IL RADUNO DI ROVERETO DELLA «FAMIA»
Riuniti i Rovignesi nel ricordo di S. Eufemia
Bartoli: non possiamo rassegnarci ad accettare il fatto compiuto
Annunciata la costituzione della Libera Provincia dell'Istria in esilio.
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Didascalie:
La «Famiglia riunita per la celebrazione della Messa
Il cordiale incontro conviviale
Il ricevimento al Municipio di Rovereto
Nei numero della settimana scorsa abbiamo riferito sul raduno dei Rovignesi a Rovereto.. Tra gli intervenuti merita una citazione Particolare il rag. Ippolito Frigieri, che fu commissario amministrativo alla manifattura tabacchi di Rovigno negli anni 1926-27. «Di quel soggiorno —ha detto — ho mantenuto acceso il più gradito ricordo.. Nel corso del raduno il presidente della Famia Ruvignisa, avv. Segariol, ha reso un pubblico riconoscimento al rag. Fragiacomo, il quale da dieci anni tiene la segreteria della Famiglia.
Hanno invialo telegrammi di adesione il ministro Spa. gironi, il prof. Manuelli, presidente dell' Opera profughi, l'on. Barbi, presidente natio nate dell' ANVGD, il gr. uff. Clemente, segretario generale dell' Opera, il prof. Buglia Gianfigli, presidente del Co. mirato di Genova dell' ANVGD. Pubblichiamo ora il testo del messaggio inviato dall'arcivescovo mons. Santi, e quello del discorso pronunciato dettine. Bartoli.
Cari Rovignesi, abbiamo fedelmente mantenuto rampogno d'incontrarci anche qua stanno in occasione della fa sta della nostra Santa Patrona Eufemia, che ci aspetta lassù a monte per il grande ritorno. L'arrivederci che ci demmo un anno fa a Firenze nello splendido Studio Teologico francescano in S. Croce —grazie a Dio ed agli uomini oggi quasi del tutto restati-rato dopo i danni della apocalittica alluvione — si realizza qui a Rovereto, in qua sto incontro che fa tanto bene al nostro spirito ed al nostro cuore. _ Abbiamo mantenuto Ida pro messa, anche personale, ripetutamente fatta all'amico cav. Domenico Pergolis, al quale ed ai collaboratori del quale rinnoviamo i nostri fraterni ringraziamenti ed i più cordiali voti di bene.
I nostri raduni non sono soltanto le gite turistiche per conoscere meglio la nostra Italia, nè sono fine a se stessi. Con essi intendiamo specialmente mantenere vivi e fruttuosi i legami della nostra Famiglia, dispersa in ogni contrada del nostre Paese, di rinforzarli con quei nostri conterranei che per particolari contingenze — povertà d'esistenza e d'iniziativa —sono rimasti laggiù, come l'umile semente che dà sempre, anche fra i rovi, qualche frutto. Dopo i convegni nelle città marinare del settentrione —Trieste, Venezia e Genova —nelle capitali morali, artistiche ed industriali d'Italia —Roma, Firenze e Milano —e dopo gli incontri veneti di Padova, Vicenza e Verona, toccava ora al Trentino, al quale ci sentiamo fortemente legati da una storia assieme vissuta, da vicende politiche comuni e da sacrifici eroici, consumati per la liberazione delle nostre terre dal dominio assolutistico. Coloro che oggi sanno COM. pino, in forma storicistica ed unilaterale, non una sera una revisione, ma una dura critica del nostro irredentismo giuliano e dello stesso Risorgimento nazionale, dimenticano le condizioni dei popoli del centro ed est europeo soggetti fino al 1918 all'impero asburgico e dimenticano pure che la guerra 191448 fu generosa e cavane resta guerra per l'affermazione del diritto dei popoli medesimi a far parte anche territorialmente della propria nazione. L'anno prossimo ci rivedremo proprio per celebrare il 50o anniversario del ritorno di tutte le terre giuliane —Fiume e Zara comprese —alla Madrepatria. Ritorneremo a Trieste, oppure ci spingeremo più al sud fino a Napoli. A voi la risposta. Certo bisognerà tener conto del grande raduno di tutti gli Istriani a Trieste in occasione delle suddette celebrazioni e quindi dovremo Predisporre per tempo il nostro programma.
