Didascalie:
La Madonna di agosto: processione a Sissano nell'anno 1935
La stessa processione quaranta anni dopo nello stesso luogo
Furono pochi giorni, conte sempre bellissimi, al principio dell'inverno, per percorrere i campi e i viottoli spazzati dalla bora, e rintanarmi felice accanto al fuoco che scoppiettava allegro dentro il vecchio spacher.
Quarta parte
La bambina di allora corre a piedi scalzi per le vie del paesetto, dove tutto è famigliarità e sicurezza, l'ambiente semplice e sereno, e l'unica a farmi paura è la Radolla, una demente del villaggio, che con i suoi occhi torvi e spiritati, che mi fissano continuamente, sii terrorizza. Povera Radolla! Ora è una vecchia baffuta che si trascina su due gambe terribilmente arcuate per le strade del paese, si deposita su una panca della chiesa a sentir messa, e vive di elemosine chiusa in quel suo silenzio insondabile dove nessuno può penetrare, e che nessuna parola può raggiungere.
La casa della nonna dove sto quasi sempre, è più mia di casa mia. Ha un fascino particolare che mi richiama ogni giorno dal fondo del paese pedalando sulla mia biciclettina, e poi più avanti su quella da donna della mamma. E la mamma poi, è così occupata col fratellino appena nato, che io so dove andare a cercare le mie gioie. Le mie gioie sono tante: sono le zie e gli zii, giovani, ricchi di guizzi, di giochi e di affetti e tenerezze per me. Le coccole dell'una e l'attra che mi porta dalle amiche; Gilietto mi scortica col britolin uno zufolo o uno scudiscio di legno; il nonno che munge e rigoverna la stalla (oltre alla campagna e al mestiere allo Scoglio Olivi. aveva anche le mucche, e il lavoro non mancava mai) e intanto mi lancia scherzetti arguti prendendomi in giro; la nonna che sbuccia piselli
o fagioli sulle sue ginocchia e me ne porge un mucchietto perché l'aiuti, o mi lascia frugare in certi suoi cassetti misteriosi pieni di oggettivi, segreti, ricordi e santini che a me paiono altrettanti tesori. La Iissiera. dietro casa, dove si 'lava, si fa fuoco, o si affumicano i prosciutti e i lombi. La meda. [mucchi di fieno per dar da mangiare alle bestie tutto l'inverno). l'albero di marinelle, ciliegie piccole e amarotte; la grande fighera accanto al muro, che per me
è quasi un'altra casa con grossi e sicuri rami dove sto appollaiata intere mattinate. I fichi bianchi dolcissimi a portata di mano: nonna
e le zie li mettono a seccare e fanno la marmellata riempiendo giganteschi vasi da composta. Quando si ammazza il porco, dopo essere scappati a nascondersi negli angoli della corte per non sentire gli urli strazianti della povera bestia, a operazione finita viene il bello. Ammazzare il porco è una festa, un avvenimento. Vengono subito pronte, appena macellate, le braciole succulente, cotte sulla brace. accompagnate dalla ineguagliabile polenta che solo li le donne sanno fare: cotta a lungo, girata lenta, nel grandissimo lavezo di rame tutto nero di sotto. e sul fuoco a legna del .fragoler della lissiera. Si beve vino buono; in corte c'è via vai e allegria, battute scherzose,
e bambini euforizzati che sfrecciano per tutti i cantoni. Gioco dei bambini è continuare a sedersi di colpo, fino a esaurimento, impudenti e sgangherati, a far uscire l'aria dalla vescica appena levata al porco e gonfiata con la bocca. Il rumore volgare prodotto ad arte, è l'estasi beata ed esilarante dei epici-. Sono anni di bella vita comunitaria tra grandi famiglie, fatte di fratelli e cognati e nipoti e dei nonni, le colonne. che convivono in un vicendevole aiuto e rispetto. oltre le difficoltà e le differenze anagrafiche. i compiti e le forze. Su tutti emerge sempre il vecchio padre; ricordo alcuni amici del nonno, o vecchi parenti incartapecoriti, con grandi baffoni, un che di austero e di rigido che mi metteva timore. Pareva che avessero inghiottito un manico di scopa.
Irma Sandri Ubizzo