foto Didascalie: L'ambasciatore d' Italia e l'Ing. Bartoli, presidente del Lloyd triestino, nel Kenya, nel punto simbolico dell'Equatore Il Sacrario dl Nyeri con il nuovo campanile CON Perfetta puntualità la bianca motonave lloydiana — 'Africa — termina le operazioni di attraeva alla banchina di Mombasa. Dopo vent'anni troviamo il porto più ricco di attrerea Iure portuali modernissime ma ha Io stesso incanto di quando lo vedemmo la prima VO. e ci parve un lago smisurato. Sulle banchine numerosi segni indicano i nuovi progressi che faranno di que sto porto già famoso uno dei , più efficienti dell' Africa orientale. Tuttavia una impressione di lentezza nelle operazioni di scarico s'intona con l'atmosfera ove le energie vanno dosate, anzi in questo caso centellinate. C'è stato un porto africano ove abbiamo registrato lo scarico di! due tonnellate di merci a!l'ora. Qui si va un po' più celermente. Gli approdi sono quasi sempre più lunghi del necessario proprio per la serafica lentezza degli africani che. lavorano ai porti. Non v'è peraltro alcun confronto con la proverbiale fiacchezza dei somali: questa gente ci sem bra più preparata e più capace e ispira presto una cordiale simpatia. Ricordavamo i kenioti del tempo di guerra e quando essa fini consentendoci di porre fine all'estenuante prigionia dei cinquanta mesi nel cuore del Kenya,. sui verdi altipiani, presso il : grande Monte che in lingua indigena si chiama Kere Nvaga, monte dello splendore ed ove il creatore del mondo, Mogai, donò tante meravigliose terre al prediletto figlio Kikuiu, uno dei capostipiti delle vantino, tribù keniote. Torneremo un giorno sulla leggenda del Mogai e del monte della luce che è oggi meta di incessanti «safari» di battute di caccia grossa e di piacevoli distrazioni a contatto con la natura trionfante di colori e ampi orizzonti. Sosta a Mombasa La sosta a Mombasa doveva durare soltanto poche ore ma poi lo sciopero marittimo ha consentito ai passeggeri un soggiorno più lungo e inobliabile. Comitive si sono presto organizzate sparpagliandosi verso l'interno sino all'incantevole parco di Tsavo ove nei diecimila metri quadrati sono riunite in apparente armoniosa convivenza quasi tutte le specie di animali di cui è ricca questa terra. Ma per noi la prima visita è stata alle autorità consolari, alla sede della Mitchell Cotts, una poderosa società commerciale che etera anche gli interessi del Lloyd Triestino ed ha proprio ora allargato l'arca dei suoi moderni magazzini. Abbiamo quindi visitato la città che sorge su una immensa isola delimitata a nord e a sud dal vecchio porto su cui si affaccia un amico forte portoghese — Fon Jesue — e dal nuovo vastissimo porto Kilindini. Si è notevolmente ingrandita e abbellita e gode delle simpatie del presidente Kenyatta che qui spesso risiede in una graziosa ridere tissima casa attorniata da al beri e da aiole infiorate. E tutta una profusione di fiori Mombasa, pur nella sua latitudine equatoriale e nella altitudine a specchio dell'Oceano Indiano, Strade ampie e pulitissime ove il traffico aie tomobilistico fluisce con regolarità e disciplina esemplari senza che occorra 'Intervento dei metropolitani che raramente abbiamo veduti come del resto i poliziotti. Attraversiamo la Kilindini Road attratti dalla sequenza dei vistosi negozi, degli edifici di banche straniere, di alberghi alti ed eleganti, di spartitraffico tempestati di fiori. Molte strade spaziose portano nomi di capi dei nuovi Stati africani, Nyerere della Tate zanìa, Hailé Selassiè, Nasser. Nkrurnali, ma la via più bella è dedicata a forno Keyatta, il presidente di cui tutti Manchi e neri parlano con spontanea simpatia. Percorriamo anche doverosamente — perchè la nostra guida, un faceto britannico il signor Garbai ce lo ha suggerito — viale sul lungo Oceano che porta il nome della signora Kenyatta, Mania Ghina Drive, tenendo presente che qui «mano vuol dire signora. Un viale di so gnu, unto un lungo giardmc affiancato da giovani alberi La lingua