ANDREA BRUSSI Andrino Brussi, mio cugino, non doveva mori re cosi presto e cosi improvvisamente. E inevitabile papa che morisse il 13. Mi diceva sempre: .Io sono nato 13 dicembre, era un 13 il giorno che mi sono arruolato, come pure quello della mia prima assunzione nel mondo del lavoro e delle nozze.. 13 risulta l'anagrafico della sua abitazione. So dire di lui, che era un uomo giusto, calmo, schietto, di poche parole e non e poco; mai una parola scortese. Si era lasciato coinvolgere con Mary, sua moglie, diciamo trascinare ai nostri incontri conviviali veneziani; essi erano fra i simpatizzanti quelli venuti da... lontano; stimati al massimo da tutti per la loro discreta signorilità di tipo absburgico. Amava Venezia perché gli ricordava Pola con l'effervescenza del socio-umano e l'immensita del colore, ma si arrabbiava con me perché diceva che lo portavo per calli e callette ed allungavo il tragitto complicandolo apposta, mentre lui conosceva la strada MO breve. Se Marà ed io l'avessimo lasciato fare si sarebbe perduto immediatamente, ma messo in minoranza si calmava solo davanti ad un piatto di pesce fritto. Viveva a Novara, vicino al nostro indimenticato Bruno Artusi ed aveva tentato di alleviare l'infinita malinconia del suo disperato immobilismo con spirito fraterno, certamente con risultati positivi. Non si era rifiutato di porgere il suo .modesto. aiuto al Libero Comune di Pola in esilio; per questa ragione aveva aderito all'ultima riunione a Trieste come a tante altre con entusiasmo. Aveva col-to quindi l'occasione di recarsi dalla sorella amatissima a Grado, dove era sepolto il padre, il nostro temutissimo ma in fondo dolcissimo zio Andrea. Nell'isola del sole trascorreva d'estate stupende giornate piene di brezza marina nuotando come un .mulo.; di sera ci raccontava di Veglia dove era ritornato alla ricerca delle sue origini e della sua casa natale, che altri ravvisavano in un'altra. Rigoroso nei suoi principi qual era, ne voleva conferma. Dove accertarsene se non dalla Lidia, mamma di Franco Fortunato, che costituisce la nostra memoria, la nostra storia: non riusciremo mai a capire quanto contino questa persona... soprattutto per noi, senza un punto fermo. Ogni volta le pongo la stessa domanda e la mia gioia e la mia sicurezza sono insite nel fatto che le risposte non debbano mutare, discorso che vale per entrambe. Andrino celava fra i ricordi più belli, il discorso di un brillante tenente d'aviazione nell'uniforme splendida che affascinava i ragazzi con lo sguardo magico dei suoi occhi di porcellana azzurra, simili a quelli di Francesco Giuseppe: era lo zio Lino Dinelli, farmacista, persona carismatica che Andrino ammirava come solda to, come uomo, come sportivo: era portiere nel Grion, figuriamoci come egli non poteva al lora amare il calcio, del recto come moltissimi polesani, come tutti i Dinelli. Ricordo di aver letto un articolo di Andrino sul cugino Valerio che deve essere costato fatica a lui .uomo di conti, .Non e gran che ma dovevo farlo, si meritava di essere ricordato, Scherzosamente ho aggiunto: .Vedrai che su di lo scriveranno...,, .Non saprebbero cosa dire. furono le sue parole pronunciate con la sempliVita e la schiettezza che contraddistinguono la nostra gente. Non e vero che non ci sarebbero core da dire, piuttosto quando il dolore ci afferra cosi forte, nasce in noi una riservatezza che ci impedisce di esternare impressioni su chi non c'e MO, riservatezza forte dovuta ad un rimorso per non averli capiti ed ascoltati come si doveva ed al timore di scoppiare in un pianto senza fine. Proprio questo ci spaventa perché al nostro sottofondo doloroso