foto Chiussi in volo nel cielo greco qualche giorno prima dell'armistizio Cimitero di Brescia: il loculo che raccoglie le spoglie di Pino Chiussl e ricorda la sua fine nel cielo dl Brescia il 14 marzo 1945 Leandro Bonara caduto il 12 febbraio 1945 Il documento del Ministero dell'Interno che autorizzava il soggiorno di Chiussi in Grecia dopo la resa dell'8 settembre 1943 Il tempo passa e, con esso, si alternano in Africa settentrionale le vicende della guerra. Comincia il va e vieni per il deserto. I piloti del 50' Stormo d'assalto continuano a battersi, decisi a fare fino in fondo il loro dovere e a tenere alto il senso dell'onore e della dignità. I loro apparecchi sono logorati, con i motori sfiatati, tenuti in efficienza solo grazie alla grande perizia degli specialisti; ciò nonostante oppongono ai mezzi soverchianti dell'avversario le loro capacità ed il loro indiscutibile valore. Chiussi, benché giovanissimo, è considerato un sottufficiale di provate capacità, che spesso si assume il compito di portare in combattimento qualche pivello, al quale insegnerà come azzuffarsi con i più veloci Hurricane e Curtise P.40 inglesi e, soprattutto, come toglierseli di torno. Ogni qual tanto trascorre, con giovanile entusiasmo, assieme ai colleghi liberi dal servizio, una giornata di riposo al mare, in qualche amena insenatura della costa. La situazione si va intanto progressivamente deteriorando ed egli compie ancora il proprio dovere, con i pochi rimasti, sopra l'immensa fornace di Alamein. Mentre il fronte si sposta definitivamente verso ovest, sfilano, ancora una volta, sotto la sua fusoliera, le località dalle quali è partito tante volte, per le quotidiane azioni di attacco al suolo. Dopo undici mesi di combattimenti nei cieli di Tobruk, di Bir Hacheim, di Marsa Matruh, di Alamein, decolla con la sua squadriglia, nel febbraio del 1943, da un campo della Tunisia alla volta della Madrepatria. Giunge a Pola, in licenza, dopo qualche tempo, tranquillo, sereno, come se fosse reduce da un safari in terra d'Africa. Lo rivedo con gioia, mentre mi trovo nella nostra città in licenza straordinaria. Parliamo delle sue esperienze africane, dello stato di disagio, essenzialmente morale, in cui si dibattono le forze armate italiane, dell'accresciuta potenza avversaria e delle sue possibilità di attuare operazioni militari in qualsiasi punto del Mediterraneo, con l'impiego di preponderanti forze terrestri ed aeronavali; discutiamo infine della crisi politica rappresentata dalla stanchezza della popolazione a sopportare ancora insuccessi militari e incursioni aeree sulle città. La licenza trascorre veloce, tra qualche avventura galante e qualche cena al ristorante «Tavelli», dove «Gnagno», il notissimo cameriere del locale, ci rifila, con qualche saponetta a prezzo di borsa nera, anche le ultime barzellette sul regime. Un pomeriggio facciamo una gita in bicicletta ad Altura. Ci fermiamo sui bordi della strada che costeggia l'aeroporto, per incontrare un collega e per osservare il rientro di quattro CR. 42 dalla Croazia, reduci da una azione contro i partigiani jugoslavi. Su quel campo c'è infatti una sezione staccata della 383.ma Squadriglia Autonoma d'Assalto con sede a Zara. Una sera a Pola Arrivano in quel periodo a 'Pola anche Lino Drabeni, ufficiale dei granatieri, Leandro Bonara, sottotenente pilota, Nini Ton-ci, sottotenente del 74o Rgt. fanteria e qualche altro. Ci troviamo una sera, in maniera del tutto occasionale, presso la birreria Bernardis, a sgranocchiare «salz stangen» e a bere birra. A mezzanotte, ora di chiusura, dobbiamo lasciare il locale e, alquanto alticci, a 'braccetto, sfoderando l'intero repertorio delle canzoni polesane, c'incamminiamo, in mezzo alla strada, lungo la via Giulia, la via Barbacani e la via Garibaldi. Il caffè di Aprea è ancora aperto e riusciamo a sgattaiolare dentro, prima che il proprietario chiuda. Una serie di bicchierini mette definitivamente la compagnia k. o. A questo punto si verifica l'episodio più esilarante della serata. Nella sala retrostante