foto Didascalie: Stretta di mano tra il rappresentante del Sindaco dl Vicenza e il presidente della Famiglia Pisinota la speranza di domani Tullio Vallerà porta il saluto dell'on. Barbi La deposizione della corona d'alloro In omaggio al Caduti Guido Grubissa porta l'adesione dei Gruppi Giovanili Adriatici Il saluto dl Giovanni Morosi., presidente del Comitato ANVGD La dott Maria Gherbetz Gobbo, Silvana Pilla-Gatti e il dott. Giulio Gobbo QUO VADIS? Vado là! disse il maestro, che rappresentava la moglie e che nello stesso tempo propugnava la fratellanza dei Popoli con l'istituzione di una sola parlata: l'Esperanto! .Sò — diceva — che son un zapador de anime, ma perdoneme se vivo de ilusioni, anche se in questo momento son nella piena realtà del vostro bel raduno; per questo, domandando scusa al mio ideai, oggi posso zigar: al diavolo l'Esperanto e viva Istrian !» Così tenni chiusi gli occhi per sentire la nostra cara parlata e rivivere un po' della nostra bella Pisino e della sua gente che, io, dopo venti anni, vedevo riunita a Vicenza nella piazza dei che in quel momento mi rappresentava la piazza Regina Elena nel mattino di Pasqua, prima del concerto della banda cittadina. Quanti anni sono passati dall'ultimo concerto? Tanti per non riconoscere la Licia, allora bambina, e che oggi ho trattato con il lei.; qualche giorno, nel vedere Pepi Grotcon, uguale al giorno in cui ci lasciammo nel campo di concentramento ( e non mi riconobbe); nessuno, nel vedere venire di corsa la Nucci. In giro si vedono molte teste brizzolate e pancette che scappano fuori dalla giacca., Chi sono costoro? Non mi Posso guardare allo specchio e così su due piedi mi faccio spiegare dal Renato Mattiassi conte mi vede. «Ti o, come lori. mi risponde, guardandosi attorno. Allora è chiaro; basta mettersi sulla stessa misura per individuare la «clapa. ed i conoscenti. Capelli brizzolati e pancetta uguale a Renato e Giordano Mattiassi figli del Fortunato, perché l'altro, Renato è il figlio dell'Ugo, a Lino Rosolin (non Ottavio per il quale vale altro parametro), a Craglie, ...ero e Nino Marti, non a Giuliano Mattiassi, Mino Nuvolari, Toni Raffaelli nè tanto meno all'Ernesto Cogliatti ed al Piero Bravin tutti senza pancetta come pure all'architetto Milotti sempre invidiabile per la perfetta forma ed ancora ,cocolado. con gli occhi dalle ragazze presenti. Per Livio Valli non sono riuscito a vedere sotto la giacca fatta a regola d'arte e per dirimere i dubbi avrei dovuto chiamare l'ispettore Gino Coglie, sempre al suo posto di osservazione. E Aldo Giacca mi chiederete voi? Gli piace stare a tavola, e si vede, ed è ancora un impenitente scopolone, ma sottovoce vi posso dire che a settembre viene anche lui nel nostro ovile. Per Pepi Mizzan il discorso cambia, perehé oltre alla pancetta cd i capelli brizzolati aveva un bel paio di baffi neri-neri. Gli amici sempre uguali, Luciano Antonini impegnatissimo come alfiere; Livio Runco sempre affabile e Pronto a scattare per i cento metri; Giordano Sestan soltanto qualche chilo in più (avrebbe conti bisogno della cura di Helenio Herrera); Giulio Coverlina con l'inseparabile pipa ed una gran voglia di cantare (chi non ricorda il festiva' della canzone di Pisino, sulla falsariga del quale abbiamo ora San Remo, e l'applausometro che decretò la vittoria di .Xe una note senza stele, soffia in Foiba un gran nebion, pieni d'amor e de cose bele son vegnù sotto el balcone?). Ed i sempre più giovani? Zvab, Gherbetz, Ottavio Rosolin, Mario Antonelli e tutti gli altri dal Colombo (segretario comunale) Cliselli al Liberato Della Grotta ed a tutti gli altri cultori della vite, materia prima .per el bon sangue e per el morbin». Le ragazze? Discorso cambia; non c'è .parametro tra noi e loro. Tutte belle, tutte affettuose, tutte gioviali e tutte giovani carne noi. Però per loro non esistono capelli bianchi, non ci sono rughe, non possono avere la nostra adiposità. Sono da invidiare al nostro confronto per lo spirito che le sostiene, per. l'entusiasmo negli incontri, per le parole appropriate che li sanno dire. Non poteva mancare il sorriso della Maria Ne, ed i saluti di Claudio e per me il