Canta in tono volutamente modesto e quasi sommesso, ma da vero poeta che ci svela il suo segreto tormento, la sua nostalgia dell' infanzia, del mare, delle vele, della campagna odorosa - foto L'ultima opera dello Stuparich, i Ricordi istriani», teste pubblicati in torottima edizione dallo ibaldone di Trieste, vanno proprio definiti un atto d'amore. Con essi, l'Autore, nato a Trieste da padre litssignano, ripercorre le vie e le rive delle cittadine conosciute nell'infanzia e 'un'adolescenza, ripresenta vivi episodi e per-sorte dell'età felice, ci riporta cori cuore commosso nell'Istria di cinquant'anni fa. Già allora, fin dal primo incontro, Stuparich amò l'Istria, terra dei suoi padri, terra povera e generosa; oggi quell'amore si è ',urtato in dolore e rimpianto; Etna barriera inesorabile ferma il passo anche ai ricordi; Parenzo, Orsera, Rovigno, Polo non ancora realtà, o non piuttosto un miraggio? Voler ridire la. commozione dello Stuparich e il sentimento che la sua scrittura, così limpida e così piena di significato, ha suscitato in noi è impresa difficile per _ un modesto lettore e ammiratore dello scrittore triestino. Bisognerebbe ridire e riscrivere le parole di Stuparich, poichè tutte meritano di essere conosciute dai nostri lettori, istriani e non, i quali potrebbero riaccostarsi col cuore a quell'Istria vietata che egli canta. Canta pienamente, in torto validamente modesto e quasi sommesso, ma canta da vero poeta lirico che ci rivela il suo segreto tormento, la sua nostalgia dell'infanzia, del mare, delle vele, della campagna odorosa. E' un'opera che si intitola al ricordo d'un tempo trascorso, ma è un'opera d'oggi, nata da una tragica realtà presente e incombente, la realtà dell'aggressione elce Trieste ha conosciuto nell'anima e che l'Istria ha subito morendone. Così si può parlare di lei, dell'Istria prostra, conte una creatura di sogno, viva per sempre cori i suoi caratteri di allora, e dire la nostra gratitudine per lei (vorrei scriverlo con la L maiuscola, come di :ora persona cara scomparsa), generosa dei suoi doni e della virtù della stia gente. L'Istria di Stuparich è ta qui nel ricordo, nel ricordo — conte dice la presentazione del libro — dell'età felice trascorsa in Una terra amata e oggi perduta. Dal primo lontano ricordo di Polo (non l'arena o i templi vedeva il fanciullo, tenuto per mano dalla zia, ma il suo agnellino di Pasqua, tiepido e palpitante, che la tradizione voleva scelto dai bimbi al mercato campestre; ma poi sottratto a tradimento ed ucciso per il pranzo festivo), alla printa visita a Lussino (la industre città paterna, desiderata per i racconti del padre), alle villeggiature sulle spiagge di Capodistria, di Isola, di Cittanova e d'Unii, go, alle riunioni familiari, al dotto giro per Parenzo, alla pesca, alle barche a vela, ai giochi, l'Autore ci presenta le varie e piacevoli esperienze istriane. Sono ricordi rapidi,immagini, episodi: sta a noi ricostruire attraverso quel filo il grande affetto per l'Istria, la natura meditativi:, la nostalgia accorata dello scrittore triestino. _ I Come tanti dei suoi figli, migliori, lo Stuparich è di, Trieste un figlio a metà: egli ha portato dall'Istria la I natura fiera dei marinaio, lo sguardo attento ai colori, lo spirito di sacrificio agli ideali più nobili. Ma Trieste gli ha dato una cultura europea, tura problematica più sottile, una modernità cittadina. In "onda però è rimasto un so-i litario, il più schivo degli scrittori triestini, e vorremmo credere che anche questi «Ricordi istriani» egli li pubblichi forzando un geloso pudore. L'itinerario si