Sono le piccole cose che fanno grande la vita (Neruda). Oltre i più palesi e riposti significati del nostro periodico ritrovarci al Picar, da Tavelli, in vari modi e da più persone interpretati nel corso di tanti anni, colgo nello sguardo di quanti sono intervenuti all'incontro di Pasqua, organizzato da Bepi Nider in stretta collaborazione con Livio Urbani e Ferruccio Robba, questo piacere autentico. facile da cogliere, leggero da vivere, tranquillo come una certezza. Non un senile ripie. gamento su ricordi giovanili, ma uno spazio riservato a qualcosa che piace, fa bene ed abbellisce la vita. Un pizzico di poesia, un attimo di commozione, simpatia, gratitudine, senso di una fedeltà che dura e si alimenta di gesti semplici, di parole senza retorica. Così, per Vittorio Tavelli è naturale allestire la sala ogni volta con un tocco di fantasia e affetto. Oggi, egregiamente affiancato da Mario Bazzarini, ci ha fatto trovare la gigantografia di una stampa del 1600 in cui si vede Pola da Scoglio Olivi: l'Arena, il Duomo, la chiesa ortodossa, il Castello, i templi. San Francesco. E anche oggi ci fa trovare un dono graditissimo, un calendario a colori inviato dalla ditta Durin-Detae di Brescia nel quale ritroviamo Pola, Nesazio, Verudella, Gallesano, le nostre scogliere. E con la stessa semplicità accetta dalle mani di Bepi Nider un dono che .i fratelli di Pola gli offrono per ricordare tanti anni di generosa amicizia: una targa d'argento, la cui incisione è stata curata da Livio Urbani, con l'Arena e una dedica di poche parole, alla polesana, senza tante ciacole. come giustamente dice Nider, nell'atto di consegnargliela, ricordando la leggenda delle fate costruttrici dell'Arena; una scheggia de Rana, per magia resa d'argento. Mario Bazzarini gli offre l'ingrandimento di una foto del suo Caffè Italia, coi tavolini all'aperto gremiti di civili e marinai tra i quali si vede il giovane cameriere Vittorio. Tavelli ringrazia con la modestia che lo distingue, ma che non basta a nascondere le sue grandi doti di cuore, di onesta, di .infaticabilità. sottolineate dal signor Gianni, direttore amministrativo del Picar, simpaticamente presente. Mentre passano leggere le note di -Istria, oh Istria di Piero Soffici su parole di Nider, inizia il pranzo, perfetto come sempre. Noto tra i partecipanti l'ex vigile del fuoco Francesco Bertossa e signora, le sorelle Belli, Lidia Horn, il generale Eugenio Coloni con il figlio Giorgio Furio, ordinario di chirurgia toracica all'Università dell'Aquila, con signora e figli: il comm. Giovanni Gissi e signora con una coppia di amici, il clan dei Vatta, degli Urbani, l'ing. Maracchi e signora, il generale Rovina e signora. il generale Aurelio De Santis, il dott. Geissa, il regista Ezio Pecora con signora, il dott. Errico Michesi e signora. il colonnello Mario Callegarini, il dott. Devescovi e signora, il gr. uff. Aldo Clemente e signora, il dott. Donat con una nipote; Ernesto e Mario Bazzarini, la signora Genà Paliaga, vedova del compianto dott. Attilio; Eugenio Derossi, la signora Letizia Bisaro ved. Stefani, la professoressa Rosetta Vadalà, l'onorevole generale Nino de Totto, il signor Todisco. il signor Sebastiano Bertolino. Particolarmente gradita la presenza dei signori Dorliguzzo. bumbari. Mi scuso se ho tralasciato qualche nome, ma non è facile ricordare sessantotto persone. Su richiesta di alcune signore Bepi Nider declama Pietre e «Non dimenticherai) e non si vergogna se anche oggi la sua voce, sempre forte e sicure si incrina e diventa un sospiro. Alla fine qualcuno vorrebbe la tradizionale cantada, ma il pensiero va al triestino generale Giorgieri, ricordato nel primo anniversario della morte durante la messa delle ore 11 nella cappella dei Santi Patroni dell'Istria, dal sacerdote Padre Antonio Pecar che sta diventando il cappellano ufficiale delle nostre comunità romane. Naturalmente il sacerdote si è richiamato, con limpido linguaggio che gli è costume, alla nostra Pasqua. quella di Pola e dell'Istria tutta. Finito il pranzo ci salutiamo con un po' di rincrescimento, ma con un deciso arrivederci, magari in settembre, come suggerisce Livio Urbani. Licia Micovillovich