Quest'anno eravamo irti.grati con la nostra numerosa parentela di Rovereto e siamo appunto qui per renderle onore. Per salutare gli amici delfa .;frabica. tabacchi e
per rinnovare e riconsacrare assieme quei legami patriottici che nelle figure eroiche di Cesare Battisti, di Damiano Chiesa e dei fratelli —di madre istriana — Fabio e Fausto Filzi trovano l'espressione più alta e più pura. Fabio Filzi, in particolare, che qui giovane praticante di studio legale si preparò al supremo cimento, è nostro, oltre che per i vincoli di sangue, anche per quelli delle amicizie da lui contratte durante gli anni della sua permanenza a Pisino e per l'amo re che portò all' 'stria. Rovereto, fondendo col bronzo dei cannoni la sacra campana dal nome felicissimo di Maria Dolens« — Maria Addolorata — ha voluto elo vare su questo colle trentino
imi gran voce, che ricordasse i morti di tutte le guerre e richiamasse i popoli a fra questore ed a difendere le vie della pace. E noi siamo qui in questo clima, cari Rovignesi, per portare il saluto anche di tutti gli altri nostri fratelli e delle loro istituzioni. Saluto della comunità di Rovigno, presieduta dall'ing. Angelo Rocco. Saluto dell'Unione de gli 'siriani, presieduta dall'avv. Lino Sardos Albertini e che ha per presidente della sua Giunta esecutiva l'amico carissimo Mario Davanzo, puntualissimo ai nostri incontri, anche se il suo animo di figlio è ancora profondamente ferito per la recente scomparsa dei suoi amati genitori. E qui vogliamo ricordare con particolare sentimento di gratitudine, assieme all'indimenticabile don Mimi Pavan, anche l'avv. Piero Davanzo, venerando patriota ed illustre giurista rovignese. Sono lieto di informarvi che, per evidenti ragioni ma cali, l'Unione degli 'siriani intende allargare il proprio impegno per divenire espressione della «Libera Provincia dell' 'stria in Esilio.. Ci sono le Famiglie e le Comunità istriane esuli; è giusto che esse si sentano raggruppate nei loro Comuni e quindi in Provincia, seppure in esilio. La nostra politica — al di sopra, giova ripeterlo, dei partiti e delle fazioni e nel rispetto dell'autonomia delle posizioni e preferenze ideologiche dei membri della Famiglia — non è mutata e non può mutare.
Mutano, è vero, le forme ed i mezzi che vengono adattati ai tempi per raggiungere determinati scopi. Ma non mutano gli scopi stessi, nè le mete, ne, soprattutto, le ragioni etiche e di giustizia, che rimangono integre ossia me a tutti i motivi sostanziali per i quali ci siamo resi, vent'anni or sono, esuli in Patria. Le ragioni di giustizia permangono. Il nostro diritto, consacrato da secoli di vita alacre ed operosa consumata dai nostri avi e dai nostri padri a Rovigno in tutti i campi, è radicato in 'stria. Quelle terre furono fecondate dal sudore e dal sangue di decine e decine di generazioni di Rovignesi. Le radici — profonde nell'albero genealogico dell' 'stria romana, veneta ed italiana — non sono tutte distrutte e tutte d, volte; esse danno ancora suo vi virgulti e nuove gemme. Nessuno può cancellare una lunghissima storia. Rovigno è storicamente e geograficamente Italia, anche st oggi occupata temporanea mente — Dio lo voglia! — dal governo di uno Stato do non è il nostro. Rovigno è stata costruito dai Rovignesi, che sono italiani, e tale rimane. L'ambiente, la sua parlata, i suoi canti, i suoi costumi, le sue tradizioni hanno potuto paci. re violenza e sopraffazione ma essi sopravvivono e so ravviveranno sempre. A Rovigno, più che in qualsiasi altra città consorella dell' Istria, la gente — i pochi secchi Rovignesi rimasti colà, i loro figli ed i nuovi abitanti importati ciall'inter. no — parla e s'intende in italiana, quando non si esprime in «ruvignis. E' questa una grande consolazione. La opera nastro è anche quella di favorire tale sviluppo linguistico e culturale, inviando laggiù libri e giornali italiani e consigliando i nostri figli, nipoti, amici e cono. stenti a recarsi a visitare Rovigno. Detta opera è giusta, ano revole e provvidenziale; ma non è tutto. Essa non deve farci dimenticare il nostro dovere di sentimi esuli e di. sereciati del bene della nostra terra e dobbiamo tener sempre viva la nostra volontà di ritornare — come le rondini — al nostro nido.