snoda, come abbiamo accennato, attraverso la memoria di un passato lontano e, dopo un brano da, considerarsi introduttivo, in cui lo Stimaria pensa ad tot sito viaggio in idrovolante sull'Istria, quandó la carta geografica della regione si venne trasformando sotto ai suoi occhi in uni Vero paesaggio, riporta in luce un ricordo polese, poi tonta od assaporare i Mari erosi prodotti istriani che giungevarro nella casa triestina, parla del viaggio a Cherso, del nonno lussignano clt'era un navigatore coraggioso, dello zio Kaschttrama ch'era un baritono ancor più famoso, d'un Natale a Visinada, delle villeggiature familiari a Capodistria, a Isola, a Cittanova,, ad Urnago, delle multate nel-, l'interno a Buie ed a Porto-I le, delle pescate e. di un de-, licato idillio infantile; il .pie-, colo cabotaggio" continua-I lungo le coste istriane da Punta Sottile a Punta Grossa, da Montana a Parenzo, non senza indugiare sui sentimenti suscitati da una vecchia fotografia o dalla visita di un'esule. Sembra che l'esistenza di parenti un po' dovunque l'Istria abbia fatto dello SOparich un buon conoscitore della provincia fin da bambino, e sono le sue conoscenze che non si dimeni, cono più. A Pola la prozio, a LUSSin0 la casa paterna, a Cherso la nonna, a Visinada te zie accolgono il piccolo curioso ed attento. V'è in quei primi ricordi Cala punta di amarezza e di serietà: lo Autore ci parla della sua gente, della sua famiglia, delle impressioni più apatiche sulla sua anima. L'esempio del nonno navigatore deve averlo attratto molto allora; attraverso il racconto del padre, il marinaio appariva gui personaggio da leggenda, audace, vivace, generoso... Accanto a quest'esempio ne stava un altro vivo e vegeto, ma rivestito ancora di panni epici: lo zio cantante, che scriveva dei suoi successi nei migliori teatri del mondo e inviava le fotografia nel cas'urne di Rigoletto, di Don Carloe o d'Emani. Era pure tua fervente irredentista lo, zio dai nome tedesco, eraI ta2 disertore dell'Austria dal 1878, e nel 1915, allo scoppio della guerra mondiale, aveva composto un inno a Tre,nto e a Trieste: Là sul'Alpi verso Oriente — son paesi, son città — italiane ma irredente — andanti a libertà... Noi vogliam Trento e Trieste —là dall'Alpi fino al mar! Altri uomini conobbe lo Stimarich nella prima gioventù; a Parenzo Antonio Pogatschnig lo guidò nella visita dell'Eufrasiana, a Capodistria lo portò il piroscafo comandato da Nazario Satira. Queste figure e quelle dei suoi familiari, del padre, della intuire, del fratello Carlo, della sorella rivivono nelle pagine dei Ricordi istriani. Tra questa gente patriottica e coraggiosa, forte e gentile, lo scrittore è vissuto e si è formato per le prove della giovinezza e della maturità. Ora, a settant'anni, riguarda il cammino percorso e la sua battaglia di scrittore serio, moralmente impegnalo. Lo Stuparich tra lottato su La Voce, su Pègaso, sul Ponte, scrive stilla Stampa e sii/ Tempo; è oggi il più noto degli scrittori triestini, la sua opera è letta in Italia e in tutt'Europa. Eppure till'Oillbra di tristezza vela i suoi occhi azzurri: anch'egli, se ritorna indietro nel tempo, alle sue origini istriane e isolane, sente che è un albero sradicato, sente che la sua terra è perduta. Con questa opera più elce Mai lo Stupa-ria afferma chiaramente la suatnialità di scrittore istriano, e tra considerato dagli esuli come uno di loro. Un esule settantenne, uno scrittore valido, una nobile diritta figura di combattente elle onora con l'opera quotidiana la terra che.gli ha dato i natali e che a Irti quanto a 720i è preclusa. Sergio Cella