Didascalia: I pini di Monte Paradiso
Carluccio era unico per intelligenza e carisma. Brillante, mai superbo per educazione atavica - ironico in modo simpatico - veramente geniale negli studi. Si era laureato a pieni voti a Padova in Farmacia, facoltà scelta per continuare la tradizione e mantenere la titolarità paterna, e portata a termine in soli due anni, nonostante l’esodo, rinunciando a quella di Medicina - a lui più congeniale.
Si distingueva nello sport, soprattutto nell’atletica leggera (gare di velocità pura sui 100 e 200 m. piani) dove, seppur con l’attrezzatura dell’epoca, otteneva risultati eclatanti, attorno agli 11 secondi sui 100 metri. Eccelleva in tutto ciò in cui si applicava. Da ragazzo si era distinto nel fioretto: lo ricordo ancora nella sua divisa candida che troneggiava nella sua stanza di scapolo d’oro. Diabolica la sua capacità nell’apprendere sia per la formidabile memoria, sia per straordinaria rielaborazione personale. Per esempio riuscì a meritare un 30 e lode nell’esame di fisica in soli 15 giorni usufruendo dei libri di suo cugino Franco Fortunato, iscritto a medicina.
Tra i molteplici suoi interessi, prediligeva la caccia grossa, deliziando gli ascoltatori con il suo accattivante modo di raccontare le sue avventure. Da vero campione nato, Carlo ha lottato con immenso coraggio fino all’ultimo giorno per la vita: una sfida immane, a detta di medici, parenti ed amici. Con la sorella Silva abbiamo giocato insieme anche agli altri cugini Dinelli sotto i pini nell’accogliente villa sul monte Paradiso: luogo mitico per i polesani, una sorta di categoria dello spirito.
Ora, insieme al monte
Paradiso abbiamo perduto anche il vivacissimo
compagno di giochi.
Allora arrivederci nell’aldilà, proprio sul nostro monte, adorato cugino Carlo.
Romana de Carli Szabados