suahili è dolcissi, ma, il tono dell'eloquio de' le-e-Moti e musicale e ci ralle griamo per il gradimento cor cui i kenioti accolgono le no sire poche parole della lon lingua, un ricordo che ha or . mai più di vent'anni. lantbo sana, come stai, diciamo e l'impressione della reeimocità, della simpatia è immedi ta allorchè sostiamo in uno dei molti negozi rigurgitanti di pelli di leopardo e di pantera, di zebra e di elefante, di impala e di cadi, di oggetti di avorio, di pietre dure policrome di cui le donne kikuiu adornano il collo. di squisiti prodotti artistici in argento o dorati, di cui il Kenya è copiosamente ricco L'Italia è qui ben vista e stimata. Dicono che il ricordo dei prigionieri ha lasciato buone tracce e ben presto sentiamo quanto in seguito ci ripeteranno autorità italia ne, capi kenioti, amici stranieri: gli italiani sono ben ricordati perchè hanno «insegnato alle genti del Kenya come si lavora. Ciò che è molto importante sapere oggi che il Kenya gode la sua libertà — dal 1963 — e mostra. mercè l'opera vigilante e paterna di Kenyatta, di saperla godere e conservare nel modo più conveniente e progressista. Attuando una laborazione spontanea e se rena con i bianchi desiderosi di redditizi guadagni e decorosa esistenza. Ma Mornbasa riserba altre sorprese a chi la visita con la fortunata cura che ci e stata consentita Non è subito facile rendersi conto infatti della struttura dell'isola attorno a cui gravitano interessi commerciali di primaria importanza e che braccia di terra o ponti la collegano ai fascinosi lembi della terraferma: bisogna percorrerla in lungo e in largo e tutto ciò vent'anni fa non ci fu consentito. E' città ricca e deliziosa, svettante di palme, di alberi dai fiori fiammeggianti e di baobab vetusti che i nati, chiama. no anche alberi del diavolo perchè sono strambi nella di. versità del loro sviluppo: alcuni fioriscono, altri producono solo un intrico di rami, altri si allungano verso il cielo protendendo lunghe braccia contorte. Anche le chiese di Mombasa sono architettonicamente graziose e quella cattolica al pari della cattedrale inglese non sfigura nella armonia del paesaggio: un largo prato color smeraldo le attor nia e son esse veri simboli di una fede sentita. Gente ben vestita, uomini e donne dal volto sorridente, pacate nel discorso, educati, gentili. E' spontaneo rivolgersi ad essi senza alcun pregiudizio, quasi come se si trattasse di amici lasciati pochi mesi or sono. E per noi questa è sta ta una impressione costante pur nel lungo viaggio africano, attraverso molti paesi ove vivemmo per molti anni. Abbiamo trovato Mombasa sempre giovane e piacente, anzi più bella e serena, facendoci non credere quasi al tempo — i conti anagrafici li abbiamo presto scordati — trascorso in queste terre in gioventù. La spiaggia candida, nivea, vastissima di Mombasa è un'altra seduzione che difficilmente si può scordare potremmo porla a pari con la bellezza della spiaggia sonosciuta a Durban in una fuggevole sosta. L'abbiamo incontrata di notte, con la luna, mentre l'ing. Larice e la sua cortese consone loscana ospitavano Bartoli. Presidente del Lloyd e i gio I viali ufficiali dell ' Af fica » Un angolo paradisiaco Una notte di luna , ci ha permesso di sentire la stop gestione del vasto argentato specchio di mare che dinanzi alla villa di Larice Pareva un angolo paradisiaco. Le sagome scure delle imbarcazioni a vela e a motore adagiate sulla soffice rene — di questo colore niveo fatato per le sue origini corallifere — giacevano immote in attesa del giorno quando qui trionfano gli sport acquatici e niente ha da invidiare questa spiaggia africana alle spiagge più belle. Nella caratteristica casa del nostro anfitrione più che al sapore del pranzo casalingo, nutrito di teoria , scagione, i nostri sguardi andavano alle stanze addobbate con gusto, ai trofei, ai mondi, alle stampe, al cortile, al giardino degradante sull'oceano, alla piscina scintillante di luci smeraldine e invitante nel dolce tepore