Omaggio a Beethoven - foto In varie trasmissioni di questi ultimi tempi, vi é stata la positiva presenza di Arnoldo Foa, attore versatile e dotato di ottima dizione. Lo ricordiamo nella parte dì Radetzky nelle «Cinque giornate di Mi. lane», lo sceneggiato piuttosto discusso. Che non è stato davvero spettacolo da poso, malgrado il solito indirizzo arbitrario che la TV conferisce alle rievocazioni storiche. Discutibile poi, nell'ultima puntata, quel tono d'intervista dei protagonisti: per cui Enrico Cernuschi o Carlo Poma rievocano la loro partecipazione tra uno sfrecciare d'automobili dirette da un vigile, a Piazza del Duomo, trovata di dubbio gusto. Ma per tornare a Foa, particolarmente felice la sua interpretazione del ladro Flarnbeau travestito da sacerdote nel «Padre Brown» di Chesterton, al fianco di Raseci; trasposizione televisiva che incontrerà senza dubbio il gradimento di tutti. Infine abbiamo ascoltato la voce di Foa nelle due puntate di Glauco Mauri (su testi di Enzo Siciliàno) dedicate a Beethoven. Nel quadro delle celebrazioni per il secondo centenario della nascita del sommo di Bonn, quest'omaggio é stato certo un dei più ben riusciti tra un susseguirsi di concerti sinfonici, -musica da camera, Messa Solenne, sonate per pianoforte, ecc. Condotto senza un vero schema cronologico questo documentario ha colto le com. ponenti essenziali che caratterizzano sto genio universale: anzitutto la rispondenza che la sua musica suscita nell'ani. aia delle genti d'ogni Paese ma, soprattutto, il pieno apprezzamento delle nuove generazioni, ritenute così strane e difficili da capirsi: ecco che, invece, i dischi di Beethoven toccano le più alte multe di vendita tra i giovani. Perché può verificarsi questo -fenomeno? Anzitutto per. ché Beethoven precorse i tempi: tanta vero che molti dei suoi capolavori non vennero del tutto compresi dai contornaci. ranei ma, spesso, furono addirittura strati-cali dai critici gretti e miopi, Per cui la musica beethoveniana è assai .più vicina all'animo inquieto e tormentato dell'uomo moderno di quanto non potesse esserlo nell'ottocento, pur in un periodo tanto denso di fermenti e di agitazioni che dovevano preparare i profondi sconvolgimenti di questo secolo. Sulla scorta di numerosissime e preziose documentazioni, corredata dalle visioni dei luoghi beethoveniani, ci è stata offerta una sintesi esauriente e puntuale d'un'intera esistenza. Da Bonn a Vienna, dove lo chiamò il suo destino di musicista, abbiamo visto i romantici e idilliaci panorami che ispirarono a Beethoven i suoi più celebri capolavori: fiumi, boschi, TOC. ce che sollecitarono la nascita della «Pastorale», la sesta sinfonia, Baden, dove nacque la «Nona., i paesetti austriaci attraverso i quali Napoleone condusse il suo esercito alle grandi battaglie che echeggiano nell'=Eroica», tutto è rivissuto sul video accompagnato dalle mirabili musiche, concluse con l'«Inno alla gioia» della Nona sinfonia, tra la profonda commozione artistica dei telespettatori. TOLSTOI. -La sera prima aveva-mo visto gli stessi paesi austriaci in «Guerra e pace» di Tolstoi, nella realizzazione del regista russo Bondarciuk, con la stessa armata napoleonica in una imponente avanzata. Era recente il ricordo dell'altra «Guerra e pace» prodotta da Dino de Laurentiie e abbondantemente sfrondata dalla TV. Questa, che si articolerà in sei puntate, probabilmente non subirà tagli. C'è da osservare, però, che al telespettatore che non avesse mai visto o detto il capolavoro tolstoiano, molti episodi potranno riuscire frammentari e oscuri, piuttosto staccati uno dall'altro. Parliamo .per cono. scena della sola prima ,parte: può darsi che il resto risulti .più omogeneo. RENOIR. E a proposito di film, sono stati notevoli gli ultimi di Renoir: specialmente «La grande illusione» e «L'uomo del Sud». Altri film piacevoli i due dedicali a Maigret e interpretati da Jean Gabin, qui già molto anziano mentre in Renoir abbiamo potuto vederlo giovane. Ci sembra, tuttavia, che Gino Cervi sia superiore nel ruolo di Maigret, molto più colorito e umore., maglie, pipa, birra e collaboratori compresi. Abbiamo rivisto, poi, con -piacere «Non siamo angeli», con Bogart e Ustinov: quest'ultimo era stato, proprio la sera prima, ìl gustoso anima, tore dello spettacolo dell'UNICEF di Lo-nanna. Peccato che, contemporaneamente, venisse trasmesso anche «I down» di Fellini che pare abbia riscosso un eccezionale gradimento da un platea di 20 milioni di ascoltatori. Prosa e cinema Vi sono stati inoltre degli ottimi spet. loculi di prosa, come alcune commedie di Pirandello, il «Burbero benefico» di Goldoni con l'intramontabile Cesco Baseggio, «Topaze» con Alberto Lionello e Sylva Koscina, ottima coppia televisiva. Insomma il bilancio degli spettacoli in TV in questi ultimi tempi si può dire nettamente positivo. E dobbiamo tralasciare per forza altre citazioni che convaliderebbero questo giudizio. Basta lasciare da parte la politica e le rievocazioni fazioso per incontrare sicuramente il consenso generale. Non sempre «Cinema '70» ha rinunciato all'occasione di qualche insinuazione faziosa. Tuttavia ha fornito anche eccellenti panoramiche su varie cinematografie, con informazioni spesso poco note o addirittura inedite: cinema greco, svizzero, africano, persiano, polacco ecc. Quest'ultimo è certo uno dei più interessanti, soprattutto per la qualità dei suoi giovani re gisti. HEMINGWAY L'Approdo -ha dedicato un numero a Hemingway con la consueta formula: fotografie, dalle più giovanili alle ultime, brani di film tratti dai suoi romanzi («Fiesta», «Per chi suona la campana», «Addio alle armi. ecc.), filmati dei suoi safari, giudizi di critici e scrittori, tra i quali Alberto Moravia. Un periodo interessante della sua vita fu quello parigino degli Anni Venti, gli anni dell'avanguardia per molti scrittori e poeti diventati poi celebri e che, pur essendo tutti amici tra di loro, non formavano certo un «gruppo» .ma conserva. vano la loro individualità. Al contrario di certe avanguardie odierne che vogliono produrre «in gruppo» annullando la personalità d'ognuno per formare un «tutto»: cosa possibile solo per le imprese scientifiche. Epoca d'oro ci appare quella di allora: Hemingwaà, la Stern, James Joyce, -Ezra Pound (l'unico ancora vivente), Scott Fitzgerald, erano tutti in -piena attività. Distaccato da loro, ma ancora operante per dar Vita alla sua colossale opera (tra ac cessi d'asma, nell'isolamento più assoluto, senza vedere la luce del sole)Marcel Proust rincorreva i fantasmi della sua «Ricerca». Cosa esiste, oggi, di simile nel mondo delle lettere? Dove potremmo trovare una fioritura così straordinaria di grandi ingegni, oggi che de ogni parte si. levano voci annunzianti la morte del romanzo e solo -gente di ieri continua ancora a scriverne, mentre la gioventù si perde in sterili sperimentalismi? NORMA REBELLI GALLIPPI