Didascalia: Teli delle brande stesi od asciugare sulla nave da battaglia «Erzherzog Karl» a Pola nel 1905 (dalla collezione di Marcello Bogneri)
Terza parte
Per riconoscere, a distanza di tanti anni, i meriti dei nostri nonni, trascrivo quanto ebbe a scrivere il Sokol, storico della marina austriaca a proposito del recupero di due sommergibili affondati (il francese Curie e l'austriaco U 5): II sollevamento del Curie avvenne con le seguenti modalità: dal 21 al 23 dicembre del 1914, visita e sgombero dello scafo, ricerca dei maniglioni di sollevamento: dal 24 al 25 dicembre, applicazione di otto braghe di sollevamento, collegamento delle braghe a pontoni di sollevamento; 3 gennaio 1915 immersione di un bacino di carenamento per siluranti e collegamento ad esso delle braghe. subito mollate per sopravvenuto maltempo; é gennaio, sollevamento da 39 a 36 metri, presentato lo scafo opportunamente mercè un rimorchiatore, prosciugato il bacino; 7 gennaio, rimorchiato il bacino con il battello sospeso in minori fondali, sollevando quest'ultimo fino a 31 metri di profondità: 16 gennaio introdotte tele fra le braghe e Io scafo in tutte le due direzioni, lunghezza e larghezza. per impedire una eccessiva adesione al fango molle del fondo: rimorchiato il bacino in fondali minori e sollevato lo scafo fino a 25 metri; 17 gennaio continuata l'operazione di rimorchio con ulteriore sollevamento a 22 metri, raddrizzando contemporaneamente lo scafo: 21 gennaio ulteriore rimorchio; 26 gennaio accoppiato al precedente altro bacino per il sollevamento a 18 metri; 30 gennaio sollevamento a 15 metri; 31 gennaio scafo fuori acqua. Il lavoro dovette a più riprese essere interrotto per maltempo e per la rottura dei cavi di sospensione». Dopo il recupero si ripristinò anche il sommergibile che riprese servizio, come U 14 e il 10 agosto 1915 effettuò la prima missione. Le parole maltempo e rottura dei cavi sottintendono quanta fatica, ansia. freddo ed anche — da buoni istriani — maledizioni sia costato quel recupero!
A proposito dell'U 5 si legge: Mentre il sommergibile eseguiva esercitazioni nel canale di Fasana. ad una profondità media di metri 9,5, si verificò esternamente allo scafo una forte detonazione. Il sommergibile affondò in 35 metri d'acqua. il 17 maggio si trovarono nel canale di Fasana delle mine Tosi. Il salvataggio venne eseguito in condizioni difficilissime sotto la direzione del capitano di fregata Giuseppe Leva. direttore degli armamenti dell'arsenale di Marina; poiché il rimorchiatore Pluto, addetto ai lavori di salvataggio, aveva avvistato tre volte un sommergibile nemico a distanza di 1500 metri. il pontone gru da 240 tonnellate, la cui perdita avrebbe rappresentato per la marina da guerra un danno irreparabile, non Pola essere adoperato se non alla fine dei lavori di sollevamento. Il 24 giugno il sommergibile poteva già essere portato nell'arsenale di Pala. Tale descrizione, ancora più scarna di quella precedente, lascia al lettore tutte le ipotesi circa il lavoro fatto. Non si dimentichi che tecnici dell'Arsenale di Pola raggiunsero Trieste per studiare le modalità per il recupero della corazzata Wien, affondata da un Mae italiano, e che i lavori erano iniziati ed a buon punto al momento dell'armistizio.
In chiusura, bisognerebbe parlare della Squadra navale ancorata in porto, e che era anch'essa una componente di primaria importanza nella difesa della piazzaforte. Ma allora il discorso ci porterebbe molto, troppo lontano. Ci limiteremo a ricordare che esisteva, oltre alla Squadra, anche una difesa locale, che raggruppava sotto il Comando Difesa Marittima, diverse unità di uso locale, che vennero divise in tre raggruppamenti: piazzaforte, Fasana, Capo Compare-Peneda e Capo Compare-Promontore, Inoltre, sempre sotto il Comando Difesa Marittima, si trovavano le Scuole Cannonieri, Torpedinieri, Elettricisti, Aspiranti, Guardiamarina.
Sottufficiali e Marinaretti ed altre. L'organismo della Marina resse bene ai colpi che dovette subire, molto meglio dell'Esercito; vacillò e si riprese dall'ammutinamento di Cartero del febbraio 1918, ma la sua sorte era segnata, e crollò nel novembre dello stesso anno. forse in maniera più rovinosa dell'Esercito che, sconfitto sul campo, potè almeno tentare il ripiegamento verso casa, ed in parte ci riuscì.
Fulvio Farba