della notte stellata. Ma di giorno qui ferve il lavoro e l'ing Larice — a cui dobbiamo questo ricordo d'un'ora sere na — ha cento operai nella sua industria, progetta canini rioni e ponti — è lui che ha costruito il ponte che unisce Nyali all'isola. Di notte invece il riposo e dolce, la città brilla di luci fiabesche e i, peso dell'Africa, l'afa, la spossatezza del giorno sono fugati dalla brezza che giunge dal mare. Nel vastissimo lago — una impressione che avrà chiunque entrerà nel porto di Mombasa — è un incessante fervore di costruzioni che lo attorniano mentre le gigantesche giù corrono lungo le banchine sull'imponente rete dei binari e affondano le loro braccia nelle stive colme di merce. Caffè del Congo, dell' Uganda, del Kenya che attorno a Nyeri è tutto un vivaio di ombrelli, di caffè, prodotti minerali, siagave sisalana della costa la cui produzione ha superato ormai i 750 mila quintali, affluiscono ai capannoni dalle volte arditissime mentre in petto si accendono curiosità inattese, propositi di Visite più minuziose alla città, alla sua periferia. E l'alba ci trova preparati per una scorribanda nell'entroterra a circa 250 chilometri da Mombasa per visitare il grande Parco Nazionale di Tsavo — uno dei sette che esistono nei Kenya. Incontreremo in libertà, do ,C) attesa paziente, leoni e giraffe, cudù e ori[, struzzi e gazzelle di varia grandezza. rinoceronti e gli impala sempre in compagnia delle zebre scalpitanti, uccelli variopinti i sempre pensosi pellicani dall'atteggiamento di composti dignitari che per lunghe ore sostano immoti lungo le Irive del lago di Aruba ove sul tardi si può assistere al! l'abbeverata degli animali della foresta. Qualche erno-zio ne non manca mai e farla provare — tanto qui a Tsavo (oltre diecimila miglia quadrate), come nel Parco di Nairobi, sono stati soprattutto i bufali, dalle corna enormi, con una cornea corazza sulla fronte quando si tratta dei capi. Animali, ci ha spiegato la graziosa Carolinc Brenson al parco di Nairobi, che sono spesso binari' e che anni addietro rovesciavano persino le macchine trovate lungo il percorso. Vengono innanzi caracollando apparentemente indifferenti ma se un ostacolo vieta il proseguimento del viaggio incominciano a dare segni di impazienza, sbuffano e non si accontentano neppure se cerchiamo, tra rovi e fossi, di lasciare ad essi libero il sentiero battuto dagli automezzi. Sono testardi, non gradiscono usare le piste erbose, si sono compenetrati del diritto di aver libero il passo sulla strada percorsa dalle autovetture. E' capitato a Tsavo come a Nairobi che la migliore soluzione è stata la estrema prudenza. Saggia decisione delle nostre guide non di noi ignari e magari inca scientemente ProPensi o rischiare. A Tsavo correndo mentre una mandria di bufali puntava sulla strada ci siamo fermati a un pelo dal turbine ringraziando il cielo dello scampato urto e a Nairobi rassegnandoci, dopo una paziente attesa e sbuffi del bufalo protrattasi per un quarto d'ora, a battere in ritirata cercando il pacifico re 'della foresta piuttosto che l'estroso animale cornuto nei cui occhi non vi è mai dolcezza. Ore ed ore sulla pista, tra boschi e pianure brulle sostando e fotografando, trai-tenendo il fiato e spesso rinunciando alle confidenze, qualche breve fischio o un richiamo cortese che solo le zebre, le giraffe o le svettante gazzelle hanno mostrato di gradire, seppur manifestando un divertente stupore. Caroline era stata drastica — e lei vive qui da vent'anni —con i bufali niente confidenze perchè non le meritano. Essi pensano sempre alla carica e non é mai facile intuire quali idee frullino dietro quelle come, di teste ossute. La linda Nairobi Sia a Tsavo che nel parco di Nairobi, come a Gorongoso nel Mozambico, si sente nonostante qualche legittima suspicione che il mondo e tanto bello e sarebbe vera mente ancora più bello se gli uomini, come le bestie fero ci qui coabitanti sapessero vivere in siffatta buona ar monia. Quando abbiamo la. sciato Mombasa