foto Il disastroso disservizio postale, oltre al danno oggettivo (molti lettori credono che la causa sia nostra, mentre invece il giornale viene consegnato per l'inoltro il mercoledì sera d'ogni settimana), impedisce lo scambio puntuale e coordinato dei commenti. Ne è un esempio questa nota che fa riferimento a ciò che è apparso in un numero del due agosto giunto a Milano — la città che risulta essere la maggiormente colpita dai ritardi — due mesi dopo. Intanto nel numero dell'I 1 ottobre è apparsa un'altra nota sull'argomento in discussione, ma chissà quando il nostro collaboratore potrà prenderne cognizione. Perciò apportiamo all'articolo di Muggia i correttivi ai numeri nel frattempo intervenuti e aggiungiamo i dati relativi a Staranzano. La sostanza dell'articolo conserva intatta validità. Su un'Arena ormai vecchia giuntami dopo oltre due mesi (V. n. 2149 del 2 agosto) trovo la lettera di Aldo Lucertoni che commenta i risultati di una ricerca fatta dall'Associazione di Imperia presso sette Comuni importanti di quella provincia per individuare i profughi giuliano-dalmati (quelli che lo sono anche come nascita nelle nostre terre) lì residenti. Tale ricerca ha messo insieme un campione di 273 persone, che consente già di tracciare un ritratto approssimativo della struttura demografica del nostro popolo in esilio visto dal vero e non semplicemente immaginato in base a formule statistiche. La fatica degli amici di Imperia (non è stato certo un lavoro leggero, ma mi pare che ne valesse la pena) suggerisce due ordini di considerazioni. Anzitutto sui confronti tra i dati della ricerca e quelli ottenuti in base alle tabelle di sopravvivenza (v. Arena n. 2146 del 12 luglio) partendo dalle ipotesi di lavoro che tutti fossimo venuti via nel 1947 e che la composizione per età della nostra gente fosse corrispondente a quella media della popolazione italiana. Non mi pare, purtroppo, che ci siano grosse differenze tra teoria e realtà: se mai quest'ultima, nel caso specifico, ci tratta peggio dell'immaginazione, perché l'aliquota degli anziani è superiore a quanto stimato, come si può rilevare confrontando le tre serie di dati (per Staranzano si fa riferimento ai 30 anni e oltre i 30 anni): SCHEMA (vedi foto) Cioè gli ultrasessantenni, che nella ricerca Lucertoni sono il 42 %, nella stima teorica erano appena il 25 %. Questo potrebbe peraltro dipendere, come rileva Lucertoni, da una particolare concentrazione di anziani esistente nella regione, che è per motivi climatici una delle residenze preferite dagli stessi (identico fenomeno di forte presenza di anziani esiste in generale anche tra tutta la popolazione della zona). Infatti su 578 persone rilevate ben 241 sono residenti a San Remo. Potrebbe quindi essere (speriamo) compensabile dalla situazione di altre zone con una maggiore incidenza di persone con età media minore. Infatti i dati di Staranzano portano la percentuale degli ultra-sessantenni al 27.7,5, comunque superiore alla stima teorica. Del resto un campione pur rappresentativo, ma limitato, può discostarsi anche sensibilmente dalla popolazione complessiva. Però, per saperlo, occorre poter procedere ad un conteggio globale. La seconda serie di considerazioni riguarda proprio questo punto. Sentiamo in molti il bisogno di sapere, con una certa precisione, in quanti effettivamente siamo venuti via e in quanti siamo ancora in vita. E' un problema di verità storica anzitutto, dato che questi numeri sono stati passati sotto silenzio per tanti anni, quasi fosse proibito far sapere che esistevamo. E' poi un problema di conoscenza e valutazione delle nostre forze per quell'azione di conservazione dei resti della civiltà istriana che ci siamo portati via con noi. Può essere pure, per qualcuno, il soddisfacimento di una semplice ma legittima curiosità. Sul come realizzare ciò ho avuto occasione di pensare ed è proprio per una specie di sconforto che avevo ripiegato su una valutazione statistica. Amedeo Colette, che fu per anni instancabile animatore dell'Opera nazionale assistenza ai profughi aveva compiuta una ricerca molto puntigliosa presso i Comuni (però la ricerca che venne poi pubblicata non si rintraccia più facilmente: o forse non ho chiesto alle persone giuste?). Quella poteva essere una ottima base di studio, una traccia. Però la fase che stanno vivendo ora gli amici di Imperia (con qualcuno che si dia tanto da fare e vada a rovistare negli archivi, che riempia dei fogli di numeri, nomi e altri dati) non è eliminabile e va sviluppata fino in fondo se si vogliono i risultati. L'ídea dí ricorrere alla consultazione con le proprie forze delle liste elettorali è senz'altro buona, perché si sa in partenza che il programma richiede di poter contare solo sulle proprie forze e non ci sono neppure le illusioni che í Comuni, che oggi non riescono del tutto a correre dietro ai loro compiti istituzionali più banali, possano dare una mano come per l'indagine dell'Opera. Ho però dei timori per le città più grosse, dove i nominativi delle liste sono centinaia di migliaia e la fatica diventa insostenibile per un'équipe di rilevatori dilettanti. Perseguendo analoghe finalità in una città in cui appunto esistono le difficoltà del numero, mi pare che a Milano Tolja stia cercando di battere una strada diversa, riordinando e aggiornando la vecchia documentazione dell'Associazione (già, Massimo, potresti anche spiegarci diffusamente in quale fatica ti sei imbarcato, e allora la gente vedrebbe che non sei solo il brontolone che recrimina a sciabolate su certe vicende elettorali...). Ma anche questo tipo di iniziative, per quanto diligenti e puntigliose, possono darci solo dei risultati settoriali, pur utili. Un'altra idea potrebbe essere quella di cercare di concordare con tutta la nostra stampa il lancio di un questionario (con domande come: età, professione, titolo di studio, provenienza, composizione della famiglia, residenza attuale e altre precedenti in Italia, uso del dialetto ecc. ecc. ecc.): ma temo che vi siano difficoltà a mettere d'accordo le testate (e le teste) dato che ognuno sembra perseguire obiettivi del tutto diversi. E se anche i lettori dessero una amplissima adesione all'iniziativa (altra difficoltà) ciò servirebbe a darci un profilo qualitativo (a dirci chi siamo e come siamo fatti) ma non quantitativo della nostra gente e non riusciremmo di certo a contarci tutti, uno per uno, con un vero censimento. Non credo che, realisticamente, riusciremo a completare un progetto di questa portata, che piacerebbe a tutti, e questo mi pare sia un punto negativo a nostro carico. Però i risultati parziali ottenibili sono di notevole interesse e tali da valere la fatica che richiedono. Gigi Muggia