il banco di mescita ci sono dei biliardi e Bonara, in evidente stato euforico, salta sopra uno di essi per improvvisare una danza. Il titolare del locale, entrato nella sala, rimane esterrefatto e, alle sue vibrate proteste, il simpatico Leandro non trova di meglio che apostrofarlo con un: «fregatene, mona!». Ancora qualche giorno e tutti rientrano ai reparti. Chiussi, dopo una brevissima permanenza sul territorio nazionale, promosso sergente maggiore, raggiunge la 385.ma Squadriglia Autonoma C. T., con base ad Araxoe in Grecia. Conclusasi la guerra in Nord Africa, con la perdita della Tunisia, partecipa alle successive operazioni aeree nello scacchiere del Mediterraneo, fino all'armistizio. La data dell'8 settembre 1943 lo coglie ad Atene. Lontano dalla Madrepatria, deve far fronte alla grave situazione che si è venuta a creare repentinamente, la quale trasforma gli inglesi in amici e i tedeschi in avversari ed è costretto a risolvere angosciose condizioni di sopravvivenza. Contrariamente a quanto avviene in Italia, dove molti pi loti hanno la possibilità di agire di loro iniziativa e di risolvere il loro caso di coscienza, saltando su un aereo e dirigendosi verso i campi alleati dell'Italia meridionale o decollando verso aeroporti controllati dai tedeschi, Chiussi non ha alcuna alternativa. Gli aeroporti greci sono tutti occupati dalle forze germaniche, che non hanno le perplessità e le incertezze degli italiani. Le loro idee e i loro atteggiamenti sono estremamente chiari e precisi nella semplice ma eloquente interpre, tazione del «chi non è con noi è contro di noi». Cerca quindi di temporeggiare, in attesa dell'evolversi degli avvenimenti; indossa abiti borghesi e trova ospitalità ad Atene presso la famiglia di una ragazza, che frequenta da qualche tempo. Questi amici greci, che hanno evidentemente degli addentellati con il movimento di resistenza ellenico, molto attivo nel paese, riescono a procurargli un permesso di soggiorno del Ministero degli Interni, contenente dati falsati, con il quale Chiussi, di professione disegnatore, entrato in Grecia nel luglio 1943, è autorizzato a soggiornarvi, come turista, fino al 15 febbraio del 1944. Adesione aII'ANR Fatalità vuole che, all'inizio del mese di dicembre, i radogoniometri tedeschi riescano a localizzare, all'ultimo piano del fabbricato dove abita, una stazione radiotrasmittente clandestina, collegata con rIntelligence Service. La retata, effettuata nello statoile, porta anche al suo arresto e i servizi di sicurezza si rendono subito conto di trovarsi di fronte ad un pilota dell'Aeronautica Italiana, insignito, fra l'altro, anche di una decorazione al valore germanica. Ci sono naturalmente pressioni perché prenda posizione nella neocostituita Aeronautica Nazionale Repubblicana. A Pino Chiussi manca indubbiamente «ranimus» necessario ad un repentino ed ingiustificato cambio di alleanza e anche se la sua adesione postuma è difficile e sofferta, essa trova giustificazione nella ribellione della sua coscienza, nel senso di dignità morale e in quello, molto marcato, dell'onore militare. Oltre a questi aspetti ideali, ci sono gli appelli — ai quali non può rimanere insensibile — di quelli che sono stati i suoi superiori, ufficiali di grande ascendente e comprovato valore, dal ten. col. Ernesto Botto, già comandante della Scuola Caccia di Gorizia, al ten. col. Antonio Vizzotto, che aveva guidato in Albania ed in Africa Settentrionale il 150o Gruppo C. T., dal ten. col. Ferruccio Vosilla, già comandante del 50o Stormo d'Assalto, al gen. Arrigo Tessari, già comandante dell'Aeronautica Italiana in Grecia, i quali rappresentano, in tanto sfacelo morale e spirituale, un appiglio, una guida, una parola di fede. Il suo ritorno a Pola avviene subito il 9 gennaio 1944, quando la città ha già subito il suo primo, pesante bombardamento alleato. Il nostro incontro è semplicemente fraterno. Parliamo, a lungo, delle vicende successive all'armistizio dell'8 settembre, dell'adesione all'A:Na. e dei suoi intendimenti operativi, indirizzati, soprattutto, alla