Saltar de palo In frasca Fosse per, me, potete ben immaginare dove trascorrerei le vacanze estive, ma nel caso specifico occorre tener presente i desiderata altrui, gli impegni di studio e non della figliolanza nonché altri mille motivi contingenti per cui — tenendo presente le distanze e la brevità del periodo di tempo a disposizione — abbiamo optato quest'anno per la vicina Francia. Dopo il tempo melanconico e freddino che aveva rovinato la fine di agosto e che non invitava per niente a mettersi in viaggio, lasciati a casa pensieri, lavoro e figli, partiamo con il favorevole auspicio di una trasparente giornata di sole. Autostrada sino al confine: ci si sbanca per colpa del pedaggio ma almeno si va veloci scartando il traffico della costa. A Mentone non ci chiedono neanche i documenti -Evidentemente doganieri e finanzieri hanno l'occhio fino e sanno distinguere tra il turista a denominazione di origine controllata e quello no. Eppure a volte mi verrebbe voglia di sistemare tra calzini e padelle, tra sacchi a pelo e maglioni, qualche cosa d'illegale per provare il brivido del proibito. Allons enfants! Scarpiniamo per le tortuose stradine di Saint Paul de Vence bordate da giare di tutte le dimensioni colme di piante e fiori; ci gustiamo l'armonia antica dei palazzotti in pietra bianca; flirtiamo con i negozietti di antiquariato e artigianato dalle splendide ceramiche, ben diverse dalla solita paccottiglia usuale nei posti del genere battuti dai turisti; ci mescoliamo alla folla e diamo inizio alle follie. Compero tre piccoli gufi per la mia collezione. Se continuo cosi o fuori i gufi o fuori io... Piantiamo la tenda a Vence in un campeggio bellissimo e silenzioso immerso in una grande pineta. Visita di Vence, cena, nanna. Il giorno dopo è destinato ai paraggi. Le Gourgee du Loup tagliano verticalmente le -montagne di Grasse. In un incavo emisferico la cascata di Courmee cade da 40 metri in un bacino tutto ricoperto di muschio. Gourdon è il classico nido d'aquila appollaiato su un picco. Sul colle della Letale ci arrampichiamo in mezzo ad un'intricata flora mediterranea, tra un frinir di cicale e un saltellare di grilletti, per cercare i tumuli ed i dolmene che —stando alla guida — dovrebbero esserci. Troviamo le tracce di un muro megalitico ed un tumulo rettangolare. Niente dolmens. A Saint Cézaire visitiamo le grotte e i pozzi della Vergine, cinque pozzi di probabile origine romana. La «vecchia. ci accoglie a sera classicamente stanchi ma felici. Sbaraccamento veloce il mattino seguente, meta il canyon del Verdon passando per le Gouges de la Vesube, quelle du Ciane e quelle del Daluis. Immaginatevi delle pareti di roccia rossa, strette in alto che in certi punti non si vede il cielo e in mezzo la strada, Il torrente Ciane che ha scavato queste gole scende in soli 25 chilometri da un'altezza di 1600 metri (dove nasce) al mare. La strada scorre sinuosa salendo man mano ad ogni curva; sotto — a picco — gorgoglia l'acqua e sopra s'innalza la roccia e uno si sente un verme. Un verme con la fifa perché non ci sono parapetti, la strada è stretta e il vuoto attira. Si passa dal cinto e la modella ai -larici e quando finalmente sbuchiamo nella conca di Bauli siamo in alta montagna. Si prosegue sull'altipiano e poi giù a rotoloni per le Gourges da Daluis (sempre verme] zigzagando sino ad arrivare in vista del Verdon. Dal Pont Sublime la vista è effettivamente sconvolgente. E' l'ora che ai naviganti intenerisce il core ed è d'uopo perciò cercarsi un posto in cui sostare. Siamo a la Palud — mt. 1300 circa s. I. — fa freschino e tira