Didascalia: Walter Zettl con lo scrittore e traduttore Piero Rismondo durante una «tavola rotonda» tenutasi a Gorizia in occasione della Mostra sul Wiener Burgtheater A Roma, al n. 113 del verdeggiante viale Bruno Buozzi, ai Parioli'', vi è la sede dell'Istituto austriaco di cultura. Si tratta di un villino elegante e nello stesso tempo sobrio, con ampie sale di riunioni, in uno stile classico ove risaltano colori tenui di drappi e pareti. In uno dei tanti uffici ho incontrato il direttore, prof. Walter Zettl. Una persona dall'aspetto giovanile, capelli lievemente brizzolati, il pizzetto ben curato. Parla con lieve accento austriaco. E' nato a Vienna nel 1919. E' venuto In Italia per la prima volta nel 1961 quale segretario artistico dell'Istituto austriaco di cultura in Roma. Prima aveva lavorato a Vienna quale segretario generale del «Palazzo delle esposizioni. Aveva anche occupato altre cariche culturali presso i Ministeri austriaci della pubblica istruzione e degli affari esteri. A Roma è venuto periodicamente. Infatti tra il 1967 e il 68 è stato direttore ad interim dell'Istituto austriaco di cultura, poi consigliere culturale fino al 1972. Nel maggio 1975 vice direttore sempre dell'Istituto e consigliere culturale dell'Ambasciata austriaca e. infine. dal gennaio dello scorso anno direttore. L'Istituto austriaco di cultura in Roma fu istituito nel 1937. In seguito agli eventi bellici sospese l'attività. La riprese nel 1950. Il dott. Zetti ci tiene a mettere in evidenza che, a Vienna. in un bel palazzo della Ungargasse, c'è un Istituto similare di cultura italiana. «La sua sede — dice —non ha nulla da invidiare a quella dell'Istituto di viale Buozzi». Parla con pacatezza, quasi studiando le parole, cercando di esprimersi in un buon italiano: e ci riesce! Mi informa che ha pubblicato quattro libri dì poesie, due monografie su pittori austriaci, ha collaborato alla stesura della Storia del teatro in Europa» per la parte che riguarda l'Italia. Cominciò la sua attività quale critico letterario nel 1948. Purtroppo — continua con un lieve senso di rammarico — il lavoro all'Istituto austriaco di cultura in Roma mi da tanto da fare e non mi permette di dedicarmi, come vorrei, all'attività artistico-letteraria. Saputo che io collaboro all'Arena di Pola diventa ancor più comunicativo. Ricorda subito Gorizia. Gli incontri culturali mitteleuropei e l'amico De Simone. «Il mio primo incontro con De Simone —dice — risale al 1966 in occasione del primo Convegno dedicato alla poesia nella Mitteleuropea. L'ho apprezzato come giornalista e scrittore e sono rimasto colpito dal suo stile acuto e pieno di viva intelligenza, scevro da qualsiasi esibizionismo. In quel primo incontro — continua — non ebbi l'occasione di poter scrivere qualche articolo illustrativo. Non ne valutai in pieno l'importanza. Me ne rammarico. Però da quell'incontro nacque tra me e De Simone una simpatica corrispondenza che dura ancora». Gli chiedo: Se lei dovesse spiegare all'uomo della strada che cosa è la Mitteleuropa, cosa direbbe? Mi risponde: Mitteleuropa è per me una koiné (parola greca indicante la comunità di diverse città). Si tratta di una parola che Claudio Magno ha usato per primo parlando della convivenza di diversi gruppi etnici e linguistici. lo sono del parere che koiné deve essere unicamente culturale. Nel primo convegno si volle appurare se l'insieme dei diversi gruppi etnici e linguistici era rimasto intatto malgrado la distruzione della monarchia danubiana. Il risultato fu alquanto favorevole. La Mitteleuropa — aggiunge — abbraccia tutto il territorio danubiano e va anche oltre perché l'azione culturale non conosce confini. lo mi occupo poco di politica. Ciò è logicamente un fatto reciproco. Oggi, ma non in tutte le sedi, talvolta la parola Mitteleuropa viene interpretata solo come un fatto politico. Ma ciò è un malinteso. Un malinteso che nasce da chi ha idee politiche impregnate di nostalgia. Chiedo al mio interloquitore di parlare dell'Istituto austriaco di cultura. Il nostro Istituto — risponde — si trova da qualche anno in una posizione di favore. Infatti, partendo da Gorizia, dove hanno avuto luogo gli incontri mitteleuropei e gra zie al prof. Claudio Magris, germanista. a Trieste. si è formata una ondata di interessamento per i fatti storici, culturali e politici austriaci. Ouesto interesse da Gorizia e Trieste va diffondendosi in tutta Italia. Infatti mai come ai giorni d'oggi gli editori italiani hanno presentato al pubblico tante traduzioni di scrittori, poeti e drammaturghi austriaci. Lo stesso avviene nel campo musicale e in quello delle arti figurative e dell'architettura. Sta di fatto — aggiunge — che il compito dell'Istituto che dirigo più che una divulgazione della cultura austriaca in Italia è diventato una vera amichevole collaborazione culturale tra i due Paesi». Zettl ha tradotto in tedesco le poesie di Carducci e le opere teatrali di Rosso di Sansecondo. Cita poi le attività dell'Istituto; la recita da parte del Gruppo della Rocca della commedia di Thomae Bernhart «Il potere dell'abitudine al Teatro delle Arti in Roma; un simposio internazionale su Franz Kafka, con la collaborazione dell'Università di Bari e la partecipazione di eminenti studiosi, letterati e filosofi italiani, germanici, francesi, inglesi, americani e, logicamente, austriaci; in maggio, nel centenario della nascita, un ciclo di concerti con musiche di Anton Von Webern e una mostra d'arte dal titolo Correnti attuali». Questa mostra fa parte di un ciclo di una serie illustrativa delle varie regioni austriache. Quest'anno riguarderà la Stiria. La mostra, sarà allestita anche a Trieste. In autunno, a Roma, in collaborazione con l'Istituto italiano di studi germanici e con la partecipazione di studiosi tedeschi, svizzeri, polacchi, russi, ci sarà anche un simposio sulla poetessa Ingeborg Bachman, deceduta dieci anni fa nella capitale italiana. Il prof. Walter Zettl è sposato con una triestina, la gentile signora Lidia Goggi. Hanno una figlia: Edith, professoressa di lingue tedesca e inglese a Vienna. Egli. logicamente, come tutti, pensa al particolare momento in cui l'umanità vive e lotta. E, a questo proposito, si dichiara un po' pessimista. Poi si riprende e parla dei vari movimenti ecologici sorti in tutto il mondo. «Ciò — sottolinea — è un fatto positivo perché dimostra un ripensamento dell'umanità riguardo allo sfruttamento delle risorse del nostro pianeta. Bisogna assolutamente pensare alle generazioni future. Non dobbiamo lasciar loro la nostra terra devastata e sfruttata. Ma — aggiunge— il punto negativo di questi movimenti è la strumentalizzazione di essi in senso politico nella lotta per il potere. Dobbiamo assolutamente arrivare ad un risanamento del nostro modo di vivere e, in questo senso, la cultura ha un immenso ruolo, specialmente —conclude — con le manifestazioni cinematografiche e con le arti figurative. Infine mi accompagna nelle sale attigue ove è pronta per l'inaugurazione una bellissima mostra del pittore Gerhard Gutruf intitolata Italia classica». Oltre trenta quadri raffiguranti angoli, piazze, palazzi e fontane di questa magnifica nostra Roma. Giuseppe Schiavelli