Didascalia: Pietro Ive, la prima vittima del fascismo a Rovigno nel 1921 Abbiamo gia ricordato l'esule da Rovigno Giovanna Perini vedova Ive. L'infarto l'ha colpita, inesorabilmente, a Trieste nello scorso autunno. A Chiarbola e in Baiamonti la conoscevano tutti. La s'incontrava spesso in occasione delle sue uscite giornaliere per il primo o per l'ultimo acquisto della giornata. La salutavano tutti: una donna mite, dal sorriso dolce, quantunque la vita non fosse stata generosa con lei e con i suoi cari. Nonostante l'implacabile destino, spietato, la signora Giovanna aveva affrontato con rassegnazione tutti i duri ostacoli che le si erano presentati davanti. Ha scritto Voce Giuliana: «Senza odio, serenamente, aveva vissute; senza odio, .1 suo esempio, erano cresciute le figlie. Quando, appena qualche anno fa, dopo corsi, ricorsi e interventi all'italiana le venne assegnata una misera pensione per aver perduto, oltre mezzo secolo prima, il giovane marito, non profferì parole di commento, forse perché quella "inezia" le aveva ricordato i lunghi tristi inverni seguiti al 1921. Questa è la storia di una donna di conti ne, di una istriana mite, sorridente col prossimo, incapace di fare uno sgarbo a chicchessia. Per un senso di pudore, aveva sempre tenuto dentro di sé il grande, irreparabile torto subito. Ma non aveva dimenticato, come avrebbe potuto?, l'angoscia provata alla vista del giovane marito assassinato, disteso sul selciato, il pensiero delle tre ortane da sfamare in tempi duri, più tardi l'abbandono della propria terra, il tardivo riconoscimento di una pensione dall'ammontare, per altri, quasi offensivo, per Giovanna Perini vedova Ive no, perché incapace di risentimento». Abbiamo scritto della sua vita tormentata qualche tempo fa, allorché ricordammo che nel lontano 1921, madre di tre bambine, aveva perduto a Rovigno il marito, Pietro Ive, un operaio dell'officina del gas, assassinato sul marciapiede, in pieno centro, da una squadra di fascisti polesi giunti a Rovigno per una delle tragiche bravate. Pietro non era colpevole di niente. Si sapeva in giro che nutriva ide socialiste, antifasciste. Un uomo, ancora giovane, pacifico. Assassinato a causa delle sue idee. Se ne è andata in silenzio. Figlie, genero e nipoti non la dimenticheranno. Quanti altri potrebbero apprendere notizie utilissime per la vita, per la pace, per la convivenza, dalla semplice, esemplare storia della sua vita.