protezione delle città e delle vite degli italiani dai bombardamenti anglo-americani, da attuare mediante reparti d'interdizione aerea. Discute dei suoi problemi anche con il direttore del Corriere Istriano, Antonio Carbonetti, che visiterà, immancabilmente, ad ogni sua licenza. Dopo l'arruolamento nell'A.N.R., raggiunge, per un ciclo addestrativo, l'aeroporto di Lagnasco (Cuneo), dove ha sede il costituendo ,1o Gruppo Caccia. A metà del mese di gennaio 1944 il Gruppo riceve l'ordine di trasferirsi a ,Campoformido e il giorno 24, sistemate le squadriglie fra la zona nord e sud dell'aeroporto e nelle strisce di S. Caterina, ,Basaldella e Basiliano, è pronto ad entrare in azione. Il giorno 28, con partenza su allarme, Chiussi decolla assieme ad altri «Macchi 205», per intercettare una formazione di bombardieri sul basso Friuli. Egli sa di poter contare su un mezzo veloce, maneggevole, potentemente armato, alla pari con quelli degli avversari e non più in condizioni di mortificante inferiorità. La lotta avviene ora con nuovi mezzi moderni e particolarmente con l'ausilio della guida-caccia che, via radio, fornisce ai piloti i dati rilevati dai radar sulla posizione, sulla consistenza e sulla quota della formazione nemica. I caccia italiani, disposti a «Schwarm», ossia in formazione di quattro velivoli su due coppie, con i due aerei interni in posizione più avanzata, rispetto ai due esterni, intercettano un consistente numero di bombardieri B. 24 scortati da caccia pesanti Lightning, tra. Casarsa e Pordenone. Nel corso del violento scontro che ne deriva, vengono abbattuti tre «Liberator». Due giorni dopo, il gruppo decolla nuovamente su allarme ed affronta una formazione di bombardieri B.24 scortato da caccia P.47. Vengono abbattuti quattro Thunderbolt, di cui due precipitano tra •Palmanova e Grado; anche un bombardiere cade a vite ed esplode nella laguna. Mentre i caccia italiani ed americani continuano a scontrarsi nella zona di Venezia, quadrimotori alleati rovesciano sull'aeroporto di Campoformido una pioggia di bombe e la radio deve chiamare alla disperata i caccia del 1o Gruppo in difesa del loro campo. Tre Mc. 205 non rientrano quel giorno dall'azione. Dura prova Nei mesi successivi l'attività bellica del gruppo prosegue ininterrottamente e Chiussi abbatte, nel mese di marzo, il suo primo «Liberator». Decolla quasi ogni giorno o anche più volte nella stessa giornata per intercettare formazioni americane nello spazio compreso tra Trieste e Gorizia, nella zona istriana e lungo le foci del Po. Prima della fine del mese di aprile, il gruppo viene trasferito a Reggio Emilia, una zona ancora più «calda» del Veneto, in quanto essa rientra nel raggio di azione delle squadriglie di appoggio tattico alleate. I combattimenti si susseguono con un ritmo ossessivo ed estenuante, spesso ad altissime quote, e la lista dei caduti del lo Gruppo si allunga ogni giorno di più. Una buona parte dei veterani è scomparsa tragicamente nella lotta e i superstiti, gente che si è battuta su tutti i fronti, sono stanchi ed esausti, consci ormai di essere destinati a combattere sino alla consunzione. Affiorano, in quella particolare atmosfera, dubbi circa l'adesione alla R.S.I., si riaffermano principi di fedeltà al ten. col. Ernesto Botto, come figura rappresentativa di tutta l'Aeronautica; si critica l'interferenza politica, che in pratica, ne ha provocato la sostituzione; emergono risentimenti per il fatto che e; rnm1-1,1 t t a niìi ne!' teriecrh i rhr nn. l'Italia. E' l'inizio di una crisi che travaglierà il reparto, provocando l'allontanamento dei piloti più psichicamente provati e non più in condizioni di combattere. Integrato con nuovi, eccellenti Fiat G. 55, il gruppo continua a battersi strenuamente. Il 9 giugno 1944, partito su allarme, Chiussi abbatte sull'Adriatico, in collaborazione con il ten. Robetto, un quadrimotore americano, in fase di rientro dai cieli tedeschi. Ai primi di luglio, il 1o Gruppo Caccia si trasferisce a Vicenza, per una operazione di avvicendamento con il 