in un pur porco tramonto di cui pera, uro, sotto questi cieli africa vi, il primato spetta a quelle offertoci dal Mozambico la sera dell'approdo a Beira, rimpianto provato dai passeg geri accalorati a magnificare le spiagge di Nyali, l'eleganza degli alberghi che ci hanno dovuto ospitare per i pa sii, I' Oceanic a picco sul ma re e il Nyali signore della candida spiaggia — era ir noi attenuato dalla previsio ne di un vicino ritorno ne: Kenya, dal Sud Africa, attra verso linee aeree. Avremmc così riveduto il popolo ke niota, simpatico, robusto, i negaci popolati di merce come ricchi bazar, o, si allineane i tesori della fauna del Ke nya. E avremmo rivedute una delle città più linde, più eleganti e moderne dell'Africa: Nairobi. E' perciò che queste note frettolose cuciono «magicamente» la sosta a Mombasa con quella che afe biarno fatto Più tardi e lui, gamente a Nairobi, dopo esser stati sino al tropico del capricorno nel favoloso Tran. waal, paese dell'oro e dei diamanti che innalza nel cielo con incessante Mino mastodontici grattacieli. Nairobi è veramente degna della sua fama. Le strade sono ampie e pulitissime, le case robuste e di molti piani, i negozi forniti e accoglienti. il quartiere indiano caratteristico per la dovizia dei tessuti che si allineano nei negozi, irepalpabili sete, fantastici disegni che allettano la curiosità femminile e che sulle fiere donne indiane (oltre duecentomila sono gli indiani residenti nel Kenya) mce strano la bellezza che sanno creare. Alberghi, caffè, bar, cinematografi ove il popolo keniota oggi vive e sente valore della libertà. Ma una cosa devo pur dire al termine di queste impressioni e cioè che molto dell'ordine in cui vivono i kenioti lo devono agli inglesi che, qualunque possa essere la nostra opinione verso di essi, hanno sempre dato ai territori ad essi sottoposti una impronta di dignità e di responsabilità che da quanto ho veduto è giovata anche qui. Questo apprezzamento io lo dovevo pere))è è sentito e i vantaggi co inunque di questa educacio ne eli vivere sociale li avi.-no i nostri amici kenioti se continueranno ad essere saggi come lo è il loro Pie., dente, un nemico degli inglesi un tempo, tra i più fieri, ma oggi un uomo di spirito liberale. comprensivo e saggio. Non è la vittoria impor , tante, ci sembra, quanto il saperla usare e sfruttare con la umanità che ogni grandel combattente ha sempre posseduto. Ecco perchè quando si fa solo accenno alla sue-cessione di guasto uomo o, lo stesso, del saggio imperatore d' Etiopia si superano molte perplessità nel convincimento che la saggezza può anche lasciare frutti copiosi. Nel Kenya infine siamo ritornati anche per una ragione ideale e sentimentale. E l'ing. Bartoli, un istriano eli razza, con il quale ho avuto la ventura di compiere questo viaggio, possiede la saldezza dei sentimenti più elevati. Non voleva trascurare tappa: Trieste di cui egli fu portavoce e esponente M anni critici lo ha oggi presidente del vecchio Lloyd che già nel 1870 aveva una nave che si chiamava «Africa. Un anno prima si era aperto il canale di Suez. Orbene Bartoli che ha compiuto una minuziosa visita a parti e sedi interessate dal Lloyd, voleva partecipare al rito svoltosi in questi giorni nel Kenya in suffragio del Duca d'Aosta che lungamente visse a Miramare, ufficiale dell' Aeronautica, e dei 700 italiani cari lui sepolti proprio nel cuore del Kenya ove siamo stati per oltre quattro anni prigionieri. Nella chiesetta di Nyeri, decorosa, semplice ma degna della memoria di tanti miei compagni di esilio, si è celebrato il 3 marzo una messa nei 25o anniversario di un comandante, di un aviatore. di un capo che decine di migliaia di soldati e altrettante migliaia di africani ancora oggi rispettosamente e affettuosamente ricordano: Amedeo d'Aosta. Bartoli avrebbe voluto essere presente al rito che ha raccolto attorno al Sacrario centinaia di italiani giunti dal]. Italia (il gruppo Bottego del generale Vecchi) e quelli del Ke, nya compresi i nostri