foto Albonese di elezione, figlio di Simone e dell'albonese Anna Lius, nacque a Pedena (Pisino) il 30 luglio 1886 ed è morto in esilio a Trieste il 19 luglio 1955. Professore e studioso di storia patria. di archeologia, di toponomastica, di linguistica e di geologia, fu soprattutto un eletto educatore con l'esempio di una vita austera. Studente nel neo costituito ginnasio italiano di Pisino, completò gli studi medi a Trieste. quindi a Graz dove si laureò in lettere ed ebbe modo di partecipare alle lotte studentesche per ottenere una Università italiana. Fu insegnante di storia a Capodistria, Firenze e Fiume. Profondo conoscitore della storia patria e delle vere condizioni delle genti istriane, diede la sua opera alla benemerita Soc. Operaia di Mutuo Soccorso. dotandola di una biblioteca ed animandola con la sua prestigiosa presenza. Con altri patrioti albonesi (i Lazzarini, gli Scampicchio) pensava a far sue le aspirazioni ed i bisogni degli umili (che lo consideravano un consigliere ed un amico fidato) per elevarli materialmente e spiritualmente in quel clima di dura lotta politica e nazionale. Con elevato senso del dovere e con raro disinteresse ricopri cariche pubbliche ad Albona dove si era ritirato dopo il pensionamento. Diresse il Circolo di lettura .Tomaso Luciani e con. dusse pazienti ricerche sui documenti del passato per valorizzare memorie e figure cittadine. Alieno dalla politica, era innamoratissimo della sua gente, strenuo difensore dell'italianità della sua Albona. nel tragico settembre del 1943 venne a trovarsi a coprire la carica di commissario prefettizio e di fronte al pericolo che correva il paese non volle lasciare il suo posto di responsabilità, facendo emergere la sua incredibile e coraggiosa personalità di cittadino. Dopo 1'8 settembre 1943 Albono venne occupata dai partigiani italo-slavi, il 6 ottobre la cittadina subi una grave minaccia da parte dei tedeschi inviperiti per un attacco loro portato in quei giorni al piedi della collina. Insieme al rag. Palisca, al direttore delle miniere dell'Arsa ing. Cioni ed al barone Tomaso Lazzarini, il Coralli affrontò i tedeschi al Ponte d'Arsa invocando equanimità e moderazione. Albona fu salva anche se oggetto di un feroce rastrellamento. Incarcerato dagli slavi una prima volta, dovette essere liberato perché la popolazione di Albona e del contado si era quasi rivoltata alla notizia del provvedimento. Sospetto ai tedeschi ed agli slavi per il suo spirito di umanità e di italianità, riuscì tuttavia, insieme al bar. Tornano Lazzarini. ad evitare (verso la fine del 1944) il bombardamento e la distruzione del paese progettati dai tedeschi per rappresaglia alle azioni dei partigiani slavi che operavano nella zona, offrendo in ostaggio la propria persona, lui ai tedeschi, il Lazzarini agli slavi. Al termine della guerra. lasciato il Municipio, volle ugualmente restare nella sua città per continuare la sua opera di aiuto e di consiglio. Fu però ancora arrestato dalle autorità slave e condannato a trascorrere ben 18 mesi nelle carceri dl Albona, Volosca e di Pola. Liberato nel 1948, dopo aver sofferto la perdita dei suoi libri ed aver lasciato luoghi e persone che erano tutto il «suo mondo, si rifugiò a Trieste, come tanti altri esuli, ma dando ancora il suo prezioso contributo al Co-mitato di liberazione nazionale dell'Istria, facendo opera di propaganda per l'Istria sventurata con vari scritti per rivendicare l'italianità della sua terra ed aiutare gli esuli, ricostituendo la gloriosa Società Operaia di Mutuo Soccorso insieme a Marco Macillis, ed essere la guida amata ed ascoltata degli albonesi. Nel 1950, in primavera, durante una delle sue solite passeggiate sul Carso, involontariamente sconfinò in Zona B e, rinchiuso per più mesi nelle carceri titine, commosse vivamente la opinione pubblica triestina vivendo un'esperienza che egli stesso definirà «allucinante. Modesto d'indole, ma patriota inflessibile. continuò la sua attività di pubblicista e diresse a Trieste, con esperienza e preparazione, la III serie delle Pagine Istriane». («Sono la voce — usava dire — del nostro buon diritto che vale per il domani.). Lavoratore instancabile, uomo integerrimo. con un'opera silenziosa di ogni giorno, piena di fatiche senza gloria, Melchiorre Corelli operò senza mai fermarsi a favore della sua gente e dell'Istria, fino all'estremo delle sue forze, gin piena umiltà. La gentilezza dell'animo suo, l'elevato senso del dovere, la fortezza del carattere, sono doti non comuni che rivelano la sua dirittura ed i modi dl gentiluomo d'antico stampo. Uomo di vasta cultura, profondo conoscitore delle cose albonesi ed istriane. Melchiorre Corelli purtroppo non ci ha lasciato molte pubblicazioni, per il suo pignolo senso di responsabilità dl scrittore, per la certosina pazienza nel raccogliere dati e documentazioni che lu; giudicava incompleti, ma soprattutto per la sua grande modestia e la sua innata insoddisfazione nella ricerca del fare sempre meglio. Come storico e patriota che ricerca nel passato le ragioni ideali della propria fede. Melchiorre Corelli (come dirà S. Cella su Pagine Istriana» Anno 6o N. 23 III serie dell'ottobre 1955) appartiene di diritto a quella nobile schiera che allinea i nomi di Carlo e Camillo De Franceschi. del Combi e del Luciani. di B. Be-sassi e di Fr. Salata. Più che con gli scritti, con gli articoli e con le indagini storiche, Corelli ha saputo crearsi, giorno dopo giorno, un imperituro monumento negli animi degli albonesi e degli Istriani, di tutti quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato per le sue alte qualità di uomo, di cittadino e dl patriota. Silvano Nider