“A nonno Nino” Ho ricevuto "l’Arena di Pola" e condivido la linea del giornale. Ho letto la sua risposta alla mia lettera del mese scorso e mi auguro che si possa, finalmente, porre fine, in tempi ragionevolmente brevi, all’annosa vicenda della sorte toccata ai nostri cari scomparsi nei territori dell’ex-Jugoslavia. Se i Croati e gli Sloveni rendessero pubblici i loro archivi, farebbero veramente, come scrive Lei, un atto di buona volontà per una fattiva riconciliazione. Mio padre, Cacciola Antonino, scomparve alla fine di aprile del ’45 da Dignano d’Istria, dove prestava servizio come carabiniere fino al luglio del ’44, quando transitò nella M.D.T. 2° Rgt. Istria. Da allora non abbiamo saputo più nulla, nonostante le varie ricerche effettuate anche negli ultimi anni. Le fonti ufficiali lo danno disperso, ma il suo nome non risulta in nessun elenco consultato (Papo, Bartoli, Pirina, Ballarini). Solo dopo nostra segnalazione, oggi figura nell’albo d’oro dei Siciliani stilato a cura del dott. Rustia e nell’Altra Verità. Lei sicuramente comprenderà come, per me e per gli altri congiunti, sia di vitale importanza conoscere il luogo dove i nostri cari hanno perduto in modo tragico la loro vita. Ho solo un vago ricordo dell’Istria e fino a qualche tempo fa non mi sentivo pronta a tornare, anche se vi sono nata, però l’ho sempre considerata la Patria del cuore, perché so che in qualche angolo sperduto custodisce le spoglie di mio padre. Mi piacerebbe che su L’Arena venisse pubblicata la seguente poesia scritta per il nonno da mia figlia Maria Rosaria. “A nonno Nino” Di te solo foto in bianco e nero,/ immagini di vita,/ parole raccontate con amore/ da chi ti ha voluto bene,/ ma nessun fiore,/ nessuna lacrima/ sul tuo sepolcro./ Ignorato dalla storia/ giaci senza nome/ in una terra/ ormai straniera. MARIA CACCIOLA BRIGUGLIO (Messina) La ringrazio e, come ho detto, cercheril di fare il possibile per soddisfare il suo, che è anche il mio e di tanti altri di noi che hanno avuto un congiunto, un parente, un amico... scomparso, desiderio. Per intanto, pubblico la toccante poesia di sua figlia. 86 anni e tanta nostalgia Cara “Rena”, grazie all’amico Venier, anch’io da quest’anno faccio parte della “famiglia” e desidero esprimere la mia gratitudine per la gradita sorpresa degli auguri che, tramite Salvatore Palermo, avete voluto inviarmi in occasione del mio 86esimo compleanno. 86 anni! Il sole della mia vita sta per tramontare e sento più che mai il desiderio di rivedere la mia amata Istria; sento la nostalgia della mia Pirano che ho lasciato 64 anni or sono. Vorrei ripercorrere le strade che sono state il campo giochi di noi ragazzi, dove i muri delle case sono ancora impregnati delle mie grida e di quelle dei miei amici, delle nostre risate, delle nostre dispute giovanili ,... Penso pure, con tristezza, alla mia gente costretta ad abbandonare quanto era stato realizzato col lavoro ed il sacrificio di generazioni, che preferì diventare cittadina del mondo piuttosto che sottostare ad una feroce dittatura slava. Penso con tristezza che questo mio Popolo è destinato all’estinzione in quanto il suo modo di vivere non è più quello della Terra che ha lasciato, ma quello dei paesi ospitanti. Il folclore, le tradi zioni di prima dell’esodo rimangono nei ricordi di noi persone anziane ed è per questo motivo che non posso rivedere la mia Pirano: per non inquinare i bei ricordi del passato con la realtà del presente. Quanto dureranno? Purtroppo fino a quando giungerà per noi la notte. Sono pensieri di un vecchio nostalgico che vi ringrazia e vi porge i suoi più cordiali saluti ed auguri per un futuro sereno. EGIDIO CONTENTO (Cividale) Carissimo Egidio, questa sua lettera renderà senz’altro felice l’amico Salvatore, ideatore ed attuatore dell’iniziativa degli auguri, apprezzata, oltre che da lei, da tantissimi altri lettori. Capisco la sua nostalgia e la sua ritrosia a ritornare a Pirano, sua Città natale, per non “inquinare” la bellezza e purezza dei suoi ricordi, ma se veramente desidera rivederla, ci vada. Non troverà più la sua Pirano - niente ed in nessun luogo è più come era sessanta annifa -, ma i suoi ricordi ritorneranno più numerosi e vividi di come li percepisce a Cividale. Specie se vi ritornerà in stagione per così dire “morta ”, si accorgerà che camminando per le sue strade e lungo