altri un grande lampadario in vetro di Murano, deferentemente off erto dalla «colonia polese dei regnicoli italiani». Sei mesi prima, il 5 maggio 1886, la cittadinanza ebbe campo di assistere ad una festosa cerimonia svoltasi questa volta nell'intimo del bosco Siana: l'apertura del Padiglione Silberegger. Quel giorno un apposito treno fece la spola dalla Sanità (Cap. Porto) in Corsia Riva, fino al bosco Siana trasportando una folla di gitanti al modesto prezzo di 7 soldi la persona. Quel giorno non fu chi non acquistò almeno una delle famose «pinze» o «titole» della pasticceria Riboli vendute in un apposito chiosco posto nelle vicinanze del nuovo ritrovo del bosco “divenuto il più ameno all'estate, perchè al lusso della natura col suo bel verde odoroso, c'e il lusso dell'arte, nella fantastica architettura del padiglione che pare il castello medioevale d'una leggenda magiara». Nel mese di giugno di quell'anno gli amanti del nuoto e dei “freschi in mare» furono piacevolmente sorpresi dall'inaugurazione del nuovo Bagno Polese che, tra l'altro, offriva trattenimenti serali sulle sue terrazze, rallegrate da orchestrine, al modico prezzo di 20 soldi, compreso il tragitto in barca. Così i fratelli Schiavon, proprietari e costruttori del nuovo bagno, costrinsero l'ormai sorpassato e antiquato Bagno Galleggiante Polese, da vari decenni ancorato sui fondali della Valle San Pietro d'Orazion, chiudere i battenti e ad esser poi demolito. Le acque, allora limpide e cristalline di quest'ultima valle marina, una volta deposito di stagionatura subacquea di legnami,pregiati della Marina a.-u., sono in qualche modo legate allo sport nautico allora nascente. Infatti in fondo a quella valle, una lunga e stretta insenatura s'inoltrava nell'entroterra fino ai piedi del Monte Carsiole (dove c'erano le rovine d'una chiesetta e le acque stagnanti del Laco San Pietro d'Orazion) e data la sua conformazione era chiamata Vallelunga. A quei tempi Mandraccio era ancora una zona pantanosa, ricca di canneti che poco si adattava all'ormeggio dei natanti, anche perché attraversato da un terrapieno sul quale passava il treno. I pescatori e i possessori di barche usavano, per le loro necessità, il porticciolo di Valle S. Pietro d'Orazion dove c'era anche chi noleggiava volentieri i natanti a coloro che desideravano destreggiarsi con i remi e con le vele. Il giovane Natale Vareton era uno di questi che, fattosi interprete del desiderio di molti suoi amici, appassionati come lui del mare, fondava nel luglio del 1886 la "Società Nautica Pietas Julia. alla quale aderirono subito 48 soci. In una fredda e serena mattina dell'anno seguente, esattamente alle 10 del 20 febbraio 1887, presenti Natale Vareton (che era il proprietario di gran parte di Vallelunga e del Monte Carsiole) e i suoi amici Seraschin, Bossi, Sprocani, Petronio, Colledan, Rizzi, Cossovel, Fabro, Rodinis, Giovibella, Artusi, Zacchigna, Rismondo, Vittori, Cioli, Pozzati, Bartoli, Derenzinovich, Rocco, Valeria, Giadresco e tantissimi altri, scendeva in mare nelle acque di Vallelunga il primo armo della nuova società nautica polese. L'ardito scafo saettò subito sull'acqua puntando al largo diretto verso il lontano Molo S. Teodoro (s. Tomaso), dalle rive lo accompagnava il canto di tutti i presenti la cerimonia e gli echi di Vallelunga moltiplicarono la potenza di quelle maschie voci. Fu quella la prima volta che i pescatori di Val San Piero udirono il nuovo inno all'«Istria». (composto da Giulio Giorgeri 7 luglio 1886) e quello dei .Canottieri Istriani» (composto da Antonio Smareglia, su parole del dott. Nazario Stradi, anche nel luglio 1886 e dedicato al “Club Parentino dei Canottieri»). Sulla prora del canotto spiccava bianco il suo nome: “Sergio» i cittadini accorsi sul molo per salutarlo videro garrire sull'asta dorata guidoncino con i colori di Pola. SERGIO ZUCCOLI