Un anno di incontri sempre molto vivo è stato questo che si sta concludendo per i contatti e le iniziative sviluppate nell'ambito del ricordo delle nostre sempre amate terre e di quella solidarietà, fraternità che ci lega l'un l'altro. Sirmione, Lazise, Falconara, Ancona, Monfalcone sono le prime linee di questi meravigliosi incontri, non solo perchè hanno ospitato queste riunioni, da quelli dei polesani a quello della mularia, della fantastica Apocalisse 88, ma soprattutto per l'impegno e l'entusiasmo commovente espresso dai partecipanti per le varie occasioni. Ancora una volta di più abbiamo voluto cosi manifestare il nostro attaccamento, la nostra viva inclinazione affettiva per la nostra amata Pola, per le nostre martoriate terre. Le parole, le affettuosità che esprimono la comunione di pensieri di noi istriani, l'apprezzamento sincero e la valutazione positiva del cammino della nostra comunità, che ci incita e ci invita nel perseguire quello spirito di fratellanza e di reciproca cooperazione di apertura missionaria, significato estensivo a noi che esuli in patria abbiamo abbracciato e siamo di esempio di dedizione alla nostra santa e nobile causa, testimoni di un destino atroce imposto ed attuato contro ogni regola di democratica volontà, ci trovano pienamente attenti e pronti, per l'intenso, ammirevole per pregi unici e rarissimi, rapporto che ci lega e ci unisce al ricordo della nostra indimenticabile Pola, guida certa di ogni nostra azione. L'eccezionale e suggettiva vastità ed intensità di questo rapporto si sviluppa quando i nostri animi come in una grande famiglia, hanno la gioia d'incontrarsi e ognuno di noi ne ha avuto modo di gustarla con una esperienza spirituale di unione da non poter esprimere a parole. È nello spirito di fratellanza ed amicizia di questo sfortunato popolo, che nella sorte avversa, ha mostrato e mostra a tutto il mondo, la sua cristallina identità ed unità di pensieri e d'intenti e mette in luce la sua vitalità e il suo unico desiderio di sopravvivere a tutte le miserie umane. Vorrei augurarmi che il fatto che i nostri incontri si svolgono in genere all'ombra e al ricordo della nostra Arena faccia sentire a tutti non soltanto che lei è la casa di tutti noi ma che la sua vitalità e le sue ambascie sono problemi di tutta la comunità. Noto con grande simpatia che i giovani delle nuove generazioni giuliane in un numero discreto portano nei loro animi il retaggio dei loro padri e soprattutto il ricordo vivo delle loro terre d'origine e dai loro scritti li vedo desiderosi e orgogliosi di sposare la causa nostra in particolar modo ora che stiamo stringendo le fila. Ora è compito nostro curare i rapporti fra di loro e noi e trasmettere quel messaggio d'amore, di fraternità, di attaccamento alle nostre amate terre. Il mio allora vorrebbe essere un invito ad intensificare questa opera per ottenere una adesione completa ed entusiastica. Dobbiamo proseguire con più impegno in questa ricerca più profonda in tutte le nostre comunità. E la testimonianza della fede vissuta nell'impegno di realizzare il nostro più caro sogno, di essere sempre più uniti e solidali, che spingerà i nostri giovani a cercare il progetto giuliano nella propria vita, pronti e disposti a sacrificare e devolvere il loro tempo pieno alla nostra causa. L'impegno di vivere come membri della grande famiglia giuliano-dalmata, farà meglio scoprire a tutti i propri carismi per porli a servizio dell'utilità di tutta la comunità. E in un clima di unità che si scopre meglio il carisma proprio del giuliano che è quello di guidare tutti i carismi all'unità, alla amorevole fratellanza — ora che esuli in patria —sentiamo in maggior modo compromessa la nostra individualità. L'Arena di Pola, il nostro caro giornale, può vivere e può assolvere la sua funzione e tutti noi ci poniamo il problema della sopravvivenza morale e spirituale, dove più viva, urgente e necessaria è la difesa della sua italianità ora paurosamente minacciata dalla crescente e prepotente invasione slava, se incoraggiamo i nostri ragazzi, i nostri giovani che manifestano i segni di questa chiamata particolare, a partecipare a tutte le nostre attività, per il bene della nostra causa, con una maggiore comunicazione, con una relazione sempre più stretta fra noi, perchè attraverso i nostro entusiasmo, il loro amore per i patri lidi si pongano la domanda d'importanza capitale per la nostra esistenza: Non sarò anch'io un chiamato per essere un testimone di quella terra meravigliosa d'Istria? Angelo Giudice