Il 3 ottobre è deceduto a Venezia dopo lunga malattia ROSARIO ROCCASALVA - foto
sottufficiale della Marina militare in pensione; volontario nella Marina militare venne assegnato alle Scuole CREM di Pola nel corso dell'anno 1929 e nella città istriana rimase fino all'esodo, raggiungendo quindi Venezia con la sua famiglia. Ne danno il triste annuncio la moglie Emma Pavissi, le figlie Luciana e Adriana, i generi, le nipoti Roberta, Annalisa ed Elisabetta e parenti tutti.
Il 28 ottobre ricorre il 26o anniversario della scomparsa di MARIO DEBELAK
Lo ricorda sempre con infinito dolore la moglie Gemma.
NICOLO' PITACCO
Dopo lunga malattia è deceduto a Trieste il 25 settembre Nicolò Pitacco. Dopo la perdita della sua amata Lucia, avvenuta nel 1977, non si era più ripreso; aveva abbandonato tutti i suoi amici. Lo scomparso era stato alle dipendenze delle miniere di Carpio in qualità di capo elettricista. Aveva 69 anni ed era uomo largamente apprezzato per la sua onestà ed il suo attaccamento alla terra istriana. Ad Albona era un ragazzo pieno di vita ed anche di un certo valore per le doti che lo contraddistinguevano. Con l'esodo assieme alla famiglia si stabilì a Trieste. La Società operaia di mutuo soccorso e le Comunità di Albona e Arsia esprimono sentite condoglianze ai figli Sergio e Giuliana e a tutti i parenti.
Il 6 ottobre ricorreva il settimo anniversario della scomparsa del cav. Marco Macillis. Nella mesta ricorrenza le Comunità di Albona e Arsia hanno ricordato, con sincero e immutato rimpianto, la sua nobile figura di istriana e presidente della Società operaia di mutuo soccorso di Albona.
LUTTI ISOLANI.
Si sono spenti Santa Naccari ved. Giani a 90 anni, pianta dalle figlie Pina, Lucia e Maria ved. Chicco; Lina Bacci Vascotto a 68 armi, pianta dal marito Giuseppe e dai figli Lucio e Sandro; Lisetta Perini a 70 anni, pianta dal marito Virgilio e dalla figlia Libera; Milvia Dense Giugovaz a 43 anni, pianta dalla mamma Assunta e dal marito Rino; Amedeo Parma a 80 anni; Sergio Valente a 39 armi nel Belgio, pianto dalla mamma Gilda Contento, dal papà Nicola, dalla moglie Odette, dai figli Brigit, Patrik e Beffi; Emilia Novach Olenich a 70 anni; Bruno Drioli a 72 anni, pianto dalla moglie Nerina e dalla figlia.
MARIO MANDICH
«Non è solo, purtroppo, la Cittavecchia tanto cara ai fiumani che sta rapidamente ed inesorabilmente scomparendo, ma anche, e ciò è molto 'preoccupante, lo sparuto numero di scrittori fiumani sempre più si sta assottigliando». Così scriveva Mario Mandich su «el fogoler» del giugno scorso. E mai avremmo pensato che fosse così vicino il momento in cui annoverare anche lui tra gli scomparsi. Il 29 settembre scorso a Cremona è mancato all'affetto dei suoi cari e dei numerosissimi amici. Nato a Fiume nel 1919, era veramente un «fiuman patoco» e risentiva moltissimo della forzata lontananza dalla amata città. Non se ne sarebbe mai allontanato se il servizio militare prima, la prigionia in Germania poi e infine l'esodo non lo avessero strappato a viva forza da Fiume. Ed a Fiume egli ritornava tutte le estati con la moglie ed il figlio: per fare i bagni a Moschiena nel Carnaro, per rivedere i parenti ancora là residenti, ma soprattutto per rivedere la città che considerava sempre la «sua» città, anche se purtroppo cambiava aspetto anno dopo anno. Egli non si fermava tra il caotico traffico delle strade più frequentate, ma cercava quei pochi angoli rimasti ancora intatti come al tempo della sua gioventù; oppure saliva sulla vetta del Monte Maggiore per vedersela dall'alto, la sua Fiume, ed immaginarla da lontano ancora com'era nel tempo più bello. Poi, al ritorno, ce la descriveva con minuziosa precisione nei suoi articoli, che non potevano mancare su ciascun numero del «fogoler» che si riuscisse a stampare. Quando nel 1949, in seguito all'opzione per la cittadinanza italiana, raggiunse il Centro raccolta profughi di Cremona, iniziò una doppia attività: professionalmente si dedicò con abilità e con grande entusiasmo all'organizzazione dei corsi professionali di ragioneria e dattilografia, giungendo a fondare quell'Istituto nazionale corsi professionali che tuttora opera in tutta la penisola; socialmente dedicò con amore e dedizione tutto il suo tempo libero al problema dell'assistenza ai profughi giuliano-dalmati. Nel Comitato dell'Anvgd egli ricoprì dal 1950 la carica di vicepresidente; operò senza interruzione per il bene di tutti i profughi che man mano giungevano a Cremona. Anche nel breve periodo in cui l'attività del Comitato ebbe purtroppo una stasi, il suo ufficio di via Aselli era meta continua degli esuli che da. Cremona e dalla provincia arrivavano per cercare un aiuto: Mario Mandich era sempre là, con il sorriso sulle labbra, pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. Più volte avrebbe potuto, per nostra offerta e per «voce di popolo» assumere la carica di presidente provinciale, ma egli preferì sempre rimanere per il Comitato di Cremona il «vicepresidente di sempre», che dava agli esuli bisognosi della sua opera ed all'Associazione tutto il suo entusiasmo e tutta la sua altruistica carica di amore per il prossimo. A Borgo Loreto, a Cremona ed in provincia, nei nostri raduni e nei nostri congressi nazionali da ora in poi mancherà il suo volto ilare e bonario, mancheranno i suoi interventi ed i suoi battimani entusiastici, si sentirà la mancanza dell'amico che ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile. Mario Ive