2o Gruppo. Di fronte alla enorme sproporzione numerica dei mezzi avversari, le perdite di giugno e di luglio sono particolarmente pesanti, tanto da far valere al reparto il tragico nominativo di «gruppo del crisantemo», con evidente riferimento alle frequenti cerimonie funebri per i suoi caduti. Nel mese di luglio c'incontriamo ancora, durante una sua breve licenza. Dorme una notte a casa mia ed abbiamo così modo di avere, tra un allarme e l'altro, uno scambio di opinioni sulla situazione del Paese, sulle intromissioni tedesche, sull'ostilità di gran parte degli italiani, smarriti e confusi. Fa la consueta visita ad Antonio Carbonetti e riparte per raggiungere la squadriglia. Alla fine di agosto, i tedeschi esercitano pressioni di ogni genere perché il gruppo passi nella Luftwaffe. Arrivano al punto di circondare, in forze, l'aeroporto di Vicenza, con il proposito d'invaderlo, ma i piloti italiani, decisi a non indossare una divisa straniera e a non lasciarsi sopraffare, danno alle fiamme tutti i velivoli presenti sul campo. Per quasi tre mesi il 1o Gruppo Caccia, rimasto soltanto con qualche apparecchio, non svolge più attività bellica, mentre proseguono le trattative con le autorità germaniche per riorganizzare il reparto. I servizi informativi alleati, a conoscenza della situazione, propongono, tramite emissari dell'aviazione italiana del sud, paracadutati allo scopo, una diserzione e predispongono, per tale eventualità, due campi: quello di Borgo, in Corsica, e quello di Si'nello presso Pescara, ma la proposta viene decisamente rifiutata. Il 25 novembre Chiussi, con altri 80 piloti, parte alla volta della Germania, diretto alla JagdFliegerSchule 14, ossia alla scuola di caccia della Luftwaffe di Holzkirchen, per il passaggio sul Messe, sclunitt Bf. 109 G. e rientra in Italia nella seconda quindicina del mese di gennaio 1945. Il suo reparto, con la nuova denominazione di P Gruppo Caccia «Asso di Bastoni», viene basato in Lombardia, sugli aeroporti della Malpensa e di Lonate Pozzolo, i quali vengono ripetutamente mitragliati dai caccia della Mediterranean Al-lied Air Force. Nel mese di febbraio c'è un certo rallentamento delle operazioni anche per l'impossibilità di decollare a causa dell'ininterrotto controllo nemico, che impedisce ogni movimento ai caccia italiani, i quali approfittano di ogni minimo allentamento della sorveglianza per levarsi in volo e ingaggiare combattimento. Le modeste formazioni di caccia delI'A.N.R., ammontanti a circa 100 apparecchi, si trovano infatti a dover fronteggiare 3.800 aerei della M.A.A.f. L'itinerario della mia memoria, non può fare a meno dal soffermarsi sul mese di febbraio 1945, per ricordare un altro aviatore polesano: il ten. pilota Leandro Borsara, appartenente al 2o Gruppo Caccia «Diavoli Rossi», decollato da Aviano il giorno 12 e caduto in combattimento tra Padova e Mantova, in uno scontro con bombardieri USA Madidi. Nei primi giorni del mese di marzo avviene, nel cielo della Lombardia, uno dei combattimenti più importanti del P Gruppo. Chiussi, promosso maresciallo, dopo aver abbattuto, oltre ai B. 24 menzionati, anche un caccia pesante P.38 Lightning ed un poderoso quadrimotore B.17 Fortress, partecipa al 44.mo combattimento del reparto. Il giorno 14 marzo 1945, l'intero P Gruppo Caccia «Asso di Bastoni» decolla, su allarme, per intercettare una massiccia formazione di bombardieri, scortata da caccia pesanti, proveniente dall'Emilia. Il contatto avviene ad oltre 8000 metri con i caccia di scorta e a circa 6000 metri con i bombardieri, nello spazio aereo compreso fra il lago di Garda, Brescia e Verona. Con il suo Bf. 109/K »Karl«, ultima versione del Messerschmitt, attacca, con il resto del gruppo, le formazioni avversarie, contribuendo all'abbattimento di sette apparecchi americani, ma il suo aereo viene colpito. Riesce abilmente a disimpegnarsi e sembra, che la buona sorte gli si volga in aiuto, perché riesce a prendere terra a Villafranca, ma in fase di atterraggio il velivolo, danneggiato, imbarda e la batteria di alimenta