L' uso della menzogna per falsificare la volontà popolare - foto Didascalia: Dopo la perdita dell'Istria, nelle cittadine italiane della Zona B del Territorio Libera di Trieste, si sviluppò, nell'incubo delle deportazioni e nel terrore delle foibe, una resistenza di popolo contro l'amministra. stazione jugoslava, manifestatasi nei suoi aspetti più vessatori e crudeli Nei duomo di Pola torneremo a pregare per i nostri morti Un tempo accanto al Duomo c'era il Parco delle Rimembranze Quarant'anni sono tanti e la patina del tempo ha modificato radicalmente le fisionomie delle persone, ma è sufficiente un segno, un riferimento, un semplice particolare perché riaffiorino prepotentemente nomi e ricordi. E' successo a me nel corso della fugace partecipazione alle cerimonie svoltesi il 19 settembre a Gorizia, al Lapidario dei Deportati, dove ho incontrato, fra gli altri, il notaio, dott. Carlo Franchi, che non vedevo dal lontano 1947; è accaduto ancora il giorno successivo, presso la Foiba di Basovizza, dove ho riabbracciato, dopo trent'anni. Bruno P., un caro amico capodistriano, sfuggito. per un soffio, nel 1950, alla cattura da parte degli agenti dell'UDBA, mentre collaborava ad una inchiesta sulle elezioni indette nella zona B del Territorio Libero di Trieste. Abbiamo approfittato della circostanza per rievocare .l'episodio, ricostruendo gli avvenimenti che precedettero. accompagnarono e seguirono íl clima rovente di quei giorni; abbiamo ripercorso la puntuale e pignola ricostruzione critica della vicenda politica, quale risultava oggettivamente dai fatti emersi dall'indagine. Ecco brevemente, per i lettori dell'Arena. lo spaccato di quel momento storico: Sulle elezioni. Il 16 aprile 1950 nella Zona B del Territorio Libero di Trieste, fu raccolta un'ampia documentazione su fatti ed episodi che dimostrarono, in modo inoppugnabile, l'illegalità delle elezioni medesime. sia nella loro preparazione, sia nel loro svolgimento e quindi anche nei loro risultati. Fu provato che alla consultazione elettorale il governo di Belgrado intendeva conferire un carattere esclusivamente politico, in quanto aveva già deciso di avvalersi dei risultati come prova dell'adesione di quelle popolazioni alla Jugoslavia, e, quindi, proclamare l'annessione della zona. Tutto ciò avevano lasciato intendere, in via riservata, alcuni esponenti del governo belgradese, calati in quel territorio a scopo propagandistico; solamente l'insospettato e inatteso irrigidimento di gran parte della popolazione, nella determinazione di astenersi dal voto, e i conseguenti, inauditi episodi di rappresaglia, scatenati nella stessa giornata elettorale, costrinsero il governo jugoslavo a rinunciare al suo divisamento. Fu accertato che Belgrado non pensava minimamente di rinunciare al suo proposito annessionistico e che, comunque. non interi-deva cedere un palmo della zona occupata dalle sue forze armate. Entrando nella parte organizzativa delle elezioni, fu assodato che l'amministrazione jugoslava cercò d'indirizzare l'atto elettorale su un binario illegale, conferendo a tutto l'apparato propagandistico un carattere prettamente terroristico. Nei giorni 3 e 4 aprile giunsero infatti i nuclei più forti di attivisti, provenienti da Zagabria, Lubiana e anche da Belgrado; essi furono valutati in circa 300 persone. parecchie delle quali arrivarono anche con mezzi di trasporto comuni, in veste di turisti o viaggiatori. Questi par. titolari nuclei d'Importati assunsero la funzione sia propagandistica. che organizzativa. avvalendosi successivamente delle altre squadre provenienti da Fiume, da Pola e da altre località, oltre a quelle costituite da elementi locali, Questi attivisti furono dislocati anzitempo in tutti I centri della zona ed aggregati ai Comitati Popolari dl Liberazione. A Verteneglio, per esempio, ne furono dislocati 30 a Villanova 6. a Matterada 6, a ène oltre 30 e cosi. In proporzione, in tutti gli altri centri abitati. Essi presero praticamente sotto controllo le popolazioni e cominciarono tutta quell'opera di sondaggio, di intimidazione e, in molti casi, di violenza, con la quale miravano a coartare la volontà degli elettori. le popolazioni riconobbero in parechi di questi attivisti individui che avevano operato nel territorio fin dagli anni 19441945 e anche dopo. in qualità di agenti della polizia statale Iugoslava e che, per la loro crudeltà e i loro misfatti, suscitavano sin da quell'epoca paura e sgomento: la loro ricomparsa aveva quindi fatto subito presagire quello che si sarebbe poi verificato. Furono notati, per esempio: Ivan Brevevich, ufficiale delllUdha, già comandante della Difesa Popolare di Verteneglio negli anni 1945t946; Marjan Berkalic, già noto attivista nella zona negli anni 1944-1945 e venuto. per la circostanza, da Pisino; Ivan Krkolic, soprannominato «Isso , ufficiale dell'Udba, distaccato a Buie, dove aveva diretto parecchie azioni terroristiche; Antonio Klun, capitano deil'Udba, proveniente da Pota: Giuseppe Milanovich, che aveva operato. in passato, nella zona di Verteneglio. Questi ed altri. quasi tutti della polizia statale jugoslava, organizzarono e guidarono tutte le azioni terroristiche Insieme agli attivisti, giunsero pure dalla Jugoslavia 300 elementi della Difesa Popolare, che vennero a dare man forte alle forze in servizio permanente nella zona. Per la circostanza. oli ufficiali ei sottufficiali della Difesa Popolare indossarono, durante il periodo pre-elettorale, abiti borghesi per assicurarsi maggiore facilità di servizio. Man mano che si avvicinava il giorno delle elezioni. l'opera intimidatrice andava inasprendosi e fin d'allora innumerevoli furono i casi di elettori chiamati ai posti di polizia e ai comitati popolari, per sentirsi minacciare, qualora non avessero votato, minacce che onde-vano dall'arresto e, per certi casi, alla deportazione. Ouest'ultima minaccia venne spesso mantenuta. giacché nel solo abitato di Verteneglio vennero preteLibri vate, dopo le elezioni, nove persone, di cui due. e cioè il medico locale. doti. Nicola Palombo Vargas, e la moglie risultarono rilasciate, mentre delle altre sette non si conobbe la sorte, ma dovettero ritenersi deportate in Jugoslavia. Nella zona di Verteneglio tutte le operazioni intimidatorie e terroristiche si svolsero sotto il comando dì un ufficiale superiore dell'Udba, venuto da Fio-me. A questa vasta operazione terroristica si accompagnò una graduale restrizione delle comunicazioni terrestri e marittime con la zona A. cosicché con venerdì t4 aprile la zona B fu praticamente isolata dal resto del mondo che non fosse quello jugoslavo. Queste restrizioni durarono fino a martedì 18 aprile ed anche questo fatto influì sulla depressione morale della popolazione. Sullo svolgimento vero e proprio delle elezioni, sarebbe impossibile elencare le centinaia di episodi di violenza verificatisi nel corso della giornata elettorale ed anche nei giorni successivi, tutti rivolti all'unico disegno di annientare quella parte dell'Istria nello spirito e nella dignità. A trentasette anni di distanza, quando sul dramma degli istriani è ormai caduto il silenzio, ho ritenuto di proporre queste notazioni, per offrire una rappresentazione quanto più possibile completa e veritiera su quel lontano, inquietante avvenimento, tuttora vivo sul piano dell'emotività. Sergio Cionci