Gradisca, giugno, A consolazione ed orgoglio degli esuli, che, per senso di assoluta dedizione alla Patria, hanno volute abbandonare la propria terra natia, ceduta con iniquo trattato di pace allo straniero, si trascrive integralmente la nobile lettera che il Ten. Col. Salvati Giuseppe, Comandante del brillante 180.Regg. Art, Folgore>, ha voluto indirizzare al Presidente del Comitato esuli Istriani in relazione alla visita del Reggimento alla ridente cittadina di Gradisca veneta. Un piccolo episodio gentile ne è stato l'involontario protagonista: un piccolo mazzo di fiori campestri legati da un nastrino tricolore, offerto con commozione di intenti alla Bandiera del Reggimento. Ecco in breve il perché di questa lettera. Sia meditato il tenore della medesima, perchè essa rappresenta quella continua intensità di affetti che lega noi, esuli, con i rappresentanti più genuini del popoli, inquadrato nelle compagini del rinnovato esercito italiano. Ed eccola questa lettera. « Egregio sig. Bronzin, Il mio animo è ancora commosso dal ricordo della calorosa ed affettuosa accoglienza e della manifestazione di simpatia delle quali è stato fatto oggetto il mio reggimento, durante la breve sosta a Gradisca. Tengo ad esprimerle che l'episodio che più mi è rimasto impresso è stato il semplice e nobile gesto della sua cara bimba, che con tanto amore ha reso atto di omaggio alla nostra Bandiera. Questo simbolo, che nella rappresentazione della Patita racchiude le tradizioni di gloria del nostro Reggimento e riunisce in un mistico ideale tutti coloro che oggi gli si stingono attorno vincolati da un giuramento di fedeltà, ha raccolto questa offerta come Tributo di Onore verso quella schiera di, Eroi che le ha conferito tale aureola di gloria, e come professione di amore e di gratitudine verso tutti i militari che intorno ad essa simboleggiano oggi, la ferma volontà della nazione di difendere l'unità nazionale e la sua insopprimibile sacrosanta aspirazione a vedere riuniti nel suo grembo quei lembi di terra italiana, dai quali è stata ingiustamente mutilata. Ringrazio, suo tramite, il gruppo- di esuli dai quali è partita questa bella iniziativa e, nel riconfermare l'unione spirituale che nell'idea della Patria ci fa spasimare del loro stesso dolore, formulo i più ardenti voti perchè sia quanto mai prossimo il giorno in cui sulla loro casa tornerà a sventolare il Tricolore », Belle parole sig. Colonnello! Quando nel cuore vibrano sentimenti cossi nobili le mete non possono essere diverse da quelle che Dio ha fissato alla nostra gente. Signor Colonnello, ella ha saputo toccare la nostra sensibilità. E di questa estesa e chiara posizione di cittadino e soldato le siamo riconoscenti. Quella bandiera di combattimento, che guida e guiderà nel tempo le fortune del suo bel Reggimento e sulla quale un insolito mazzetto di fiori, legati da nastrino tricolore, le dirà la passione e la fede di tutta la Gente Giulia, possa uu giorno non lontano riprendere il volo verso quelle terre che da Dio sono segnate quali confini della Patria.