Eppure ancora un mattino Se Lina Galli fosse nata in una terra dove non si conosce la poesia, l'avrebbe espressa per prima per una necessità interiore, che è parte della sua vita. Con questo pensiero ha iniziato il suo giudizio sulla poetessa e sulla sua antologia, ora pubblicata, «Eppure ancora un mattino», il poeta e saggista Ugo Fasolo nella conversazione tenuta martedì 5 marzo scorso al Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste. Ma la Galli trovò invece una civiltà letteraria notevole in questa città, che da decenni si affianca a Vicénza, come centro particolarmente ricco d'espressioni culturali e forse la supera nelle Venezie per la costante funzione esercitata d'introdurre nuovi venti in Italia e di recare nuovi apporti oltre confine. Fedele all'imperativo morale d'esprimere la sua realtà, la Galli non si appoggiò a scuole (e forse perciò, con ingenuità che corrisponde ad autenticità, rimase un po' in disparte) tranne che inizialmente all'ermetismo, espresso sulla scia di Cro-ce e Saba, da Ungaretti e Montale. Essa seguì invece sollecitazioni autobiografiche, limitandosi a solo accennarle nelle sue liriche, in cui vivono dapprima l'adolescenza, e poi i fatti della guerra, i giorni del dolore, la crisi della sua terra e l'angoscia del tempo più recente. La sua operosità fu pressoché senza interruzioni. anche se gradualmente il semplice e puro comporre della giovinetta si-arricchì per tematica e forma con l'ampliamento degli interessi e la personale maturazione. Ugo Fasolo, presidente degli scrittori veneti, è stato presentato al pubblico, che comprendeva le più note personalità della cultura triestina, da Oliviero Honorè Bianchi. Egli, bellunese ma di formazione fiorentina, unisce la chiarezza e il rigore della parola, propri dei toscani, all'affabilità umana dei veneti, ed è poeta autentico, in grado quindi di valutare con esattezza la poesia della Galli, con la quale ha pure in comune l'esigenza della spiritualità. Pagine bellissime rileva Fasolo nella poesia della Galli, non solo in «Tramortito mondo» (1953) e in «Notte sull'Istria» (1958), ma anche in «Domande a Maria» (1959). Degna di nota è la lirica «Ad Arquà Petrarca» («Incontri» 1963), ove la poetessa sente la suggestione del grande poeta, ne rivive il mondo e ne parla agli altri. Questa è la funzione di ogni artista: capire cose ignote ai più ed offrirle a loro elevazione. Come non importa se l'opera dell'artista non ha sempre immediata risonanza, così non conta se la espressione supera le tendenze del proprio tempo o se invece essa si nutre del mondo della memoria. Nelle raccolte degli anni più recenti, in cui la Galli vede, capisce e accetta il dolore dell'umanità, Fasolo nota una maturazione profonda, raggiunta attraverso un lungo tirocinio, con forme più asciutte e immediate, con senso di partecipazione per l'angoscia umana e insieme con luce di speranza, che la poetessa attinge dalla contemplazione della natura e dalla meditazione d'un ordine trascendente, e trasfonde in quella sua poesia, valida, importante e meritevole di durare. A conclusione, prima di cedere la parola alla giovane Fiera Palazzini, pure scrittrice, per la lettura di alcune liriche di «Eppure ancora un mattino», Fascio ha lodato la scelta operata da Nora Baldi nel compilare la nuova antologia e ne ha auspicato quanto prima una nuova edizione con una più vasta scelta di componimenti. MARIO SEVERI