si sovrappone il vissuto e noi temiamo di non poterlo contenere se non reprimendolo. Saturi ma mai assuefatti al nostro dramma esistenziale siamo costretti a perdere le persone care, lontano dalle nostre lacrime a stento e dolorosamente trattenute, senza neppure il diritto sacrosanto di accompagnarle all'ultima dimora che tra l'altro non mai quella agognata. ,Drio la Rena....Spero che Andrino .da grandee+ in cielo trovi almeno la sua vera casa di bimbo...! .,Nihil est exuli domo sua dulcius,,. Romana De Carli Szabados SILVIO RUMICI - foto Improvvisa e dolorosa e stata, per la comunith albonese, la notizia della sua scomparsa, avvenuta a Treviso il 23 dello scorso ottobre. I numerosi amici sparsi un po' dovunque nella penisola, ma particolarmente in terra veneta, ricordano e rimpiangono la figura ancora giovanile di Silvio Rumici cosi attaccato, in tutti questi anni d'esilio, alla memoria della terra del padre, del quale affettuosamente portava il nome, e delle alterne vicende che sin dai primordi romani e veneti ne avevano tracciato il glorioso passato. La falce temeraria ha prematu ramente colpito un'esistenza primaria e per la famiglia e per la societa. Alla mamma Maria Zoppolato, originaria di Buie e spentasi a 96 anni, quattro mesi or sono, sa ra ugualmente giun lo lassO il pianto desolato della nuora Luciana e dell'adorato nipote Ferruccio che, accomunati nella serena gioia di una giornata trevigiana, avevano festeggiato il loro amato Capo per il riconoscimento ottenuto con l'onorificenza prestigiosa di Cavaliere. Esprimiamo ai familiari ed al numeroso parentado, anche a nome dell'Arena di Pola e della Societa Operaia, la nostra solidale presenza ed il nostro famigliare cordoglio. [e.v.] II 22 novembre a deceduta a Milano, dopo un mese e mezzo di atroci sofferenze GIUDITTA DI PIERO IN MILOSSI nata a Teramo ma motto attaccata a Pisino avendo sposato Carlo Milossi di Pisino. Ne danno il triste annuncio il marito Carlo e la figlia Vanda cui siamo vicini. E deceduta a Gorizia Stefania Ritossa Valenti, nata a Parenzo il 26 dicembre 1907. Al marito Umberto ed ai figli Umberta, Marisa, Umberto e Gaetano le nostre pia sentite condoglianze. ROSETTA COLOMBIS Il 29 dello scorso ottobre stata pianta la scomparsa della maestra Rosetta Colombis avvenuta a Gorizia, sua non remota residenza d'esilio dopo quella iniziale nel Salernitano, lontana dalla sua Cherso. Figlia del farmacista e patriota Nicola, visse gli anni infantili e quelli della prima adolescenza ingentiliti dalla presenza di mamma Antonietta, premurosa e prodiga entro I'antico ceppo e solido casato famigliare. Versatile nello studio, intraprese quello che l'avrebbe portata al conseguimento del diploma magistrate e ad una carriera ricca di soddisfazioni nelle sedi didattiche dove la sua opera educativa sarebbe stata largamente apprezzata e riconosciuta. Cosi avvenne nel plesso scolastico di Albona dove gli anni Trenta e quelli ansiosi del secondo conflitto mondiale videro la signorina Rosetta alacre ed attiva, insieme alle colleghe, nel fronteggiare il quotidiano paziente lavoro di insegnante volto al futuro dei suoi scolari e della societa di appartenenza. Dalle comunità albonese e chersina molteplici ed esplicite le attestazioni di stima e riconoscenza alla triste notizia della sua scomparsa. Ede ad es-se che vogliamo rinnovare il sentimento del nostro compianto e della nostra sincera partecipazione che rivolgiamo altresi al fratello dolt. Antonio e al le sorelle Laura e Anita, come agli altri numerosi e care congiunti, a nome dell'Arena e della Societa Operaia di Mutuo Soccorso di Albona, Sede di Trieste. [e.v.]