le sue rive non le sarà difficile isolarsi da tutto e da tutti e riassaporare in pieno i ricordi di un tempo, risentire voci e risate. Circa la durata dei ricordi, non sia poi così pessimista; sono certo che almeno alcuni di essi li avrà trasmessi a figli e nipoti ed, in ogni caso, il ricordo dell’amore per la sua Terra, mirabilmente espresso nella sua lettera, rimarrà imperituro sulle pagine del nostro, ora anche suo, giornale. Celebrato ad Adelaide il “Giorno del Ricordo” Carissimo Direttore, quest’anno anche noi ad Adelaide abbiamo voluto celebrare con la dovuta solennità, per la prima volta, la data del 10 febbraio, in memoria della tragedia delle foibe e dell’esodo da Istria, Fiume e Dalmazia. L’evento è stato organizzato dalla locale “Famiglia Istriana” con la celebrazione di una S. Messa nella chiesa di Regina della Pace di Payneham, da padre Allan Winter, cui ha fatto seguito un sobrio incontro conviviale durante il quale, soprattutto, ci siamo scambiati i nostri struggenti ricordi. ELIO SALVAGNO (Australia) Carissimo Elio, a te, in qualità di Presidente della Famiglia, ed ai tuoi Associati (di cui alcuni ho riconosciuto nella foto che mi alleghi) va il mio apprezzamento per la vostra iniziativa ed un cordiale saluto. Nella foto c’è anche la tua cara sposa, Miranda; a lei, grato per la sua “squisita ” (pesce come lo prepara lei non l’avevo mai gustato) ospitalità, rivolgo un cordialissimo saluto anche a nome di Graziella, Tatiana e Salvatore che assieme a me ne hanno beneficiato in occasione della nostra visita in Australia. Un interrogativo e una proposta Caro sindaco, leggendo sul "Corriere della Sera" una risposta di Sergio Romano che paventava una proliferazione di "giornate del ricordo" per commemorare le vittime della bestialità umana, mi sono posto un interrogativo e vorrei mettere in discussione una proposta. L’interrogativo: perché l’ONU non ha mai pensato ad indire una sola giornata mondiale del ricordo, eliminando quella che oggi è una poco edificante graduatoria di olocausti ed efferatezze di serie A e B, quando non di crimini contro l’umanità completamente dimenticati? La proposta: non potremmo, noi, nel nostro piccolo, chiedere a Governo e Parlamento di associare, riscrivendo l’atto di rimembranza delle nostre foibe e del nostro esodo, tutte le nefandezze che l’uomo ha commesso e continua a commettere sull’uomo d’ogni etnia, ideologia, religione, cultura? Accenno soltanto a qualche crimine del secolo appena trascorso: la morte di due milioni di armeni e la loro drammatica diaspora; i crimini di Stalin contro il suo stesso popolo; le migliaia e migliaia di crani di povera gente che si è lasciato dietro il cambogiano Pol Pot; i curdi gassificati, le carneficine africane ancora in corso; le dittature di sangue sudamericane, a cominciare dal cileno Pinochet... Come giornalista vedo questa proposta importante anche sul piano mediatico, ma mi sembra particolarmente doverosa da parte di chi ha combattuto così duramente per avere una "giornata del ricordo" e si fa fratello di altri che hanno subito la stessa sorte di dimenticanza, dolore, disumanità. DANILO COLOMBO (Castelfranco Veneto) Caro Danilo, capi sco il tuo interrogativo e la tua proposta; po trebbe essere una solu zione per buttarsi alle spalle tante incom prensioni ed animosità che oggi caratterizza no i rapporti tra quan ti, di volta in volta, si sentono vittime e car nefici, per girare pagi na e guardare più sere namente ad un futuro migliore. Sottopongo, quindi, il tuo pensiero ai nostri lettori, nella speranza che qualcuno voglia intervenire. Sinceramente, peril, ritengo utopistica una siffatta soluzione. Pensi veramente che tutti siano disposti a rinunciare a coltivare la propria individuale memoria, per un superiore, ipotetico bene comune?La tua proposta mi ricorda, ad un livello sicuramente inferiore d ’importanza, la proposta, tante volte e da più parti avanzata, di unificare le tante testate della nostra diaspora. Non se n’è maifatto nulla, perché nessuno si è dichiarato disponibile a rinunciare a coltivare il proprio orticello o, se preferisci, a salvaguardare il proprio campanile. Non credo si tratti solo di egoismo o, ancor peggio, di più gretti interessi; penso che dietro ci sia una sincera paura che in un eventuale “unicum” la memoria del proprio vissuto possa andare definitivamente