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Didascalia: Pola La rotonda di bosco Siana (foto Orfeo Sbrizzai 1982)
21 luglio. Ho ritrovato la Giovanna! Ancora adesso non mi sembra vero ma invece è proprio accaduto. Dopo l'immancabile giornata di mare Arturo ed io abbiamo deciso di recarci in città a prendere il gelato; e siamo tornati in quel locale sito al principio di via Giovia che già conoscevamo; lì il gelato lo fanno proprio buono. Poi ci siamo avviati per via Kandler e pian piano siamo andati alla ricerca di quella latteria in cui avevo chiesto notizie qualche giorno addietro. La latteria l'abbiamo trovata, ma chiusa. Continuando per la strada siamo saliti fino in cima al olivo dove c'erano delle persone sedute fuori dell'abitazione; abbiamo chiesto senza ottenere risposta, ma proprio come se fossimo stati dei marziani! Siamo ritornati sui nostri passi e giù, sull'angolo, vedendo una signora anziana con dei ragazzini, l'abbiamo interpellata e lei, gentilissima, ci ha risposto: sì parlava «talian» le pareva di conoscere una Giovanna così come l'abbiamo descritta; anzi, dopo aver chiuso la sua casa là vicino, ci avrebbe accompagnato dove credeva abitasse. Così ha fatto; siamo arrivati dietro il municipio, davanti ad una casa a tre piani. «Se la Giovanna che zerchè xe quela che digo mi, la sta al terzo pian». Ho lasciato giù Arturo e sono salita, ho suonato un campanello e dopo un attimo una signora mi ha aperto; io: scusi sto cercando la Giovanna, quella che lavorava al Consorzio tanti anni fa; mi ha guardato senza capire e poi, sì sono io, ma... Cominciavo a ravvisare le fattezze del viso, il tono della voce, il modo pacato di parlare. Era lei. Giovanna, sono la Nives, ti ricordi di me? Pian, piano il suo viso si è disteso in una parvenza di sorriso. Ma come, ma quando, ma dove? Le ho spiegato come avevo fatto a trovarla e in quei pochi minuti che sono rimasta con lei le ho raccontato di me. E tu, Giovanna? Mi ha detto, a sua volta, di come si era svolta la sua vita.
Poi io, memore di essere attesa, l'ho salutata, l'ho abbracciata con tutta la mia commozione. Addio Giovanna, ti scriverò e non importa se non mi risponderai: sono felice di averti rivista.
Bon, no credevo proprio de trovarla, anche se veramente speravo; xe vero che qualche volta xe ben andar drio i propri impulsi. La xe compagna de come che la iera; o Dio, anche per ela xe passadi i anni, come per mi, e come per tuti, diria. Ma un certo modo de esser no cambia. Ghe conto certi particolari che me xe restà in memomoria, de quando che mi go comincià ad andar in ufficio e ancora spazirida go trovà ela che
la me ga aiuta, la me ga insegnà con pasienza robe che le continua ed esserme utili anche adesso, perché le xe diventà parte del mio modo de far.
Vedo che parlo sempre mi; el fatto de voler dir tanto in poco tempo me fa quasi vegnir el sangiosso. Anche ela però la xe frastornada perché dopo che la me ga fato andar dentro gnanca no la se pensa de dirme che me sento e cussì restemo in pìe tute
due per tuto el tempo. Vado zo per le scale e la vedo su la porta che la me saluda con la man, senza quasi espression; anca mi sventolo la man e continuo ad andar zo finché no rivo in por-ton e trovo Arturo che me speta e intanto el ciacola con quela sfiora che, felice de poder parlar «talian» con qualchedun, la ghe ga contò tutti i fati sui.
Ma perché me trovo ogni tanto a dover tirar su col naso?
22 luglio. I giorni scorrono velocissimi e in men che non si dica arriverà il giorno della par. tenza. Dovremmo vedere ancora tanti posti e tante cose, ma il mare ci attira troppo ed ogni giorno rinviamo cll'indomani la visita in tal o talaltro luogo. Ancora non siamo andati a Monte Zaro, non siamo passati per Monte S. Michele, non siamo andati su per via Sissano, a Medolino e così via; forse, magari inconsciamente, vogliamo lasciare un richiamo che ci spinga a tornare l'anno prossimo e intanto facciamo incetta di sole e di vigorose nuotate.
Siamo tornati a Verudella, sotto l'hotel Brioni, dove ci sono delle insenature che racchiudono delle spiaggette dai sassi bianchissimi; l'acqua bassa, digradante, diventa all'improvviso profonda e sconosciuta; la bianca trasparenza diventa verde, azzurra, blu, finché il profondo impedisce la vista dei sassi, delle rocce sommerse, delle alghe multicolori. E allora ci si immerge, si va sotto con gli occhi spalancati per vedere ancora qualcosa da ricordare.
La spiaggetta consente ai bambini di fare il bagno e ce ne sono tanti di piccolini che con strilletti s; avventurano più avanti finché le piccole onde, spruzzandoli tutti, non li fanno desistere. Più in là c'è una grotta a forma di minuscolo trampolino ed i più grandicelli ne approfittano per fare i tuffi; uno di essi fa un po' il bulletto ma scivola e si ritrova in acqua senza rendersene conto; si volta verso il sasso con aria interrogativa, scuote la testa ricciuta, torna su per ripetere l'esperimento. lo guardo, noi guardiamo, è tutto bello:
Adesso sterno tornando a casa col bus; sarìa sta bel tornar a pìe ma la strada xe assai lunga
e ghe volaria un per de ore con la relativa stanchessa; però mi domani voio tornar per sta strada, magari solo in principio, passando per la campagna, e voio ingrumar un mazzo de fiori se-chi, de quei che dura tanto tempo, per portarmeli drio, meterli in un vaso e gaverli sempre davanti ai oci. Devo proprio dir che me portaria a casa anche un pin; in tute ste pinete che governo impiantò noi co ierimo fioi per la festa dei alberi che ne fasseva far la scola, almeno uno, digo uno, xe mio. Me ricordo che i ne portava su per el monte dove che iera preparai i basi e vicin iera la piantina che noi fioi dovevimo meter zo. No che fossimo tanto boni de far un bon lavoro, ma tuti ghe davimo drio con entusiasmo, anche quando che invece de ingrumar tera per coverzer la pianta,
ingrumavimo sassi, quei bei sassi piati che qua i vien fora sempre e che no se saveva come meter per finir de stropar el buso.
Scometemo che almeno un ramo con la radise, de quei che eressi soli, mi a casa me lo porto?
Nives Saitti Cardone