Didascalia:
La Porta di terra a Parenzo — disegno a matita dell'architetto Pietro Nobile (1810) — collezione Borri (dal volume .Parenzo nelle vedute dl cinque secoli»)
Tutti i parentini devono essere grati al dott. Giusto Borri che fedele alla sua terra,' amatissimo della sua ci., con tenacia, intelligenza, lungo studio e sacrificio in lunghi anni di ricerche nelle
biblioteche e negli archivi, anche in quellidi Vienna, in un artistico volume ha raccolto tutte le rare stampe della Parenzo antica. Comincia la raccolta con un'antica xilografia del 1486, disegnata da un ignoto per la descrizione del viaggio in Terra Santa di Bernardo di Braydenbach. La città appare veduta dal mare cinta di mura con otto torri, tra le quali quella dei Piloti e quella del molo.
Termina la raccolta delle tavole con una veduta foto grafica della fine dell' 800. In essa tutti rivedranno le case, i campanili, i boschetti loro noti. Allora Parenzo, sede della Dieta provinciale era in pieno sviluppo e si accingeva a potenziare e ad abbellire le sue rive.
Nella prefazione Borri spioga la difficoltà della raccolta, il perchè della scarsezza delle stampe in certi secoli, il suo metodo di interpretazione. Segue una rapida storia di Pa-ronzo, in cui descrive particolarmente lo sviluppo e i mutamenti urbanistici avvenuti nel corso dei secoli. La illu,Strano numerose fotografie, che riportano le case e i monurnenti, che appaiono n cl complesso panoramico nonehè lapidi e stemmi.
Mancano le vedute dei secoli nei quali la peste doso-lava la città e le navi, che andavano verso Levante e in Terra Santa più non trovavano il suo porto. Il Barri commentando ogni stampa dimostra come molte non sono state fatte osservando il vero volto di Parenzo, ma
basandosi su quelle più antiIche e sulle descrizioni orali. Sfogliando il libro notiamo i mutamenti ambientali portati dal tempo. L'undicesima disegnata da Prospero Petronio nel 1681 porta fumi le mura la chiesa di Santa Maria degli Angeli con il convento e il portico, nonchè le quattro chiesette propizia.» rie. Sull'isola c'è il faro, sullo scoglietto Confettini la chiesetta diroccata di Sarafel. Elementi nuovi di fronte alle precedenti sono la Porta di Mare e il Palazzo del Podestà, La città uscita dalle spire del molto s'era ripresa e accoglieva molte importanti famiglie greche fuggite da Candia. Nel disegno a penna del 1774 dell'illustre cartografo capodistriano Giovanni Valle si vedono i comignoli a campana e le mura trasformate in case di abitazioni. Esiste ancora di fronte al molo il palano pretorio e la loggetta. La torre rotonda è ancora merlata. Sosta nel porta una squadra di galere. Sul molo il podestà attende lo sbarca dell'ammiraglio. Accanto alle rive nuotano i ragazzi. La città appare prospera. Molte allora fra la popolazione le famiglie nobili e i ricchi passi. denti. In una pianta mano scritta della città di Fra Santo Brandolini del 1753, clic già appartenne a, Convento di San Francesco sono segnate alcune chiesette poi scom parse. Il vecchio macello è fra la portizza di pescheria e la Torre della Serenissima Nella tavola XVIII eseguita da un ignoto, tutta la cinta di mura appare senza merlo-tura. Le caso si affacciano sul mare. Il fresco acquerello i eli P. Cleva del 1867 disegna la riva nei minimi dettagli. In un piccolo piazzale sulla
riva dove c'era la Piazza d'Ai, mi ci sano i soldati, che fanno gli esercizi. A destra si estende l'orto Sbisà recintato diventato poi scalo della lo gna d'ardere. Il vecchio squo ro è spostato verso Santa Lucia. Completano la raccolta due disegni inediti a matita, che appartengono alla collezione Borri. Eseguiti nel 1801 del celebre architetto Pietro Nobile, che costruì la chiesa di Sant'Antonio Nuovo di Trieste, rappresentano uno la Porta di Terra e l'altro la cinta muraria verso terra dalla torre rotonda alla pentagonale.
Il libro Parenzo nelle ve. (Iute di cinque secoli fu fatto stampare dal doti. Giusto Borri facendo rivivere un'antica tradizione per celebrare le nozze della figlia Loredana con Alberto Cenati. L'opera, in cui molte riproduzioni hanno mantenuto la tinta originaria, la prima che riassuma il volto di una città istriana, è un'opera storicamente pregevole anche per i commenti dell'autore, che parla con sicura dottrina. Nella lettera di apertura della monografia il prof. Mario Szombathelà scrive: «Ritengo che oltre agli sposi debbano esserle grati tutti coloro clic amano e studiano la sto ria, l'arte e la cultura patria» Entrato in tutte le biblioteche questo gioiello d'arte tipografica stampato in soli 250 esemplari numerati ricorderà ai dimentichi la storia latina millenaria di una città altamente civile sulla sponda o. ritintale dell' Adriatico. Esso non dovrebbe mancare nella casa di nessun patentino come testimonianza di ricordo e d'amore come impegno di far camoscerei ai figli e ai nipoti nati esuli la cara città d'origine.