Non possiamo rassegnarci ad accettare il fatto compiuto. Il delitto di genocidio compiuto vent'anni fa dalle cancellerie diplomatiche non può essere riparato se non con un atto di pacifica restituzione del maltolto. E non lo affermiamo solo noi: abbiamo in questo un insperata »alleata.: lo stesso maresciallo Tito, il quale recentemente, in occasione del conflitto fra Egitto ed Israele, ha chiaramente detto che «i profughi arabi hanno pieno diritto di ritornare alla loro terra natale, la Palestina», Ed allora, perchè noi Rovignesi non dovremmo, al Pari degli Arabi e degli Ebrei, pa ter rivendicare il diritto di ritornare liberi al nostro avito focolare, tanto più che Ro vigna non l'avevamo tolta a nessuno ma era stata tutta nostra da sempre?
Se oggi il clima politico è diverso e si constata una maggior tolleranza e meno fanatismo, lo dobbiamo anche ai nostri conterranei che non si son fatti stordire dai «trionfi. del progressismo jugoslavo, implicitamente nazionalista. Ai turisti italiani che, grazie alla motorizzano ne, cominciano a conoscere ogni angolo dell' Istria e le sue bellezze ed agli stranieri che visitano le nostre cittadine e chiedono della loro nazionalità, detti nostri conterranei rispondono franchi — come so è recentemente avvenuto nella terremotata Albona — «eravamo Italiani e restiamo Italiani.. Cari arnicil I giovani Ebrei hanno dimostrato con i fatti come i popoli debbono farsi rispettare e, se necessario, lottare per sopravvivere: non mettendo all'occhiello delle proprie giacche o blusetto nastri e bottoni con lo slogan «facciamo l'amore, non facciamo la guerra», ma beasi preparandosi e con lo studio e con il lavoro, e tenendo in pari tempo d'occhio le frontiere dello Stato, pronti a difenderle. Se gli Ebrei — come ebbi a dirvi un anno fa — hanno atteso secoli per ritornare alla loro terra, lontana e contestata, perché dovremmo sco raggiarci noi che sentiamo l' 'stria vicinissima? Nel romanzo «Gli impossibili, lo scrittore rumeno Vintila Horia definisce tali coloro che la brutalità della guerra moderna, l'arbitrio delle tirannie e l'egoismo delle folle hanno esiliato dalla Patria e che la tristezza del male patito ha chiuso nell'inferno delle memorie. Sono gli «sradicati» alle misure della civiltà di massa, uomini serrati nella spirale dei ricordi e resi inerti ed incapaci di dare un senso alla propria vita, di conquistare la dignità degli affetti normali e di comunicare realmente con gli altri.
Sono i vinti, i disperati, gli «impossibili», inguaribilmente alieni dalle leggi della vita, Arresi alla fatalità del male, sopraffatti dai sogni del tempo perduto. Ma un giorno potranno rinascere alla speranza ed all'amore. L'esule non è soltanto chi
ha perduto la Patria, ma chiunque, chiuso nella memoria, è incapace di adempiere ai doveri verso la vita pro sente, verso gli altri e verso se stesso.
Ma noi esuli istriani — di buona e sana memoria —sappiamo che senza storia, memorie e radici nessuna vita esiste. Noi non siamo personaggi di certa letteratura corrente moderna, ossessi. nati dai ricordi tragici e msiddetti nostalgici delle case perdute.
I nostri non sono sproloqui disperati, ma invocazioni sante che provengono dal fondo dell'animo e che trovano nelle implorazioni alla nostra Santa Patrona e nel nostro grande Giuseppe Verdi la più alta espressione ed il più alto conforto. E cosi sgorga il canto di «Va pensiero sul-l'ali dorate, a monito per il futuro.
Non siamo isolati, neghittosi, egoisti, ma, testimoni di una grande tragedia di un piccolo popolo, ci sentiamo inseriti nel corpo vivo della Nazione, elementi costruttivi
e vivificanti, perché Trieste come l'Istria furono e dei bono restare simboli di unità e di fervido patriottismo. Arrivederci all'anno venti. ro, cari Rovignesi; restiamo
uniti nel nome di Rovigno, .1 nome dell'Italia!
(Discorso pronunciato dall'ing. Bianni Bartoli al X raduno della «Famia Ruvignisa» a Rovereto il 17. IX).