PER iniziativa dell'Associazione Nazionale Dalmata sabato 30 marzo a Roma nella sala della Dante Alighieri, gentilmente concessa, il dott. Bruno Coceani ha commemorato «I Capi dell'irredentismo in Dalmazia=, in occasione del centenario della nascita di Roberto Ghiglianovich, Giovanni Lubin e Luigi Ziliotto. Presentato dal dott. Manlio Cace, l'oratore, ha iniziato il suo dire ricordando il primo incontro con la Dalmazia quando nel 1913 aveva partecipato al terzo Congresso interregionale degli studenti italiani dell'Austria a Zara, dove aveva pie-so la parola per Gorizia e dove aveva conosciuto i campioni della lotta asperrima che si combatteva per la sopravvivenza della bimillenaria civiltà latina della costa orientale dell'Adriatico. Le belle battaglie dell'irredentismo — assente la Patria e in attesa dell'Italia redentrice —avevano avuto oltre alla comprensione di uomini Politici come Pietro Foscari, Enrico Corradini, Luigi Federzoni, la fortuna di trovare in Gabriele D'Annunzio l'interprete più genuino «della causa dalmata servo primo e perdutissimo L'inizio della guerra rinverdi le speranze dei dalmati, che diedero sangue di volontari, come in tutte le guerre del Risorgimento. Il dramma più appassionante si delineò quando verso la fine del conflitto, per uno spirito di rinuncia che non ha mai trovato uguale in nessuna altra nazione, fu mallecitata sterno e dall'interno la desistanza dal Patto di Londra, che aveva avuto fra i suoi consenzienti anche la Russia. Ore angosciose passarono allora i politici dalmati, placate per breve lasso dalla vittoria delle armi e dallo sbarco a ...etnico e a Zara. Poi ricominciò la -lotta diplomatica contro l'incomprensione e l'ottusità nazionale e straniera. In questa fase rifulse particolarmente lo spirito patriottico dei principali esponenti dell'irredentismo dalmata, Ghiglianovich, Lubin, Krekich, Pini, Salvi, Smerchinich -e Ziliotto, dei quali l'oratore ha ricordato una messe di episodi significativi per valutarne l'animo e la volontà, soffermandosi in modo particolare sui -tre, dei quali questo anno ricorra il centenario della nascita. Così, come nelle sequenze di un mistero religioso, l'oratore presenta i vari periodi del dramma Adriatico: il Trattato di Rapallo e la morte di Ercolano Salvi, seguita a breve distanza da quella di Ziliotto e dalla infermità che rese inerte Roberto Ghiglianovich, che chiusa. più tardi i suoi giorni proprio a Gorizia — il ritiro delle nostre truppe e l'esodo — il -testamento di Ghiglianovich che raccomandava la disciplina nell'interesse del Paese: «prima italiani, poi dalmati.. Quanti italiani di altre torre potrebbero dire la stessa sa? Era fidente che se non gli uomini, gli eventi avrebbere portato la giustizia anche per la sua gente. Solo Zara e Lagosta furono salve. Nella breve -parentesi della seconda guerra l'Italia occupò quasi tutta la Dalmazia e portò aiuto, benessere e civiltà. Poi ripiombò nella tragedia più spaventosa. E per l'ultima stazione del Calvario: il Golgota e la Dalmazia fu crocefissa. Anche Cristo fu crocefisso e risorse. Anche da Dalmazia risorgna e quel giorno questi uomini verranno innalzati sugli altari della 'riconoscenza della Nazione. La appassionata orazione, ricca di episodi poco noti e di documenti inediti, è stata salutata da fragorosi commossi applausi del pubblico che gremiva la sala. Abbiamo notato fra quasi circa 200 intervenuti i parenti dei tre patrioti particolarmente ricordati: l'avv. Ziliotto con la moglie, figli e nipoti e la signora Bice Zilicato Viola con il marito, giunti appositamente a Roma per l'occasione, conte i figli dell'ala'. Lubin, dott. Rados, Diamante e Maria e la signora Luisella de Benvenuti Salghetti Drioli, nipote dell'un. Ghiglianovich.