ti» che mi ha veramente rinfrancato l'animo perché grazie a Dio mi vedeva ancora bambino; il tremore della Vida Merli che mi conosceva molto bene ma che con tutta la sua buona volontà non riusciva a ricordare il mio nome; il brillare degli occhi delle sorelle Maria e Iolanda Denti ;il daffare della Barbara e della Zanetta arrabbiate di non vedere mia madre; la forte stretta di mano della Lilà Godina, la gioia di rivederci della Liliana Senica-Runco; la matita animata della Nerina Fe-resini per aggiornare l'indirizzario degli indolenti Pisinoti, alla quale va il grazie di tutti gli indecisi per avere sopperito alla mancata prenotazione del pranzo (aride. su..., magne e po ghe penseomao): la Stupar del Barai — chi la xe lei? e poi va a finire che è una mia cugina non tanto lontana — e l'amica Maria Pilat del Caste); le sempre gentilissime econome De Franceschi e Dee piena; la Nivee Mattiassi, con noi soltanto al pomeriggio, perchè dovette assistere la mamma venuta appositamente da Grado per essere in nostra compagnia, ma si sa che l'età gioca brutti scherzi quando ci si emoziona; la vedova del nostro caro mar. stro Mario Valli e Bruno Sue por colonna della 'difesa della nostra squadra di calcio; la sorella di Livio Runco, che non riusciva a trovar pace in mezzo ai suoi concittadini; la 1-lilda Colombo con il figlio ed il nipote; la Mariuccia Cogliate spaesata come certamente lo ero io all'arrivo, e tutte le altre belle signore con i variopinti cappellini e tenta tanta voglia di chiacchierare. Bruno Stefani? Ascoltava tutti e nel suo cervello elettronico annotava tinte quelle piccole sfumature di un giorno di festa e, con il suo occhio d'intenditore, ci vedeva al «Lido» con le nostre immagini riflesse nel terso specchio d'acqua, in attesa della caduta di quel sassolino che avrebbe sconvolto il tranquillo corso dell'acqua e ri avrebbe portato errabondi per il mondo. Vedendo la sua fronte corrugata, capivo che il suo pensiero era certamente in movimento e si soffermava or su una casa lontana or su un campo di battaglia; vedevo che si puntava saldo al tavolo e che in quell'oasi sii pace, attorno al Pozzo del, la nostra nostalgia stava rivivendo i tempi tranquilli del nostro campo sportivo (era veramente un formidabile atleta!) e del suo insegnamento dell'idioma italiano che a cavallo della sua Ariel Portava nelle nostre campagne. Avrebbe voluto parlare, chiedere del nostro presente per , ricordare il passato, ma non ' poteva creare dei rimpianti sulle cose perdute, in un'atmosfera èjos. e sPeas' rata. Rimpianti? Certamente ! ma quanta armonia attorno al nostro Aldo Cogliatti lo della nostra torre che non crolla e quanti consensi per il discorsetto in «italiano che puntualizzò il problema degli «Istriani». Grazie Aldo e Prosegui per la tua strada che è quella giusta cd auspicata da tutti i tuoi concittadini! Ma come ti sci trovato in mezzo a loro dopo vent'anni? Vi dirò che ho commesso molte gaffe. e che sulle stesse ci siamo fatti delle salutari risate, ma la più grossa non posso fare a meno di raccontarla anche per puntualizzare lo stato d'animo di uno dei tanti partecipanti al raduno. Frastornato dai ricordi, e con la mente sotto continua tensione per individuare gli amici e conoscenti, vedo vc..nire verso di me (sono un po' miope) una ragazza che sorrideva e sprizzava gioia , da tutte le parti, e mentre lei era in pieno slancio e mi tendeva le braccia, io continuavo a pensare ohi fosse, di chi era figlia, dove abitava e dove Potevo averla conosciuta fino a che non sentii la sua voce: Francesco?, mi mancò il terreno sotto i piedi. Era la Lino Strani-Ferenzi che non vedevo da rochi mesi. Ora ditemi voi cosa può fare un povero uomo in tali frangenti. Abbozzare un sorriso soltanto sperando sempre che l'altro scopra le sue posizioni per entrare nel re gno della reminiscenza. Ora, perchè ciò non avvenga, siate attorno alla Famiglia Pisinota, rispondete ai suoi appelli e certamente dopo ogni raduno vi sentirete più giovani di vent'anni. Ve lo dice uno che dopo l'ultimo incontro vive ancora di sogni e tocca con la mano la rotonda del .Castel. e la fontana del «Burai». FRANCESCO STOPPARI