Didascalia: Ligio Zanini con Franco Juri a Rovigno Ligio Zanini, 63 anni di Rovigno, era sin qui conosciuto per le sei raccolte di poesie rovignise uscite tra il 1965 e quest'anno, e per alcuni suoi versi musicati da Piero Soffici. Adesso in prosa ci racconta le vicende delle sua vita, in un diario che occupa oltre 200 pagine d'un intero fascicolo della rivista «La battana». Di famiglia antifascista, costretta a trasmigrare a Pola, Zanini aderi alla giovenni comunista e fu dirigente al dipartimento della scuola sino al 1949 quando, dovendo scegliere tra Tito e Stalin, dichiar6 in una apposita riunione di cellula di non voler far piit parte del partito. Fu invece, secondo la prassi, espulso e mandato ai lavori forzati nell'isola calva (Goli Otok) e quindi in Bosnia, tra persecuzioni spietate e sofferenze continue. La moglie lo abbandont per le vessazioni anche ad essa inflitte, e si rifugià in Italia. Il libro dello Zanini e una miniera di notizie e di annotazioni (vedi la conoscenza con il prof. Callegarini), ma anche di deludenti storture. Scrive ad un certo punto (il racconto e tutto in terza persona): «... era stato proprio lui con una moltitudine di Polesi, a gridare: Hoéemo Jugoslaviju! (Vogliamo la Jugoslavia!), quando nel Quarantasei era venuta nel Foro la commissione internazionale per la definizione dei nostri confini. E lui, per primo, non conosceva allora una parola della lingua serbo-croata!» La moltitudine in realtà fu un'altra, quella stessa che prese poi la strada dell'esodo allorché la Jugoslavia fu appagata nelle sue richieste espansionistiche, sostenute dagli .internazionalisti» dello stampo di quelli che gridavano in una lingua sconosciuta il loro sostegno allo straniero.