foto Didascalia: Klaus Kinski è il protagonista di »Dossier 212: destinazione morte», tratta dal romanzo di Francis Ryck e portato sullo schermo dal regista Jean Delannoy Dicono che sia un tipo intrattabile. Non solo quando lavora, ma anche fra le quattro pareti domestiche. Si tratta di Klaus Kinski, l'attore tedesco-polacco che da qualche tempo lavora in Italia. E' però un bravo attore, uno di quegli attori ammirevoli per temperamento e classe, che sanno il fatto loro. Pare che ce 'l'abbia in particolar modo con i cronisti a caccia di pettegolezzi: certo quando li vede si chiude in sé, ha un atteggiamento di scarsa collaborazione. Le buone interpretazioni di questo attore — che sogna di diventare regista con un film su Paganini — ormai non si contano più: vengono una dietro l'altra come le ciliege. Ultimamente lo hanno chiamato in Francia per interpretare «Dossier 212: destinazione morte» per la regia di Jean Delannoy, al fianco di attori di fama come Stephane Audran, Lini ,Palmer, Jean Claudio e Noelle Adam. Sotto -la direzione di Jean Delannoy, un autore dalla lunga carriera, dal mestiere ,di primissima qualità, che ha firmato opere come «Sinfonia pastorale» e «Dio ha bisogno degli uomini», Klaus Kinski non è ricorso al suo carattoraccio. E' apparso disciplinato, un interprete sempre attento, fiducioso ìn sé stesso e noi suoi compagni di 'lavoro. «Quando c'è uno come Delannoy — ci ha detto — non è possibile che prenda il sopravvento certa mia insofferenza verso ciò che è mediocre. Delannoy è un'autorità nel suo campo, un. 'direttore con i fiocchi: da lui c'è tutto da imparare». Klaus Kinski e Jean Delannoà si sono trovati perfettamente d'accordo nel girare un 'film pieno d'azione e di imprevisti, uno di quei film che filano ,tutto d'un fiato dalla prima all'ultima sequenza. E' la storia di un proprietario di un negozio di antiquariato a Parigi che svolge una seconda attività: quella .di spia, alle dipendenze di una banda straniera capeggiata da una donna. Quando viene ucciso, per gelosia di una donna, la polizia trova in suo possesso una serie di microfilm attraverso quali !sono percorsi diversi misteri di un'attività tutt'altro che chiara. Quel che succede poi non è faoi'lmente immaginabile ma fa parte degli aspetti più sorprendenti di un film che rientra fra i ,più efficaci nel suo genere. Klaus Kinski è un protagonista eccellente perché in questo genere di pellicole si ritrova perfettamente. La sua fama ,di «duro» non è usurpata tanto che lo ,dimostra ancora una volta con un'interpretazione di primissimo ordine. Dopo averlo visto in «Dossier 212: destinazione morte» si ha una definitiva conferma delle sue qualità. Si è disposti a perdonarlo, anche se qualche volta se la prende con qualche cronista. MARIO DI MARCO