un vento maledetto. Più che un campeggio il luogo sembra un raduno di hyppies. Una marea di tendine canadesi tra -le quali la nostra fa la figura di una nonna. E se non nonni, genitori ci sentiamo di tutti questi ragazzi che ridono e scherzano tra grovigli di corda da roccia, moschettoni, pentolini fumanti a ridosso delle auto e delle moto. I servizi sono un po' sinistrati — anche se puliti, e unisex. Dò di gomito a mio marito quando vedo di spalle una fanciullona bionda con capelli a mezza schiena: Dai, rifatti gli occhi... ma quando si gira la fanciullona mette in mostra un paio di baffoni morbidi. Al vichingo 'mancano l'elmo con le due corna e lo scudo rotondo e poi sarebbe Erik il Rosso in persona. Sono un po' seccata quando per la seconda volta mi entra in tenda un pallone, tirato da alcuni ragazzi che giocano li vicino, e glielo rimando con un calcio. Vista la mia faccia scura non hanno osato venire a riprenderselo. La pasta sta cuocendo e intanto sevizio 'in padella le solite due braciole due. Speriamo che il vento non porti via la nostra precaria dimora. Mi spiace essermi mostrata così arcigna. Sono bravi figlioli. Suonano un po' la chitarra, cantano in coro, qualche musicassetta di brani classici e alle ventidue tutto tace. Durante la notte il vento si fa sempre più forte e fa gemere e ondeggiare le tende. Sbattono i tegami e pentolini lasciati fuori. Fa freddo. Penso a quelli che dormono all'adiaccio e vorrei invitarli a venire da noi. Ma tutti non ci starebbero e poi forse preferiscono stare sotto le stelle. Mi rannicchio nel sacco a pelo, mi tiro il cappuccio sugli occhi e mi addormento. Cielo, che mattinata! L'aria tersa e frizzante ci dà la carica. Nel baratto del paese sembra di essere in un rifugio d'alta montagna: lunghe tavole di legno con scodelle fumanti, qualche bicchierino di roba forte. Per le stradine girano giovani con zaino e scarponi e la loro brava baguette sotto il braccio. Noi non siamo mai riusciti ad abituarci alla gallica usanza di portare il pane in giro come fosse una scopa e cosi comperiamo da una cartolaio due grosse buste a sacchetto (mi ero dimenticata a casa il sacchetto di tela che uso al campeggio) che ci serviranno egregiamente. Da La Palud parte il percorso interno del gran canyon. Oui le rocce sono calcaree e perciò bianche e la profondità del canyon varia, dal bordo della strada, -da un 'minimo di 200 a un massimo di 700 metri per arrivare ai 1500 metri dalla punta delle falesie. Al Verdon si fa l'alpinismo alla rovescia nel senso che si arriva con la macchina in cima alla parete, ci si cala fiù a corda doppia e poi si risale come in una normale scalata a meno che non si voglia fare il percorso a piedi sul fondo. C'è anche chi sale in arrampicata !libera. Con lo stomaco in subbuglio — dato le mie vertigini — mi sporgo appena appena a guardare questi ragnetti che scendono e salgono in allegria. Il marito, preso da improvvisa passione per il fascino selvaggio del canyon si sfoga a scattare foto. Sono un -po' gelosa e allora sfodero tutto il mio sex-appeal, assumo pose provocanti ma, ahimè, continuo a non essere l'oggetto di tanta attenzione. A me, delle tante, tocca .una foto sola. Continuiamo il giro sino a Moustiere Sainte Marie. Tra i due picchi rocciosi in mezzo ai quali è situato il paese, è tesa una catena di ferro lunga 227 metri con in mezzo una stella dorata. E' il voto di un crociato fatto prigioniero e poi liberato. Solo che la catena che avrebbe dovuto essere d'argento, per il ben noto passata la festa gabbato lo santo venne forgiata in ferro. Gloria Arvigo Collani