Didascalia: Antonio Budicin a Buenos Aires nel 1971 con il figlio Juancarlos Bisogna riconoscere che il solo embrione di resistenza al fascismo in Istria e a Fiume fu quello alimentato dal partito comunista che si ammantava ancora della grande forza d'attrazione costituita dall'internazionalismo. Non erano molti i militanti, né ad essi veniva richiesto un impegno particolare nella lotta ad un regime sulla cresta dell'onda per tutti gli anni Trenta. Era sufficiente provvedere al versamento dei canoni per sostenere l'organizzazione, alla diffusione clandestina di qualche foglio con frasi di lotta, nel far trovare soprattutto per il primo maggio qualche vessillo rosso e qualche rudimentale manifestino. Rari i veri e propri atti di sabotaggio; tutt'al più il movimento si appropriava delle disfunzioni dell'apparato industriale fascista, condizionato dalle nomine dirigenziali per meriti politici, per darsi merito degli incidenti e delle perdite operative come se fossero dovuti ad atti di boicotaggio. Si sono fatte spesso in questo senso ricostruzioni a posteriori per sopravvalutare una lotta che prima del 1943 ha avuto modeste dimensioni, ma cui va invece attribuito il vanto d'essere stata l'unica forma di non adagia-mento nella corrente di consenso generale al fascismo, al di là di qualche fronda intellettualistica e di qualche processo critico all'interno del regime. I fermenti comunisti furono attivi tra gli ottomila minatori impiegati nel bacino carbonifero dell'Arsa e tra gli operai di Pola e di Fiume. Ma non ci fu acquiescenza rispetto ai tentativi dí dare impronta croata alla contestazione al fascismo. I pochi militanti impegnati nella lotta sostenevano che i comunisti «devono avere idee internazionaliste perché la loro patria è ovunque cí sia una classe operaia che lotta contro lo sfruttamento capitalistico». Perciò non avevano «interesse e comprensione specifici» per le rivendicazioni sull'uso della lingua croata, non compresa dai minatori e dalla classe operaia. L'ha ricordato anche Leo Valiani (Weiczen) con riferimento a Fiume. I comunisti a Fiume erano 15-20, quasi tutti di madrelingua italiana. Valiani lasciò il partito dopo il patto russo-tedesco che portò all'invasione e alla spartizione della Polonia. Edoardo Dorigo a Pola prese le distanze dal movimento titoista. Lelio Zustovich ad Albona fu eliminato con la violenza dai nuovi compagni. I comunisti italiani non accettarono in Istria e a Fiume la strumentalizzazione jugoslava. Emblematica in questo senso la vicenda di Antonio Budicin di Rovigno. Questa la sintesi, che egli tracciò delle tappe della sua vita: 37 mesi di lager, 11 mesi di carcere, 9 mesi di ammonizione, 13 mesi di schedato all'isola d'Elba, 13 mesi di turista all'estero, 36 mesi di reclusione, é mesi di libertà vigilata, 60 mesi a Ponza e Ventotene, 12 vesi di libertà vigilata, 31 mesi di lunga marcia, 13 mesi di quarta dimensione. Un ruolino di marcia che va dal 1926 (quando diciottenne fu arrestato per la prima volta come sovversivo) al 1945 quando dovette fuggire in maniera rocambolesca dal carcere tifino. Era stato a Vienna, a Parigi, a Mosca (nome di battaglia Aroe Ardito rosso); aveva conosciuto Secchia, Pratolongo, Di Vittorio, Togliatti. Quando nel 1945 a 37 anni (dopo essere stato in guerra con gli anglo-americani in Algeria e poi sul fronte balcanico con la prima unità aerea partigiana) tornò a Rovigno, fu arrestato dalla pulizia titina e dichiarato «nemico del popolo», «agente USA», «spia dell'Ovra». Fu condannato a sei mesi di lavori forzati. Nelle carceri di Albona si iniettò, aiutato dalla moglie, una fiala di petrolio al ginocchio. Dall'ospedale dove fu portato, fuggì calandosi da una finestra del terzo piano. Restò nascosto con la moglie per quaranta giorni nella campagna albonese in una «meda» di paglia. Fu aiutato dai compagni istriani a raggiungere Pola, sotto governo anglo-americano. Finito in campo profughi a Roma, emigrò in Argentina, a Buenos Aires. Soltanto qualche anno prima di morire il partito comunista italiano gli attestò la sua fiducia per iscritto e gli concesse la medaglia dei fondatori. Riuscitissima la sagra del Borgo di Sant'Arma. Migliaia di persone hanno attestato il gradimento popolare per un incontro perfettamente organizzato. Domenica 29 luglio l'apice della festa con l'esibizione del Volkstanzgruppe Lindwurm di Klagenfurt, la città gemella di Gorizia.