perduta. Una gradita “riparazione” Caro Direttore, desidero informarla che, in occasione del 10 febbraio di quest’anno, sul monumen to che ricorda l’Esilio di noi Istriani a Roma, l’Anvgd questa volta mi ha fatto deporre un bel mazzo di fiori, chiusi dal nastro tricolore, come quello depostovi l’anno precedente di mia iniziativa. Allora mi ero lamentata per la “negligenza”, ma ora le cose sono andate diversamente; anzi, quest’anno, per volontà della stessa Associazione, la base terrosa del monumento è stata coperta con lastroni di travertino che hanno valorizzato molto il monumento, opera del mio defunto marito, Amadeo Colella. Il7 aprile ricorre il 34esimo anniversario della sua morte e mi farebbe piacere leggere sull’Arena qualcosa che lo ricordi degnamente. Le invio anche una foto che era a lui molto cara. Era il29 dicembre 1946, l’ultimo Natale della bella “Mularia de Pola”. Amedeo, partito con la sua famiglia già il1 ° maggio 1946 per Roma, era tornato a Pola per salutare ancora una volta i suoi amici. Il fotografo Poso, sul clivo Grion, li ha riuniti tutti ed immortalati in questa foto ricordo. Sorridono appena, consci forse, che poteva essere l’ultima volta che si trovavano assieme nella loro Città; infatti, a distanza di un mese, sarebbe iniziato il grande esodo della popolazione, con un futuro incerto per tutti. Erano presenti in 14, ma oggi, a distanza di anni, quanti possono rispondere all’appello? Per quanto ne so, ben 8 di loro sono già partiti per un certo “lido” ed Amedeo è stato il primo, troncando la sua bella vita artistica nell’aprile 1975. Ringrazio la Redazione che ci permette di portare avanti fatti ed avvenimenti della nostra lontana gioventù. LOREDANA VATTA C Cara Signora, apprezzo la sua correttezza e con altrettanta correttezza, come un anno fa avevo dato voce alla sua lamentela, questa volta pubblico la notizia del pregevole “atto riparatorio ”. Pubblico anche la foto, che non esito a definire “storica ”, con la speranza che qualcuno possa ancora riconoscersi in essa. Spero trarrà soddisfazione dalla lettura di quanto pubblicato in altra parte del giornale a ricordo di suo marito e della sua opera. Una foto, una storia Febbraio 1947: l’inverno è particolarmente rigido. Siamo a Pola. Il molo Fiume, innevato, è pieno di masserizie e famiglie in attesa di imbarcarsi sul mitico “Toscana”, già attraccato al molo. È in pieno svolgimento l’esodo biblico della gente italiana che abbandona la propria terra destinata alla dominazione slava. Fotografi e cineopera tori sono in frenetico lavoro per consegnare alla storia immagini immortali; fra le migliaia, una foto passa alla storia. Viene archiviata dai giornali e tutte le volte che si parla di profughi, di esodo, esce quella fotografia. L’ho vista molte volte, in pubblicazioni diverse. Quella foto è talmente anonima per chi ne fa uso, che viene sottotitolata: “L’addio di una famiglia istriana alla propria terra”; ha, invece, un’identificazione ben precisa. Un gruppo di “ragazzi”, al seguito delle proprie famiglie, è in attesa di imbarco. Nel gruppo sono ritratti anche i tre fratelli della famiglia Moscheni, originaria di Gallesano. In primissimo piano Ennio Moscheni (1) con la classica valigia “de carton” ed una coperta a tracolla; in secondo piano sono il fratello Armando (2) e la sorella Nives (3). L’esodo li ha portati a Rapallo, dove abito anch’io. La fotografia è talmente d’archivio che risulta stampata in copertina del libro ESULI, edito nel2008 dall’Unione degli Istriani. La legge di natura è incontrovertibile. Quella foto ha perduto un “pezzo” che la caratterizzava. Nei primi giorni di aprile 2009 è deceduto a Rapallo l’amico Ennio (valigia e coperta a tracolla). Ci ha preceduto. Requiem. FAUSTO D’ASTA (Rapallo) Caro Fausto, la foto in questione è davvero un’immagine simbolo del nostro esodo. Dopo questo tuo intervento conosco ormai il nome di ben cinque dei ragazzi che vi sono rappresentati. Oltre a quelli da te nominati, la ragazza con la sedia ed il ragazzo con le mani in tasca sono i fratelli Marinella e Claudio Verbis, da me incontrati nel 2006 ad Adelaide. Chissà chi sono gli altri due: la bambina in primo piano ed il bambino all’estrema sinistra? Colgo l’occasione di questa tua lettera per formulare alla famiglia Moscheni le condoglianze mie e dei lettori per la scomparsa di Ennio.