Didascalia: Il quadro donato al vescovo polese Ravignani Una folta rappresentanza di polesani delle Venezie. e di altrove, si è stretta — domenica 11 dicembre — intorno a monsignor Eugenio Ravignani, il nostro concittadino vescovo di Vittorio Veneto, per onorare San Tomaso, a Cison di Valmarino, come da tempo propagandato. Lasciatemi presentare le cose con ordine. ché anch'io sono condannato a fare sempre più cose nello stesso tempo, in quanto le gatte da pelare non mi mancano. Lascio l'eremo toscano venerdì 9; sabato 10 sono in aeroporto a Vicenza, con gli aviatori, per celebrazioni in onore della Madonna di Loreto; messa, discorsi, rinfresco, colazione e neve; nel pomeriggio a Dueville, per Santa Barbara con quei marinai. Altra messa (che vogliano farmi Santo?), corona d'alloro al Monumento ai Caduti, altro beveraggio. freddo cane. poi mutare uniforme e via, sul Monte Berico, per cenone e veglione. Fortunatamente ha smesso di nevicare e, sia l'arrampicata. che la discesa, possono svolgersi senza incidenti. Finalmente arriva domenica 11: i coniugi Frare, cari amici, fidando dei pneumatici da neve, mi prelevano al mattino presto, con la loro vettura; non nevica, ma in compenso no se vedi un boro. C'è un nebbione che non ha nulla da invidiare allo smog londinese: visibilità praticamente zero. Fidando in Dio, in San Tomaso e nelle preghiere di mons. Ravignani, che certo ci accompagnano, ci tuffiamo nell'umidità lattiginosa, che soltanto dopo Venezia e Treviso, tende a scomparire. Raggiungiamo Cison e ci arrampichiamo al Centro di cultura e spiritualità salesiani San Pio X, nello stupendo castello medievale, già dei Brandolini d'Adda. 143 convenuti, sono in un ampio salone, pensate ad una piazza d'armi e ne avrete l'idea; un brusio di ciacole regna sovrano e si sparge dovunque. Appena dentro, vedo la Roma Carbonetti e: Caro Guglielmo ecco el nostro almanacco 1984 bene arrivato dame dodisemila lire come sta tua moglie varda che bei libri ti come ti sta nemo al tavolo uno, sentadi vizin, cussì ciacolaremo rìirfa, mi dice; l'abbraccio, mollo l'obolo e passo a salutare gli amici: Milio Bacicchi, Dino e Maria Funcis, i Tagliapietra; festeggio Guido e Giuliana Salamon, che la nonnità ha reso più giovani e festanti. Con Bruno Selovin il ritrovarsi è sempre un poco commovente, siamo come due vecchi cretini quando ci riabbracciamo, pur non essendo. grazie al Cielo, né cadenti e tantomeno deficienti; stavolta conosco finalmente la moglie, ed anche el muleto Aldo. che la farà da mattatore, con monsignor vescovo. Devo dire un bravi ai nostri concittadini che, malgrado l'inclemenza del tempo e la nebbia schifosa, non hanno mollato, raggiungendo il pieno. Sono venuti da Venezia, Mostre, Marghera, Mirano, Padova, Treviso, Vicenza, Trieste, Monfalcone, Grado, Portogruaro, Belluno, Vittorio Veneto, Varese e... Montevettolini in Toscana). Chi erano? Butto giù qualche nome. perché penso che farà piacere al vescovo leggere qualche nome. Oltre ai summenzionati, intanto i capintesta dei Comitati veneti, comm. Alfredo Fabris, generale Guido Salamon e col. Di Maggio; ancora qualche militare come il col. Angelo Faraò, con la deliziosa Lisi. il col. Longo ed il vostro umile scribacchino, poi Menigo Sidari, L. e L. del Piero — mie care affettuose amiche — la carissima Edes Biasiol, Doblanovich, Bias, Delton, Ciacchi, Diacci, Dobran, Meni Fabretto, Comandini, Furlani, Caravello, Giuliano, Lanzotti, Lenzoni (Vinicio, te racomando le fotografie, mandighele presto a De Simone), Opiglia, Piccoli, Rocco, Romanin, Rossanda, Rosso, Rude, Toni Marini (Silvio ha. purtroppo, la consorte in ospedale; gli siamo vicini); l'amico Sbona. Scattaro, Livio Sebeglia e sua sorella Milena, Secchi, Stetka, Tognon, Vianello-Battistella, Zampa, Carni, Conzani, Ferro, Ghiglianovich, Piutti, Prodeani, Arduino Robba ;che la bionda chiama il manciuriano e suo fratello. Basso, Benussi, Bresolin, Sirena, Cordone, Dorigo, Garuffi, Grillantini. Lubiana, la Jole Martinolli (finalmente!), Mazzaro, Secco e la nostra Suor Elia. I nomi, ovviamente, non sono 143, poiché ho citato gruppi familiari più che singole persone; se manca qualcuno, che i miei dodici lettori se la prendano con Livio Sebeglia (che fra l'altro ha raccolto, nell'occasione, un buon numero di abbonamenti al nostro giornale, insieme alla Roma, naturalmente). Per impegni del vescovo (il sabato e la domenica sono lavorativi per i preti, lo ha detto lui) ci siamo assisi a mensa dopo le tredici, . in due ampi saloni, comunicanti; al centro monsignore, affiancato da Fabris e da Salamon, poi via, via tutti gli altri. La colazione, ottima, si é svolta serenamente; noi siamo stati piuttosto tranquilli, ché il posto e la persona non si prestavano tanto alle nostre canzoni e canzonette. Festeggiatissimo da tutti, il vescovo, accompagnato da don Giuseppe Nadal, un giovane sacerdote, suo segretario, il quale ha avuto per ciascuno di noi, una parola, una carezza o un abbraccio. E' nato in via Emo (diciamo dalle mie parti) e poi abitava in via Sissano, ma domenica lo hanno fatto delle Baracche, della Grega, del Ponte, di via Epulo e di non so più quali parti della nostra Pola. Alle 15 santa messa. nella sala di solito adibita alle conferenze, essendo troppo piccola la cappella per contenere tutti. Alfredo Fabris, in qualità di vice presidente del Libero Comune di Pola in esilio, ha pronunciato un discorso di benvenuto e di ringraziamento al vescovo. con parole toccanti, sincere e commoventi, ed ha tentato di porre qualche pietra per futuri incontri, Dio permettendolo (eccellenza, non le sarà facile scrollarsi di dosso i polesani; ella è anche nostro vescovo!). Alfredo, inoltre, ha offerto al presule, a nome dei convenuti, un quadro raffigurante. in primo piano. San Tornano, con l'Arena sullo sfondo e gli stemmi della città di Pola italiana e dell'Histria Nobilissima, pregiata opera di Ivana Panizzo. Il col. Di Maggio, per il Comitato di Belluno, ha consegnato a mons. Ravignani, un esemplare della Medaglia dell'esodo, con parole di circostanza. All'omelia. il vescovo, che officiava con il pastorale ed il pettorale lasciatigli dall'indimenticabile mons. Santin, ha parlato di Tornano Apostolo, di Pola, di noi, dei nostri defunti, con parole che, in un silenzio veramente assoluto, ci sono scese nei cuori. Non ho mai celebrato a Pola — ha affermato — e questa, detta con voi, è veramente la mia prima mes. sa. Molti hanno ricevuto la comunione ed, al termine, ci siamo forse sentiti migliori, poiché don Eugenio ci ha veramente dato qualcosa. Grazie, eccellenza, e chissà che un giorno ella non riceva un qualche sparuto gruppetto di esuli superstiti, per la benedizione, nel più pio-colo Stato del mondo. La volontà del Signore è imperscrutabile. Sia fatta la volontà di Dio!